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[sf_button colour=”accent” type=”sf-icon-stroke” size=”large” link=”” target=”_self” icon=”fa-tachometer” dropshadow=”no” extraclass=”PDF-lungo”]Difficolta’ 2/5[/sf_button]

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[/spb_text_block] [spb_icon_box title=”Serra” box_type=”animated” image=”fa-home” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”first”]

Fredda – intermedia

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Temperatura” box_type=”animated” image=”ss-thermometer” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″]

Tra i 10°C e i 28°C

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Luce” box_type=”animated” image=”ss-sun” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”last”]

Luce diretta al 50%

[/spb_icon_box] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_icon_box title=”Umidita’” box_type=”animated” image=”ss-rainumbrella” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”first”]

70%

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Acqua” box_type=”animated” image=”ss-droplet” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″]

Regolarmente, a composto asciutto

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Fertilizzazioni” box_type=”animated” image=”fa-eyedropper” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”last”]

Moderato con dosi di concime bilanciato di 1 gr / litro

[/spb_icon_box] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_icon_box title=”Ventilazione” box_type=”boxed-two” image=”ss-tornado” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”first”]

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Media e rinvaso” box_type=”animated” image=”ss-macchiato” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″]

Vaso con bark

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Riposo” box_type=”animated” image=”fa-history” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”last”]

No

[/spb_icon_box] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Passate con il cursore sulle caselle per girarle e svelarne il contenuto; le caselle piu’ piccole non hanno dei dettagli da svelare

[/spb_text_block] [/spb_column] [blank_spacer height=”30px” width=”1/6″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Generalita’” icon=”generalita” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Al genere Coelogyne appartengono 190 specie ed una dozzina di varietà per un totale di oltre 200 nomi tassonomici.

Il nome del genere Coelogyne deriva dalle parole greche koilos (cavità) e gyne (femmina); la scelta di questi termini si può ben capire osservando l’immagine della Coelogyne fimbriata e il particolare della Coelogyne barbata in questa pagina.

La maggior parte delle specie di questo genere sono epifite, ma alcune posoono crescere anche litofite o terrestri; la morfologia è abbastanza simile tra le varie specie. Le radici sono molto sottili e variabili in lunghezza, crescono alla base degli pseudobulbi e possono avere anche in parte uno sviluppo aereo (Coelogyne cristata).

Gli pseudobulbi hanno forma discretamente variabile; possono essere tondi, ovoidali o piriformi più o meno allungati. Le foglie di consistenza rigida-erbacea sono a forma lanceolata, hanno un picciolo che le unisce allo pseudobulbo (peziolate) e sono principalmente in numero di due per pseudobulbo, raramente singole o in numero di tre, non è infrequente che in alcuni esemplari coltivati le foglie cadano dagli pseudobulbi dopo qualche anno di vita.

L’infiorescenza è formata da racemi con apertura dei fiori in genere contemporanea e più raramente in successione (Coelogyne usitana); le fioriture sono discretamente abbondanti come si vede dalle immagini delle Coelogyne cristata e C. flaccida.

 

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”4325″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” width=”1/3″ el_position=”first”] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”last”]

Secondo la modalità di sviluppo delle infiorescenze, il genere Coelogyne viene suddiviso in quattro raggruppamenti:

La tassonomia del genere Coelogyne è stata stabilita da Lindley nel 1821, ma fin dall’inizio la storia delle suddivisioni di questo genere è stata assai travagliata e discussa; attualmente viene generalmente riconosciuta come più corretta la suddivisione in 22 sezioni stabilita da De Vogel nel 1993; per chi volesse conoscere maggiori dettagli su questo argomento consigliamo di consultare l’ottimo trattato di Dudley Clayton “The Genus Coelogyne a Synopsis” edito da Natural History Publications del Borneo del quale vediamo l’immagine di copertina in questa pagina. La classificazione completa di questo genere è dunque stabilita dal trattato “The Orchids, Natural History and Classification” di R:L: Dressler (1981) come segue:

A questa sottotribu appartengono una quindicina di altri generi quasi tutti poco conosciuti ad eccezione del genere Pholidota e, in modo abbastanza insolito, il genere Pleione dalla vita strettamente terrestre.

 

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Il genere Coelogyne viene generalmente considerato tra quelli a coltivazione freddo-temperata, questo perché le poche specie che si possono reperire in vendita da noi provengono dalla fascia più a Nord dell’area di diffusione di questo genere; in realtà si possono suddividere le specie del genere Coelogyne in due aree climatiche: L’area Nord che comprende la fascia sub-himalayana e la regione cinese si considera come freddo-temperata, mentre tutta l’area a Sud di questa, è da considerarsi caldo-temperata.

