[blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”2/3″ el_position=”first”] [spb_text_block title=”Generalità” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

I Cymbidium sono tra le orchidee più facilmente reperibili in commercio, dopo le Phalaenopsis e le “Cambria”; nelle festività invernali e primaverili è facile trovare piante di Cymbidium fiorite in vendita al mercato, nei negozi di fioristi o nei garden center. È facile regalarne uno o riceverne uno in regalo. I guai iniziano quando, passata la fioritura, non si sa come trattare questa pianta, che quasi sempre languisce in un angolo della casa o del giardino, rifiutandosi di fiorire anno dopo anno. Ma è davvero così difficile far rifiorire questa orchidea? Assolutamente no.

Anzi, le cure che richiede sono pochissime, a condizione di conoscere bene le sue richieste culturali. E soprattutto, se ben trattata, fiorisce con incredibile regolarità e facilità. Di solito, una volta che riusciamo a farla rifiorire, ci attacca il virus dell’orchidofilia, quella malattia che ci fa amare così tanto queste bellissime piante. Io, come tanti altri amici, ho iniziato con un Cymbidium; la soddisfazione di averlo fatto fiorire, mi ha fatto passare ad altre orchidee, sempre più difficili da far fiorire e studiarle dal punto di vista botanico ed evolutivo. Ma veniamo ai Cymbidium. Sono per lo più orchidee epifite, che crescono sulla corteccia degli alberi; talora possono essere semiterrestri, quando crescono alla base degli alberi, in humus fogliare; oppure, ma molto più raramente, litofite, quando crescono sulle rocce. Sono caratterizzate da grosse radici carnose, ricoperte da un velamen bianco. Hanno sviluppo simpodiale, in quanto producono il nuovo getto annualmente su di un corto rizoma; col passare degli anni gli pseudobulbi risultano quindi strettamente ammassati fra di loro. Ogni pseudobulbo porta da 3 a 12 foglie, che in certe specie sono dure e coriacee, mentre in altre sono sottili e flessibili.

L’inflorescenza può essere eretta, arcuata o pendula ed emerge, per lo più, in autunno dalla base dello pseudobulbo maturo. Il fiore, come in tutte le orchidee, è costituito all’esterno da un sepalo dorsale e da due sepali laterali, all’interno da due petali e da un labello, che è la parte più vistosa e colorata del fiore, ed il cui fine è quello di attirare, in natura, l’insetto impollinatore. L’antera porta due pollinia. Lo stigma è posto sotto la colonna, direttamente dietro l’antera. Il numero dei cromosomi nel genere Cymbidium è di 40.

La coltivazione dei Cymbidium è assai semplice, ove si rispettino le seguenti regole generali: usare un substrato assai drenante ma che mantenga al contempo l’umidità, dare molta, molta luce ed acqua d’estate, fertilizzare bene, ed esporre la pianta a temperature fresche in autunno, proteggendole però dal gelo. Queste note culturali valgono soprattutto per l’Italia settentrionale, ove ho esperienza culturale diretta. Da notare che nelle zone centro-meridionali, più calde e quindi a clima più favorevole, possono essere lasciate all’aperto più a lungo, anche tutto l’anno.

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Il genere Cymbidium è distribuito principalmente nel Sud Est asiatico, dal Nord ovest dell’India (Sikkim, Khasia Hills, etc) sino al Giappone: si spinge però in basso, con alcune specie endemiche, sino all’Australia. Cresce per lo più sopra i 1000 mt d’altezza; solo poche specie (C.aloifolium e C.finlaysonianum, ad es.) crescono a livello del mare.

Già ai tempi di Confucio (551- 479 Avanti Cristo) diverse specie di Cymbidium erano coltivate in Cina per la loro eleganza, bellezza e profumo. L’arrivo in Europa del C. insigne, ai primi di secolo scorso, diede un impulso alla loro coltivazione ed ibridazione. È da notare che per tantissimi anni solo alcune specie (C.eburneum, C. hookerianum, C. insigne, C. lowianum, C.tracyanum, C.sanderae, C.erythrostylum) hanno contribuito allo sviluppo degli ibridi attuali. Recentemente però l’ibridazione si è rivolta anche verso i cosidetti “minicymbidium” utilizzando Cymbidium a fiore piccolo, come C.pumilum, C.devonianum e C.ensifolium, oppure i cosidetti “cascade” ad inflorescenze pendule, in cui entrano specie ad inflorescende pendule (C.devonianum, C. floribundum, C. madidium, C. lowianum…).

