Semplicemente Vanda

CONFERENZA trascrizione di Daniele Menotti Pratesi

ORCHIS vol. numero 4, anno 2024, pp. 64.

Riassunto: Durante Varese Orchidea 2024, Gianpaolo Bonanomi ha presentato il genere Vanda, illustrando le basi per una coltivazione efficace. Si parte dalla specie tipo, Vanda tessellata, e dalla storia tassonomica del gruppo. L’autore spiega l’adattamento delle foglie a forti irradiazioni e la tolleranza al caldo. Le Vanda sono orchidee monopodiali, possono fiorire più volte l’anno e vengono ibridate facilmente tra loro. La coltivazione in casa è sfidante per esigenze di luce, umidità e ventilazione. Bonanomi sottolinea l’importanza di considerare tutti i fattori ambientali in equilibrio. Si citano anche la “legge del minimo” e consigli per la scelta di esemplari sani. Una guida utile per principianti e appassionati.

Abstract: During Varese Orchidea 2024, Gianpaolo Bonanomi presented the Vanda genus, explaining the fundamentals of successful cultivation. He starts with Vanda tessellata, the type species, and traces the group’s taxonomic history. He discusses how the leaves adapt to high light and heat. Vanda orchids are monopodial, can bloom multiple times a year, and interbreed easily. Indoor cultivation is challenging due to light, humidity, and ventilation needs. Bonanomi stresses the importance of balancing environmental factors and references the “law of the minimum.” He also gives tips on selecting healthy specimens. A helpful guide for both beginners and enthusiasts.

 

I genere Vanda prende il nome da una specie in particolare, Vanda roxburghii, nominata così nel 1820 da Brown ispirandosi al nome che questa pianta aveva (“wanda”) nella zona del primo rinvenimento, ovvero il Bengala (benché si trovi anche in Nepal, Bangladesh, Myanmar, Sri Lanka, ove si presenta in forme cromatiche leggermente diverse). La stessa fu rinominata Vanda tessellata nel 1850 da Hook, e costituisce la “specie tipo” per l’intero genere. Anche le condizioni ambientali sono quelle medie per gran parte delle specie del genere: nonostante l’altitudine (circa 1600m sul livello del mare) a cui si rinviene, Vanda tessellata presenta infatti una buona tolleranza alle alte temperature (fino a 32° C), prospera in luce diretta e con umidità atmosferica attorno al 75-80%. Fin dal 1820 una caratteristica peculiare che saltò agli occhi degli studiosi fu la curiosa conformazione delle foglie, aspetto che nei decenni successivi determinò variazioni tassonomiche e distinzione in generi differenti. Nello specifico, le specie a foglie nastriformi furono mantenute nel genere Vanda, mentre quelle a foglie semi-terete furono assegnate al genere Holcoglossum e quelle a foglie terete vere e proprie (ergo cilindriche) al genere Papilionanthe a oggi, alla luce di ulteriori studi, tali orchidee sono state tutte riclassificate come Vanda, per quanto in commercio si trovino ancora esemplari indicati con la vecchia nomenclatura. Indipendentemente dalla forma, le foglie delle Vanda si sono evolute per resistere alle forti irradiazioni solari. Ciò non le rende immuni alle scottature tuttavia, quando tale fenomeno si verifica, il tessuto colpito tende a cicatrizzare, seccandosi senza espandersi oltre l’area di effettiva ustione, a differenza di quanto accade in generi meno tolleranti in tal senso, come per esempio le Phalaenopsis. Similmente, la carenza di luce è facilmente identificabile in quanto, in tale situazione, le foglie tendono a essere cadenti, perdendo il loro caratteristico tono coriaceo.

Le Vanda sono orchidee monopodiali, con fusto ad accrescimento verticale: poiché molte Vanda si sviluppano grandemente in altezza ed emettono radici da più punti sulla lunghezza del fusto, oltre che dalla base, ciò consente – qualora lo si desideri – di dividere un singolo esemplare per ottenerne altri più piccoli. Gli steli nascono invece dalle ascelle fogliari, preferibilmente verso l’apice vegetativo; poiché questo genere non necessita di riposo, le diverse specie possono fiorire anche più volte l’anno. La ricollocazione sotto l’unico genere Vanda ha rafforzato il concetto per cui tutte le specie a esso appartenenti possono essere ibridate fra loro: va tuttavia osservato che l’incrocio fra specie dalle foglie a morfologia diversa då spesso origine a ibridi sterili.

può essere certamente utile fare riferimento a tabelle che riportino l’andamento reale delle temperature nelle zone di origine in natura: questo permette, infatti, di avere una conoscenza più puntuale delle esigenze/tolleranze della pianta in esame, discostandosi dall’eccessivamente semplificata definizione di “orchidea da serra calda”. Quest’analisi fa parte dello studio preliminare sulla coltivazione, atto a confrontare le condizioni ideali di cui necessita l’orchidea con le Nella coltivazione delle specie botaniche e dei loro ibridi primari, reali possibilità che abbiamo di fornirgliele.

