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Intervista

Graziano Marongiu

di Eleonora Manuzio · da Orchis n. 2, 2025, pp. 76–80

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Foto da Orchis 2025 n.2, p. 76

Incontrare Graziano Marongiu di persona è sempre un grande privilegio; oltre a essere una figura di rilievo nel campo dell’orchidofilia internazionale, Graziano si distingue per la cortesia e l’empatia, qualità che rendono ogni conversazione con lui estremamente piacevole e interessante. Dopo molti anni di attività, i suoi occhi brillano ancora quando descrive un’orchidea e, come afferma lui stesso, «una bella pianta mi suscita sempre emozione». Durante l’intervista, Graziano ha condiviso aneddoti e conoscenze, frutto di anni di esperienza nel settore; la sua passione è palpabile e contagiosa, è evidente che, per lui, la coltivazione delle orchidee non è solo una professione, ma una vera e propria arte che continua a vivere con dedizione e amore.

Maxillaria variabilis Graziano Marongiu con il suo Dendrobium amabile

Maxillaria variabilis Graziano Marongiu con il suo Dendrobium amabile

Come si è verificato il tuo primo incontro con le orchidee?

La mia vita è stata caratterizzata da eventi particolari. Frequentavo l’Istituto Agrario a Firenze e, in qualità di studenti, avevamo il diritto di entrare nelle serre per fare il riconoscimento piante. Un giorno però, trovai aperta la porta di una serra alla quale era vietato l’accesso agli alunni, entrai e vidi degli operai al lavoro, ai quali chiesi che piante fossero quelle che vedevo sui bancali. Essi mi risposero: “Ah, ragazzo, non toccare quelle piante, sono orchidee, sono fragilissime, sono piante pregiate”. Questa risposta mi incuriosì e chiesi come potevo fare per saperne di più, perché, sinceramente, quelle piante erano abbastanza malandate. Mi fu risposto che avrei dovuto parlare con il direttore dell’Istituto, che era in contatto con una ditta francese esperta in materia. Parlai quindi con il direttore, il quale mi disse che, pochi mesi prima, durante una mostra a Genova, aveva incontrato Maurice Lecoufle, direttore della società Vacherot & Lecoufle, il quale si era lamentato del fatto che non venivano mai inviati studenti a lavorare nelle sue serre; il direttore gli aveva spiegato che molti alunni erano riluttanti a partecipare a causa delle difficoltà linguistiche e della distanza dalla Francia. Qualcosa mi spinse ad affrontare la situazione e ad intraprendere quell’ esperienza.

Epidendrum parkinsionanum, foto e coltivazione di Graziano Marongiu

Epidendrum parkinsionanum, foto e coltivazione di Graziano Marongiu

Giovedì 20 gennaio 1972, alle ore otto e venti, arrivai alla stazione di Parigi, dove Maurice Lecoufle in persona mi attendeva. Alla domanda “Quando desideri iniziare?” risposi che avrei dovuto disfare la valigia e organizzarmi. La sua risposta fu semplice: “No, no, puoi cominciare subito; alla valigia penserà la mia domestica”. Questo fu il primo incontro con il mio datore di lavoro, che per me è stato una figura di riferimento simile a quella di un nonno, un padre e un fratello maggiore.

Lei ha sempre lavorato per Vacherot & Lecoufle a Boissy?

Nel 1975 ho lavorato per tre mesi in una serra in Germania, motivato dal mio interesse per la lingua tedesca. In occasione di una mostra di orchidee a Leverkusen, il signor Lecoufle mi fece partecipare con le sue orchidee. Durante questo evento, ho avuto l’opportunità di conoscere il signor Wichmann, un eminente orchidofilo tedesco che stava cercando un dipendente per le sue serre; saputo ciò mi candidai, ebbi la fortuna di essere assunto e lavorai nelle sue serre per un anno. Questo periodo è stato estremamente interessante e mi ha permesso di crescere sia a livello personale che professionale.

Maxillaria variabilis Esposizione A.M. Orchidees, Varese Orchidea 2010, foto di Francesca Castiglione

Maxillaria variabilis Esposizione A.M. Orchidees, Varese Orchidea 2010, foto di Francesca Castiglione

Per quale motivo tornò in Francia?

