Massimo Ronchi
Come si è verificato il tuo primo incontro con le orchidee? E come ti sei appassionato?
Durante il viaggio di nozze alle isole Hawaii, ero rimasto colpito e incuriosito su come fiori e piante di orchidee vivessero aggrappate ai tronchi delle piante nei parchi tropicali e al mio ritorno, comprai il libro di Rebecca Tyson che ne parlava meglio. Poi, combinazione vuole che ricevetti l’opuscolo di Varese Corsi dove, tra le svariate opzioni di corsi didattici organizzati, c’era quello di un’associazione (ALAO) che proponeva un corso sulle tecniche di coltivazione delle orchidee: è stato il segno che mi ha legato a questa passione, prima come appassionato coltivatore e poi supportando volontariamente l’associazione in diversi modi nel mio tempo libero.
Da quanti anni?
Da circa 30 anni.
Foto di Francesca Castiglione, mostra Varese Orchidea 2013
Maxillaria variabilis
Prima di partire per la Germania, come coltivavi? Casa, serra o orchidario?
Avevo fatto costruire da una ditta di Merate una serra con vetri ortiplus (la caratteristica di questi vetri è che trattengono il calore dei raggi solari all’interno della serra). La serra presto diventò il locale dove passavo più ore del mio tempo, arrivando a coltivare più di 400 specie (la mia ex moglie si lamentava che passavo più tempo in serra che con lei!).
Quali sono le tue orchidee preferite?
Prima che arrivasse la serra avevo iniziato con le piantine incluse nel pacchetto del corso (Phalaenopsis pulchra var. venosa, Paphiopedilum insigne). Dopo i primi insuccessi, diventai sempre più coinvolto dalla passione, leggendo libri, e capendo meglio il tipo di ambiente che potevo offrire alle piante nel luogo dove abitavo (luminosità, temperature, ecc.). La famiglia delle Cattleya risultò essere la più adatta alle mie condizioni; crescevano meglio delle altre per le temperature e la luminosità elevata che la serra offriva.
Attualmente ti trovi in Germania per lavoro; riesci ancora a coltivare le orchidee? C'è differenza tra coltivare in Germania e in Italia?
Beh, sì, vivendo in un bilocale con poca luce solare, devo compensare con luce artificiale. Il clima qui è più temperato, quindi le piante che si trovano più a loro agio sono Cymbidium, Zygopetalum, Odontoglossum. Anche le Phalaenopsis si trovano bene. Se le finestre sono ben soleggiate, basta una tenda bianca sottile che filtra il sole in eccesso. Le tengo davanti alla finestra del balconcino, ogni anno mi regalano fioriture.
Solitamente gli appassionati trovano soluzioni a volte geniali per risolvere i vari problemi di coltivazione casalinga. Hai qualche idea da segnalare?
Avere dei davanzali sulle finestre, dove le piante possono crescere indisturbate, favorisce in modo quasi naturale l’induzione alla fioritura.
Quali errori?
Prima di bagnare, osservare sempre vaso, radici e pianta: è così che loro “ci parlano” e ci dicono cosa serve loro; per esempio, le foglie, il loro colore, la loro forma e dimensione, ci dicono molto. Comparate la nuova foglia o vegetazione con le altre già presenti, capirete se è nel posto giusto, se ha ricevuto la giusta quantità di luce ed energie oppure no. Se la nuova foglia è lunga stretta e sottile, manca luce ed energia, se il colore della foglia è più scuro rispetto alle altre presenti, è segno che si deve aumentare la luminosità.
Laelia anceps
Dendrobium unicum
Sei socio ALAO da molti anni e hai coperto anche incarichi importanti nel direttivo, tra cui segretario per molti anni. Ci racconti di com'era ALAO quando sei entrato in associazione? Quali cambiamenti avete introdotto, per esempio con la creazione del primo sito web?