Rispetto ad altre orchidee, Coltivazione per esempio, le Vanda patiscono maggiormente una coltivazione totalmente in casa, a causa soprattutto delle esigenze in termini di umidità e aerazione dell’apparato radicale, ma anche di esposizione alla luce solare: per quest’ultima ragione, in particolare, la coltivazione sotto growlight di specie con foglie semi-terete o terete può risultare ostica. Va in ogni caso sempre tenuto in considerazione che l’ambiente ideale di coltivazione dipende dalla relazione fra i vari fattori-intensità luminosa, umidità, ventilazione e non dal singolo valore di ciascuno di essi. La mancanza di aerazione, per esempio, è spesso causa di attacchi fungini sulle Vanda qualora il tasso di umidità sia ottimale (per scongiurare questa evenienza è difatti consigliato, in caso di ambienti poco ventilati, innaffiare solo le radici evitando le ascelle fogliari); viceversa, qualora l’umidità fosse bassa a fronte di temperature calde, si determinano condizioni favorevoli alla proliferazione degli acari.

L’interdipendenza dei fattori che incidono sulla coltivazione è fondamentale per il benessere delle orchidee, Vanda incluse: come è noto, non basta che alcuni di essi siano buoni o addirittura ottimi, in quanto sarà solo quello più carente o non sufficiente a determinare il limite alla crescita (trattasi della cosiddetta “legge del minimo” di C. Sprengel, 1828, resa poi celebre da J. Von Liebig).

Saper scegliere un esemplare sano e in ottime condizioni è anch’esso prodromo della coltivazione fruttuosa. Va infatti ricordato che qualsiasi esemplare, una volta portato nel nostro ambiente di coltivazione, necessiterà di un lungo periodo di acclimatamento: acquistare una pianta già debilitata introduce un ulteriore elemento di complessità, in quanto l’adattamento avverrà con difficoltà maggiori. Osservare la quantità dei vecchi steli dà indicazioni utili, per esempio sull’età dell’orchidea nonché su quanto è fiorifera, qualora la si acquisti non fiorita. Altre caratteristiche da considerare sono l’accestimento (cioè quanto la pianta appare vigorosa e “piena” rispetto alla sua grandezza) e lo stato delle radici: nelle Vanda ciò è particolarmente importante, in quanto devono presentare delle radici piuttosto spesse e dal turgore “burroso”, nonché apici verdi in quanto attivi. Una volta inserita la pianta nel nostro ambiente, osservarla e imparare a capirne i “segnali” è fondamentale per cogliere tempestivamente eventuali problematiche e risolverle sul nascere: fra queste menzioniamo sicuramente le carenze di microelementi, facilmente riconoscibili da tipiche alterazioni o discromie delle foglie (citiamo, a mero titolo di esempio, la clorosi ferrica).

Le Vanda si prestano molto bene alla concimazione massiva, purché venga loro contemporaneamente fornito un adeguato livello d’illuminazione (sia in termini di intensità che di durata del fotoperiodo, tenendo a mente che nelle zone di origine del genere esso è di circa 12 ore per l’intero corso dell’anno); parlando di illuminazione, è consigliato esporre le piante in modo che ricevano le radiazioni il più possibile uniformemente, evitando intensi fasci direzionati che potrebbero portare a crescite deformi o eziolamento. L’integrazione con growlight può risultare utile alle nostre latitudini nel periodo invernale, quando le ore di luce si riducono drasticamente.

A fronte di concimazioni importanti va fatta attenzione all’accumulo di sali residui, in quanto ciò può causare ustioni alle radici: per dilavare gli eccessi è opportuno, ogni tanto, fare un “lavaggio” utilizzando acqua di osmosi senza che vi siano stati disciolti fertilizzanti. L’accumulo di sali è favorito dall’uso di vasi di coccio, che li trattengono data la loro elevata porosità e anche in un regime di concimazione con apporto elevato di nutrienti. Va detto che le Vanda possono essere coltivate con successo senza l’obbligo di ricorrere a concimi dal bilanciamento differenziato da somministrare nelle diverse fasi della crescita: un classico NPK con titolo 20-20-20, disciolto in acqua di osmosi o piovana, può essere dato con regolarità durante l’intero ciclo vegetativo. Tendenzialmente è buona norma aggiungere concime fino a ottenere una conducibilità attorno ai 300-400 μS/cm. Per le Vanda collocate in vaso è altresi possibile usare come “fondo” l’Osmocote a cessione controllata.

Parlando invece di temperature, si è spesso portati a credere che le Vanda crescano tendenzialmente a livello del mare, e che necessitino quindi di minime abbastanza elevate: ciò è tuttavia vero solo per alcune specie, in quanto molte altre (fra cui per esempio Vanda coerulea o Vanda javierae) abbisognano piuttosto di minime decisamente fresche per essere indotte alla fioritura. Questo è un ulteriore elemento che rende difficile la coltivazione totalmente domestica, in quanto in estate (periodo di maggiore irraggiamento solare e con massime più alte) è difficile esporre le piante a una sufficiente escursione termica fra il giorno e la notte, se non le si colloca all’esterno.

Nel panorama degli ibridi, vale la pena citare quelli in precedenza classificati come Ascocenda (ovvero derivati dall’incrocio dell’ormai soppresso genere Ascocentrum, confluito in Vanda e dalle caratteristiche infiorescenze “a pannocchia”, e appunto Vanda) caratterizzati dall’essere molto scenografici ma minuti e, quindi, più facilmente inseribili in collezioni quando vi siano problemi di spazio.