Il sig. Maurice Lecoufle mi fece una proposta interessante: mi chiese di rientrare e di assumere la responsabilità del mercato italiano, una proposta che mi interessò molto, un’offerta che considerai estremamente vantaggiosa. Con Maurice Lecoufle, partecipai a numerose esposizioni di orchidee in Europa; questo lavoro esaltante, quasi un passatempo per me, mi offrì l’opportunità di interagire con le principali aziende del settore e apprezzare la ricchezza delle loro collezioni. Oltre alle mostre, Maurice mi incaricò di assistere periodicamente clienti importanti, supportandoli nelle loro esigenze di coltivazione. Nel 1983, entrai a far parte dell’azienda di Marcel Lecoufle, fratello di Maurice e mio precedente datore di lavoro presso la Società Vacherot & Lecoufle, situata anch’essa a Boissy-Saint- Léger. La mia mansione principale era commerciare con l’Europa ma, soprattutto, potevo seguire la coltivazione, pratica che prediligo perché mi emozionano le piante magnifiche, che crescono grandi, belle, robuste e vigorose. Inoltre, come azienda, potevo partecipare a molte mostre in Italia e questo mi donava una grande gioia; rivedere gli amici italiani era sempre una grande festa.

L’avventura di Royan

Nel 2002 Graziano, sempre in cerca di nuove opportunità, decise di trasferirsi a Royan, attratto dalle voci della creazione di un giardino botanico che avrebbe ospitato la più bella collezione di orchidee in Francia. Questa prospettiva lo motivò enormemente, data la sua passione per la ricerca di nuove piante; Graziano si propose per questo progetto, fortunatamente la risposta fu positiva e gli venne offerto l’impiego. Egli rimase a Royan per un anno e mezzo, collaborando con il sindaco della città, un uomo anziano, desideroso di creare qualcosa di indimenticabile che potesse far parlare della sua città a tutta la Francia e renderla famosa anche oltre i confini nazionali. Graziano ha cercato orchidee in varie parti del mondo e, tra i tanti luoghi visitati, ricorda l’avventura in Costa d’Avorio; un suo conoscente, infatti, aveva una vasta collezione a Bouaké (una città a circa 350 chilometri a nord di Abidjan), ma era dovuto fuggire a causa della guerra civile. Graziano si mise in contatto con il giardiniere che curava la collezione e, non appena la situazione si stabilizzò, andò personalmente a valutare le piante. Poiché queste erano numerose, fu necessario selezionare gli esemplari migliori e più rari, in grado di sostenere un lungo viaggio: dapprima il trasporto in camion dal sito all’aeroporto, poi il volo ed infine la tratta in camion da Parigi verso la serra di Royan. In particolare, gli occhi di Graziano sfavillano quando descrive le operazioni di carico e scarico di un Grammatophyllum speciosum di circa 650 chili, che entrò a malapena nel camion in Africa, fu stivato con grande fatica sull’aereo per Parigi ed in seguito dall’aeroporto fino alla serra di Royan, venne caricato su un camion dove rimasero solo cinque centimetri di spazio tra il contenitore che avevano costruito per l’orchidea e la porta di chiusura del camion stesso. Nonostante gli sforzi e sebbene la collezione stesse iniziando a diventare molto interessante, quando Graziano la consegnò al personale incaricato della sua cura, essa subì un lento declino e, ad oggi, non esiste più.

Come nasce A.M. Orchidee?

Nell’autunno del 2003, al termine del progetto Royan, fui contattato dalla famiglia Alessandrini, appassionati orchidofili residenti a Padenghe sul Garda e proprietari di una significativa collezione di orchidee. Purtroppo, a seguito della scomparsa del marito, la signora Alessandrini incontrò difficoltà nella gestione delle serre e mi chiese di trasferirmi per supportarla nel lavoro. Tuttavia, non avevo la possibilità di lasciare la Francia; di conseguenza, mi è stata proposta la costituzione di una società: avrei dovuto individuare una struttura idonea, mentre la Signora Alessandrini avrebbe contribuito con le sue piante. Accettai con entusiasmo e così nacque la società A. M. Orchidées a Grisy-Suisnes, che riprendeva le iniziali dei nostri cognomi. Questa attività è proseguita fino al 2018, anno in cui ho deciso di andare in pensione e dedicarmi a un periodo di riposo e di viaggi.