Per facilitare il compito ai coltivatori, le specie qui rappresentate saranno corredate da notizie relative alla loro zona di crescita e a dettagli relativi alla coltivazione e fioritura che, ricordo a tutti, sono comunque attinente alle nostre latitudini, che sono intorno al 45° parallelo Nord.

Prima di entrare nel merito delle singole specie qui rappresentate, diamo alcune informazioni di carattere generale sulla coltivazione di questo genere, il quale recentemente ha avuto un notevole incremento di interesse tra gli orchidofili tanto da obbligare i coltivatori a studiare e ottenere ibridi interessanti dal punto di vista commerciale; attualmente gli ibridi di Coelogyne sono circa una trentina; il primo ibrido di Coelogyne è stato ottenuto nel 1906 da W.E. Brymer a Dorchester tra C.asperata e C.dayana.

Delle 180 specie di Coelogyne, solo una ventina sono facilmente reperibili, mentre tutte le altre sono pressoché impossibili da trovare in commercio.

[/spb_text_block] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Habitat” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

L’area di distribuzione è molto ampia e comprende il sud dell’India e lo Sri Lanka; una stretta fascia sub-himalayana che corre lungo il Tibet, il Nepal, il Bhutan, il nord dell’india, la parte alta della Birmania e il sud della Cina; una parte continentale asiatica composta da Thailandia, Indocina e la penisola della Malesia ed infine l’estesa zona delle isole sud asiatiche che va dall’isola di Sumatra alle Filippine fino agli arcipelaghi dell’oceano Pacifico come Sulawesi, Nuova Caledonia, Marianne, Caroline, Salomone, Vanuatu, Fijii e Tonga.

Vi sono specie che vivono in zone molto estese altre che crescono in zone diverse ma limitate e molte sono endemiche di zone ristrette o addirittura di zone localizzate come le otto specie che vivono nel sud dell’India e nello Sri Lanka.

La vasta area dove vivono le Coelogyne è costituita da diverse tipologie ecologiche e climatiche; la nicchia ecologica più vasta è costituita dalle foreste pluviali tropicali sempreverdi che vanno dal livello del mare fino a 1500 metri di altitudine e nella quale la temperatura è normalmente compresa tra i 24 e i 30 gradi C°, con minime di 21 e massime di 32 gradi C°; in questa area le precipitazioni annuali sono abbastanza costanti e sono quasi sempre superiori ai 2000 mm annui.

Una così vasta area è naturalmente composta da diversi tipi di terreno; abbiamo così un’area con vegetazione emergente e alberi d’alto fusto sparsi, un’area intermedia con vegetazione densa, una zone composta principalmente di arbusti ed infine un’area di sottobosco molto umida e con luce molto scarsa.

Nel sudest continentale abbiamo la foresta tropicale monsonica che è compresa tra i 900 ei i 1500 metri di altitudine dove esiste una stagione secca con temperature fresche, dove vivono alcune specie più conosciute del genere come la Coelogyne cristata e la Coelogyne flaccida. Esistono poi la zona di media montagna che arriva fino a 1800 metri, la zone di alta montagna che va da 1800 a 2900 metri ed infine una zona alpina di alta montagna costituita dal monte Kinabalu nel Borneo.

[/spb_text_block] [spb_column width=”1/3″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”4335″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”1/3″ el_position=”first”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”4373″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [spb_text_block title=”Temperatura” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”last”]

La coltivazione delle Coelogyne è molto facile nelle serre ed anche alla luce artificiale delle nostre case, naturalmente è necessario creare un microclima che ben si adatti alle varie specie.

Al primo gruppo appartengono quelle che crescono in Nepal, India, Burma, Cina e Malesia e fascia sub himalayana che prevalentemente crescono a medio-alte aree montane dove vi sono temperature fresche notturne e che sono considerate specie a coltivazione freddo-temperata le quali in inverno devono avere temperature minime che vanno dai 10 ai 13 gradi C° con punte minime di 6-7 gradi C°; queste specie è bene che in estate le temperature non eccedano i 26-28 gradi C°; a questo gruppo appartengono le specie più comunemente diffuse come la Coel. cristata, la Coel. flaccida e la C. nitida.

Al secondo gruppo appartengono quelle specie che vivono nelle foreste pluviali tropicali dove le temperature non hanno una marcata escursione e quindi vengono considerate temperature intermedie; le temperature minime sono comprese tra i 14/16 gradi C° e le massime, perché le specie non subiscano danni devono essere comprese tra 27/30 gradi C°; a questi gruppo appartengono la maggior parte di specie di questo genere.

Al terzo gruppo appartengono specie che crescono in Borneo, Nuova Guinea e nell’area dell’oceano pacifico che richiedono temperature calde e alta umidità e che sono considerate specie a coltivazione con temperature calde, in questo caso la temperatura minima dovrebbe essere di 18 gradi C° con punte temporanee che non vadano comunque sotto i 15 gradi C°; a questo gruppo appartengono le ben note Coelogyne pandurata e usitana.