La sfida era passare da una passione per pochi ad un hobby che appassionasse molti. Le associazioni locali guardavano solo al loro gruppo locale. Dovevamo cercare di dare una continuità alle prestigiose mostre di orchidologia internazionali alle Ville Ponti, organizzate dalla precedente generazione, dove alle conferenze parlavano personaggi come Braem, Cribb e Lecoufle. Per motivi di sicurezza, non si potevano più utilizzare le ville Ponti e non si trovava una nuova collocazione. I gruppi regionali che erano iscritti ad AIO (Associazione Italiana Orchidologia), a causa di gelosie e antipatie alimentate da qualche sobillatore, facevano disperdere molte energie, anziché cooperare tutti assieme con AIO ed avere un unico bollettino come in Germania. Insomma, sapete meglio di me come siamo litigiosi noi italiani (basta guardare quanti partitini abbiamo in politica). Alcune Associazioni avevano il loro bollettino ed una sede, altre no. La grande serra di Villa Mirabello, all’interno dei giardini pubblici di Varese, ai tempi era la sede degli incontri mensili di ALAO. Ogni ultima domenica del mese, il socio portava le proprie piante fiorite. Alfredo Corvi, che era giudice, le giudicava assegnando eventuali premi alle migliori piante. I soci convergevano da Milano, dalla Svizzera, da Como, da Torino, per fare qualche esempio. La distanza non sembrava un problema, per una volta al mese. Milani arrivava da Gallarate con magnifiche fioriture di Paphiopedilum, la sua passione. Oppure le piante dei coniugi Tealdi di Rozzano, che stupivano per forme e colori. A volte non avevano cartellino, e si cercava di classificarle, perché arrivavano da paesi lontani, frutto dei frequenti viaggi di lavoro. Poi la gente si è stancata di venire a Varese, sono nate altre associazioni locali in varie regioni segmentandosi ancora di più, ognuno voleva restare a casa propria. Non c’era internet a tener unito il gruppo… Le sessioni annuali di Varese-Corsi contribuivano debolmente ad incrementare il numero di nuovi soci iscritti. Poi nel 2006 arrivò il turno dell’Italia di organizzare a Padova l’EOC. AIO estese l’invito di partecipazione anche a tutte le associazioni regionali, quasi tutte risposero positivamente, con le piante dei soci, che ricevettero numerosi premi. I premi furono assegnati dalla compagine degli esperti giudici della DOG, che furono ben felici di venire a Padova a gestire i giudizi a quel tempo. I confini si allargarono per tutti, con nuovi soci, contatti e collaborazioni di ogni genere, nazionali ed internazionali. Ogni associazione aveva un suo tavolo di rappresentanza, noi di ALAO vendemmo tutti i libri di coltivazione che avevamo, più di cento, ricevemmo inviti per tenere corsi in diverse città italiane e svizzere italiane. Il nostro primo sito web fu un esempio di come tutte le associazioni regionali potessero meglio diffondere una passione tra gente vicina e lontana. Divenni segretario AIO e collaborai con l’Associazione ungherese, dando loro supporto e suggerimenti per l’organizzazione del successivo EOC che si tenne a Budapest e andò molto bene. Nonostante la notorietà cresciuta, il Comune di Varese aveva altri settori di interesse e il desiderio di organizzare una mostra tutta nostra ogni anno non trovava sponde. Molte risorse vennero disperse omaggiando i vari funzionari comunali e provinciali con mazzi di orchidee recise e piante che Natali forniva grazie alle sue serre sempre ricche di fioriture, che poi Eugenio (presidente ALAO a quei tempi) consegnava. Fino a quando ricevemmo un riscontro dalla Provincia per abbinare alla loro mostra zootecnica dell’agricoltura un’esposizione di fiori: con le orchidee in primo piano dato che il settore era rappresentato da un numeroso gruppo di commercianti. Così iniziò un periodo luminoso, culminato con la stampa di un libro sulla coltivazione delle orchidee realizzato interamente da Vito e da me.