Maxillaria variabilis Graziano mentre presenza le sue orchidee nell'allestimento, Varese Orchidea 2013, foto di Francesc

Maxillaria variabilis Graziano mentre presenza le sue orchidee nell’allestimento, Varese Orchidea 2013, foto di Francesca Castiglione

La serra magica di Graziano Marongiu

Graziano è noto per la sua modestia, una delle sue qualità principali. Di seguito sono riportati alcuni estratti dal giornale «Le Parisien», che descrivono le sue serre e la sua attività professionale.

«Una serra con finestre opache e tetto in teli di plastica, adagiata contro i muri del cimitero di Grisy-Suisnes. Non sai cosa aspettarti quando varchi la soglia della tana di Graziano Marongiu. Di certo non la lussureggiante foresta di orchidee che si scopre lì, immersa in un’atmosfera umida e pacifica. “Le mie serre sono completamente inappropriate”, scherza l’orticoltore, “ma per qualche ragione i miei fiori stanno crescendo incredibilmente bene. Forse sentono tutto l’amore che provo per loro e mi amano a loro volta”. Questo specialista di orchidee ha vinto centinaia di medaglie nei concorsi più prestigiosi grazie a piante d’eccezione. Piante che, a differenza dei suoi concorrenti, lascia crescere fino a proporzioni “mostruose”. Alcuni esemplari sono lunghi più di due metri, dalla testa all’estremità delle radici. Altri, a volte, hanno diverse centinaia di fiori. Uno spettacolo raro. Nella terra delle rose, Graziano Marongiu ha scelto l’orchidea. È arrivato a Grisy-Suisnes nell’ottobre 2003 con una collezione di 2.600 orchidee provenienti dall’Italia. Nella sua vecchia serra, situata nei pressi del cimitero comunale, riuscì a recuperare piante che, a causa del viaggio, erano in condizioni critiche. “Avevano sofferto così tanto per la siccità che stavano morendo. Ma non volevano tradirmi, perché sentivano che le amavo tanto”, dice teneramente.

Perché è davvero una storia d’amore. Una vera passione che Graziano coltiva da oltre trent’anni. “Tutto è iniziato con uno stage di sei mesi e da allora non mi sono più fermato, so fare solo questo.”

“Questo” significa coccolare le proprie orchidee, osservarle giorno dopo giorno, scoprire il momento in cui offrono il loro profumo, imparare a conoscerle e riconoscerle e meravigliarsi ogni volta, come il primo giorno; di fronte alle specie e varietà che coltiva, Graziano è come un bambino di fronte all’albero di Natale.

Vende direttamente, a volte a collezionisti folli quanto lui: “Per alcune piante ho una lista d’attesa di anni…” Per il piacere degli occhi e dell’olfatto e anche per il piacere di sentire Graziano parlare dei “suoi” fiori, non perdetevi la visita alle serre dell’unico produttore di orchidee della Senna e Marna.».

Arrivando ai giorni nostri, cosa la motiva a partecipare ancora alle mostre in Italia?

Venire in Italia mi affascina sempre. È un piacere indescrivibile vedere la gente emozionarsi alla vista di una pianta rara e bella, chiedersi dove trovarla e come coltivarla; per me questa è la massima soddisfazione e ho vissuto questa esperienza a Roma, Bologna, Venezia e in molte altre città durante le varie mostre. Inoltre, sono molto amico del sig. Riboni e del sig. Pozzi, ho sempre collaborato con loro ed essere presente a Varese Orchidea lo scorso anno è stata davvero una magnifica festa. Poi a Varese ho conosciuto voi di ALAO, ed è anche colpa vostra se oggi sono qui, non lo dico per piaggeria, ma voi siete un gruppo di persone simpatiche e gentili e a quest’ultima qualità io non resisto, ne sono sempre affascinato; la mostra di Varese è contagiosa, trasmette il vostro entusiasmo per le orchidee e l’amicizia che vi lega.