Per tutti e tre i gruppi è necessario che abbiano comunque temperature più fresche notturne, anche se coltivate in serra, per ottenere una buona fioritura; eccessive temperature estive diurne possono inibire la fioritura in modo totale.

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In natura le specie delle regioni temperate preferiscono una esposizione in piena luce solare nelle stagioni di primavera, estate e autunno, ma non è possibile che questo avvenga nelle nostre serre o all’aperto con una umidita molto bassa; in entrambi i 5 casi i nuovi germogli sarebbero irrimediabilmente danneggiati. In realtà, alle nostre latitudini una esposizione in piena luce solare è praticabile solo nella prima primavera e da metà Settembre fino ai primi freddi di Ottobre; dall’inizio di Maggio in poi la luce solare e le relative temperature sconsigliano l’esposizione alla luce diretta del sole.

E’ necessario per le piante tenute in serra avere una cortina che riduca almeno del 50% la luce del sole e per le piante tenute all’aperto suggeriamo che vengano appese ai rami di un albero le cui foglie non facciano filtrare i raggi del sole per non oltre 30 minuti nelle prime o nelle ultime ore del giorno.

[/spb_text_block] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”1/2″ el_position=”first”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Umidita’” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Bisogna innanzitutto tenere presente che questo genere necessita assolutamente di una buona circolazione di aria durante tutto il periodo dell’anno ed è quindi necessario attrezzare la propria serra di ventilatori atti ad ottenere la circolazione di aria necessaria; purtroppo il movimento dell’aria causa una perdita di umidità, la quale deve essere mantenuta tra il 65 e il 75 percento per la buona salute delle piante.

Per ottenere l’umidità ambientale corretta si possono utilizzare tubazioni sospese che irrorino spruzzi d’acqua in tempi più o meno cadenzati in funzione della stagione, più abbondanti in Estate e più diradate in Inverno; oppure tenere il suolo della serra sempre molto umido.

[/spb_text_block] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Acqua” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Non esistono particolari problemi per quanto riguarda la somministrazione di acqua per il genere Coelogyne, come la maggior parte degli altri generi di orchidee per questo genere basta attenersi allo standard; vale a dire le piante vanno bagnate quando il composto è diventato asciutto. E’ bene ricordare che troppo abbondanti e frequenti bagnature sono la causa primaria della distruzione delle orchidee di pressoché tutti i generi; è inoltre assolutamente vietato versare acqua nelle cavità dei germogli fogliari.

Le bagnature vanno diradate dopo la maturazione dei nuovi germogli e va sospesa nei mesi di Dicembre e Gennaio per la maggior parte delle specie di questo genere; questo riposo deve essere accompagnato in contemporanea ad un abbassamento della temperatura che favorirà la fioritura; una temperatura intorno ai 8/12 gradi C° sarebbe ideale.

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La fertilizzazione consigliata è quella minima di un grammo per litro di concime bilanciato 20-20-20 una volta la settimana da Aprile a Giugno, sospendere la concimazione a Luglio ed Agosto e utilizzare con le stesse dosi un concime con NPK 10-50-10 nei mesi di Settembre e Ottobre, per poi sospendere da Novembre a Marzo.

[/spb_text_block] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Media e rinvaso” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

Tradizionalmente le Coelogyne vengono messe in ceste di legno dove crescono ottimamente, ma non bisogna dimenticare che esistono specie di questo genere con radici che formano ammassi e che richiedono vasi tradizionali; quindi nei rinvasi bisogna saper riconoscere le due tipologie per poter usare il contenitore più consono alla pianta che stiamo rinvasando.

Bisogna rimarcare che i cestini di legno vanno cambiati praticamente ogni anno, per questo è opportuno scegliere come contenitori vasi di plastica a forma di ciotola che danno ottimi risultati come si desume dalla foto delle Coelogine cristata e flaccida di prima pagina.

La mistura del composto da utilizzare per questo genere di orchidee non ha particolari difficoltà, in genere ci si attiene alla propria esperienza dato che non è diversa da quelle della maggior parte delle altre orchidee; per aiutare i neofiti consigliamo di utilizzare corteccia d’abete di varie misure mischiata a sfagno intero per una parte su quattro di corteccia per aumentare la ritenzione di umidità; sul fondo del vaso utilizzare materiale che faciliti il drenaggio come polistirene, perlite ed anche carbonella vegetale in piccoli pezzi.

La propagazione per separazione si può fare con tutta tranquillità nel tardo autunno quando i nuovi germogli sono giunti a maturazione.

Ricordiamo che è assolutamente necessario, salvo rari casi (Coelogyne rigida), tenere i vasi appesi in modo che i lunghi racemi fioriferi possano pendere liberamente.

[/spb_text_block] [spb_column width=”1/3″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”4642″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Altro – curiosita’” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

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