Max e Denis D’Alessandro, scopritore del Phragmipedium besseae var. dalessandroi, mostra EOC Padova 2007
Il manuale di coltivazione originale aveva un formato più grande, ma la casa editrice De Agostini disse che, a causa dei costi troppo elevati, dovevamo accettare qualche compromesso: ridurre della metà le tecniche di coltivazione e foto più piccole. Fu difficoltoso decidere cosa tagliare. Fu come fare una seconda volta un libro da capo. Erano le tecniche di coltivazione adottate nei nostri territori italiani e non le solite traduzioni da vari libri americani. Il nostro compenso fu ricevere (se non ricordo male) circa 200 copie gratuite del libro, ed uno sconto per i mesi futuri sull’acquisto di ulteriori copie, ma dovemmo rinunciare ai diritti sulle foto. Ricordo che il libro fu ben accolto dalla critica, con varie incoraggianti recensioni; DeAgostini lo fece tradurre anche in altre lingue e fu venduto anche all’estero. Purtroppo, dopo due anni, la casa editrice DeAgostini decise di non dare seguito alla nostra richiesta di ristampa e non fu più possibile reperire nuove copie. Tuttavia, con un libro di nostra produzione e un sito Web rivisto ed arricchito di materiale divulgativo, avevamo nuovamente acquisito una buona risonanza tra soci lontani e vicini. Il sito Web divenne un riferimento per molti, ricco di informazioni, consigli e materiale per la coltivazione. Oggi la visibilità di internet è fondamentale per tutti, la sfida è tenerlo aggiornato, per questo è importante continuare a coinvolgere nuovi volontari per supportare e far fronte a tutti i progetti di rinnovamento dell’Associazione, perché impegni e mostre nazionali ed internazionali richiedono dispendio di risorse e di tempo.
Varese Orchidea è una mostra storica e molto importante, com'è stato contribuire a riportarla in vita nel 2009?
Dopo i vari tentativi descritti sopra, fu per caso che ricevemmo la prima proposta che era di “riempire gli ampi spazi vuoti” della fiera di Busto, che divennero gli spazi più visitati!
Ai tempi, la sede della fiera espositiva era a Busto Arsizio. Invitammo commercianti nazionali ed internazionali, e quando i funzionari locali videro la realizzazione degli stand, furono esterrefatti dalle scenografie realizzate; la stampa, con i suoi commenti entusiasti, contribuì ad accrescere l’eco della manifestazione. Fu un’ottima cassa di risonanza, che aprì la collaborazione con la Provincia di Varese per ripetere l’evento successivamente.
La provincia successivamente ci offrì una “location” più prestigiosa, il Chiostro di Voltorre, ma, sebbene bellissimo, la mostra si teneva all’aperto e non era l’ideale (Busto intanto chiuse i battenti); infine fu spostata presso la sede della Camera di Commercio di Varese.
Dopo aver trascorso alcuni anni lontano dall'Associazione per il lavoro in Germania, cosa ne pensi dell'ALAO attuale?
Trovo entusiasmante lo spirito di collaborazione della nuova generazione di appassionati, siete tutte persone affiatate tra di voi, che desiderano condividere una bella passione, contribuendo con il proprio tempo e sapere a diffondere l’amore per le orchidee.
Riboni ripeteva sempre un detto che ha fatto suo: “Non devi chiederti cosa ti dà l’Associazione, bensì cosa puoi dare tu all’Associazione”. Questo è il giusto spirito!
Phragmipedium Don Wimber
Mostra Budapest 2007
Mi piace la chat di WhatsApp, ci si confronta rispettosamente, anche quando ci sono differenze di opinione, con persone che condividono le loro esperienze dispensando consigli. Trovo sia un ambiente dove non trova posto il “maleducato”, che in passato aveva intossicato precedenti tentativi di creare un forum.
Il tuo sogno nel cassetto?
Prendere parte ad una esplorazione in foresta tropicale. C’ero andato vicino, ma il sogno non si è realizzato.
Anni fa c’era un gruppo inglese, Equatorial Plants, che organizzava una volta all’anno una visita della foresta Amazzonica, dove avevano acquistato un pezzettino di foresta coi fondi raccolti da donazioni ed avevano reintrodotto specie di orchidee in via di estinzione. Mi scrissero che si camminava tutto il giorno, si sarebbero fatte escursioni per censire e controllare i siti dove le piante erano state reintrodotte, insomma saremmo stati in contatto con la natura tropicale, compresi rischi e pericoli. Il sogno si infranse con la perdita del lavoro in Italia.
La coltivazione e la passione per le orchidee ha influito sul rapporto con te stesso e con le persone che ti stanno vicino? Se sì, in che modo?
Beh, sì, direi che sono molto più paziente di prima; d’altronde aspettare un anno per vedere la tua pianta fiorire è un successo che ti riempie di gioia.
Può capitare a volte l’imprevisto che ti fa perdere la pazienza: stelo rotto, fiore mangiato dalle lumachine, un attacco da virus o la cocciniglia: ma questo, anziché abbattermi, mi stimola ancora di più a continuare a cercare miglioramenti!
