UTOPIA TROPICALE di Riccardo Cucchiani e Gioele Porrini
Da ORCHIS, Numero 3, Anno 2020 pp. 17
Il grande caldo di inizio agosto ha messo a dura prova la
gestione della serra: questo periodo dell’anno lo si vive sempre con grande
agitazione. Basta una distrazione, un’annaffiatura non sufficiente, un guasto
nei nebulizzatori per mettere a rischio anni di coltivazione. Inoltre si opera
all’interno con 37-38 °C e il 100% di umidità; si fa fatica a rimanere lucidi.
Poi ti giri e la fatica scompare: il regalo di quei giorni è la prima fioritura
in serra della Stanhopea ruckeri (sinonimo: inodora).
Le Stanhopea sono orchidee incredibili, affascinanti capricci della natura, ma allo stesso tempo ingegnose macchine da impollinazione, tra le più stravaganti del regno vegetale. Sono piante originarie del Centrosud America: la Stanhopea ruckeri è originaria del Messico, del Belize e del Nicaragua e si trova come epifita di medie dimensioni nelle foreste montane umide ad altitudini di 800–1500 metri.
Produce fiori cerosi, pesanti, dalle dimensioni fuori misura; il loro stelo cresce quel tanto che basta per intercettare il volo degli insetti impollinatori attirati dal dolce e intensissimo profumo dei fiori. La durata è altrettanto insolita: la pianta, dopo aver creato con fatica laboriosa un siffatto impianto mastodontico, nel giro di qualche giorno sfiorisce e attende con pazienza l’anno successivo per ripresentarsi al mondo con il suo pavoneggiare barocco che difficilmente passa inosservato. È un autentico elogio alla discrezione.