Osservate con attenzione la tabella allegata, che rappresenta la situazione climatologica di un habitat tipico del classico Cymbidium a fiori larghi, habitat situato nel nord dell’India, nel Sikkim: è interessante notare come la pioggia passi da 6 mm a dicembre a 395 mm a giugno e addirittura a 582 mm a luglio; in inverno invece non piove quasi mai e le giornate sono soleggiate e fresche. Seguite con scrupolo le preziose indicazioni di questa tabella. Dati meteorologici di un tipico habitat di Cymbidium, a Kalimpong, Sikkim (Nord Est dell’India):

[/spb_text_block] [/spb_column] [blank_spacer height=”30px” width=”1/6″ el_position=”first”] [spb_single_image image=”9553″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Dati meteorologici di un tipico habitat di Cymbidium, a Kalimpong, Sikkim (Nord Est dell’India)” width=”2/3″] [blank_spacer height=”30px” width=”1/6″ el_position=”last”] [spb_column width=”1/4″ el_position=”first”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”2942″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium erytrhrostylum” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [spb_text_block title=”Classificazione” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/2″]

Il genere Cymbidium fu stabilito da Olof Swartz nel 1799, quando trasferì l’Epidendrum aloifolium Linnaeus nel nuovo genere Cymbidium, col nome di Cymbidium aloifolium (L) Sw, in Nova Acta Regiae Societatis Scientiarum Upsaliensis 6: 70. 1799. Cribb anni fa riconobbe nel genere Cymbidium 5 subgeneri (subgeneri Cymbidium, Cyperorchis, Jensoa, Geocymbidium, Pachyrhizanthe) con 44 specie.

Oggi (2015) sono riconosciute invece 82 specie genere Cymbidium Swartz.

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Per semplicità di esposizione, divido i Cymbidium ed i loro ibridi in tre gruppi, a seconda delle loro origini ambientali e quindi delle loro esigenze culturali.

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”1° sottogruppo” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”][/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

è quello delle specie himalayane e cinesi a fiori larghi, progenitori di quasi tutti gli ibridi standard, cioè di quei cymbidium che possiamo acquistare con facilità nei negozi di fiori o nei garden center; tra questi ricordo: C.tracyanum, C.lowianum, C.erythraeum, C.hookerianum, C.eburneum, C.insigne, C.erythrostlylum, C.sanderae, etc.

Poiché gli ibridi coltivati derivano per la gran parte dai Cymbidium del 1° gruppo, prenderemo in esame più dettagliato proprio questo gruppo.

 

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/3″ el_position=”last”]

[sf_button colour=”accent” type=”” size=”large” link=”http://www.alao.it/bollettini/cymbidium-1-gruppo/” target=”_blank” icon=”ss-file” dropshadow=”no” extraclass=”btn-acquista”]Scheda 1° gruppo[/sf_button]

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”2° gruppo” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”][/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

Si tratta di specie davvero belle e dalle dimensioni compatte, tanto che il Cymbidium sinense è stato oggetto nei secoli a selezione culturale, in particolare in Cina, Taiwan e Japan e lo si trova sempre di più in vendita anche nelle nostre mostre di orchidee.

Può essere perciò di un certo interesse, in caso di acquisto di Cymbidium sinense, sapere come ora vengono chiamate in oriente le sue varie classi orticulturali, in base alle loro caratteristiche morfologiche:

 

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”9576″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium devonianum” width=”1/3″ el_position=”last”] [spb_single_image image=”9575″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium pumillum” width=”1/3″ el_position=”first”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/3″]

Temperatura: Sopportano un inverno fresco.

 

Umidità: Necessitano di maggiore umidità.

 

Media e rinvaso: In natura crescono fino a 2000 m, sono semiterrestri e crescono in humus fogliare; hanno però anch’esse radici assai grosse di diametro, per cui richiedono un substrato simile alle epifite; si può aggiungere a piacere sfagno, foglie di faggio e/o torba.

 

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”9574″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium ensifolium” width=”1/3″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/4″ el_position=”first”] [spb_single_image image=”9573″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium elegans” width=”1/2″] [blank_spacer height=”30px” width=”1/4″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”3° gruppo” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”][/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

Temperatura: La temperatura non dovrebbe mai scendere sotto i 16-18° di notte

Luce: D’inverno necessitano di molta luce

Umidità:Crescono per lo più a basse altitudini; richiedono una atmosfera costantemente umida e calda; è perciò utile una serra

Acqua: Non vogliono l’asciutto dei Cymbidium himalayani, anche se desiderano meno acqua che d’estate, perchè non vanno in vero riposo.

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”9570″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium suave” width=”1/4″ el_position=”last”] [spb_single_image image=”9571″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium dayanum” width=”1/4″ el_position=”first”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/2″]

Cymbidium dayanum: A livello professionale gli ibridi di Cymbidium sono divisi in tre gruppi, a seconda del loro periodo di fioritura, con questo calendario:

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”9572″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium aloifolium” width=”1/4″ el_position=”last”]

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