La mostra di Piovera: un passo verso la crescita

Alla domanda sulla mostra di Piovera il sig. Graziano risponde: «Questa esposizione si distingue per la sua ubicazione in campagna, all’interno di un ambiente naturale di grande valore, vorrei che tutte le mostre fossero allestite in un parco! Inoltre, la dimensione contenuta non ne sminuisce il pregio; infatti, anche nelle attività umane, iniziare con piccoli passi è spesso fondamentale per il progresso. Come nella crescita personale, dove si passa dalla fase infantile alla capacità di deambulare, cadendo e rialzandosi fino a imparare a camminare, così questa mostra rappresenta un esempio di sviluppo graduale e costante».

C’è stata un'orchidea che le ha dato del filo da torcere?

Delle orchidee posso dirvi che mi hanno accompagnato per quasi cinquant’anni senza grossi problemi, il che è già un notevole successo; tuttavia, c’è stata una pianta che generalmente si sviluppa molto rapidamente ma che non sono riuscito a coltivare: si tratta della Stanhopea, un’orchidea nota per la sua crescita vigorosa. Io credo di non essere riuscito a ricreare le condizioni ambientali adatte ad essa e questa potrebbero essere stata la causa dei miei insuccessi. Le mie orchidee sono sempre state rigogliose, ad esempio un Epidendrum parkinsonianum, che dal tetto della serra arrivava con le radici fino a terra, ma con la Stanhopea non c’è stato nulla da fare, forse le altre piante hanno saputo percepire l’affetto che nutrivo per esse e non hanno voluto deludermi, ma con la Stanhopea non sono riuscito a trovare il linguaggio adatto.

Possiede ancora piante coltivate presso la sua abitazione?

Nonostante tutto, continuo a coltivare delle piante in casa. Nel 2018, con la conclusione della mia attività, ho deciso di conservare una Lycaste aromatica. Era inizialmente solo un piccolo bulbo, non più grande dell’unghia del mio mignolo e ho deciso di tenerlo per osservare il suo sviluppo. Attualmente, la coltivo in un vaso di sedici centimetri di diametro e, durante l’ultima fioritura, ha prodotto più di cinquanta fiori, formando un meraviglioso bouquet giallo. Ho anche conservato due foglie di Pleurothallis, un genere che non trovavo particolarmente interessante, ma che ho tenuto per curiosità; ora è cresciuta al punto che quest’anno sarà necessario dividere il ceppo. Inoltre, è venuta a mancare una mia stimata cliente, la quale ha specificato nel testamento che l’intera sua collezione dovesse essere affidata alla mia cura. Ho ricevuto numerose piante, incluse molte Lycaste, un genere di particolare interesse per me. Sono grato per questa opportunità e mi impegnerò a continuare il mio lavoro con dedizione e professionalità.

Ringraziamenti

Questa chiacchierata finisce troppo presto; al banco di La Cour des Orchidées si è formata una lunga coda e sono tutti acquirenti che vogliono essere consigliati dal sig. Marongiu in persona e lui, con il suo innato savoir-faire, non si nega mai a nessuno.

Gentile Graziano, tutti noi soci Alao desideriamo esprimerle la nostra più sincera gratitudine per il tempo e la disponibilità che ci ha dedicato durante questa intervista. Le sue parole trasmettono una passione autentica per il mondo delle orchidee e fanno battere i nostri cuori. Grazie per aver condiviso con noi la sua straordinaria storia e per averci permesso di entrare nell’ universo delle piante che coltiva con tanto amore e dedizione. È stato un privilegio ascoltarla e siamo profondamente riconoscenti per averci arricchito con la sua esperienza e i suoi preziosi insegnamenti.

Graziano Marongiu e Nicolas Bougourd davanti all' esposizione La Cour des Orchidées, Piovera Orchidea 2025, foto di Fran

Graziano Marongiu e Nicolas Bougourd davanti all’ esposizione La Cour des Orchidées, Piovera Orchidea 2025, foto di Francesca Castiglione

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