CONFERENZA di Franca Missera
Da ORCHIS, NUMERO SPECIALE – 2022
Riassunto: Webinar tenutosi il 27 marzo 2021, organizzato dalla Società Felsinea di Orchidofilia. Bill Thoms, attingendo dalla sua conclamata esperienza, ci presenta questo singolare genere, l’habitat naturale, la morfologia dei fiori e soprattutto le sue preziose indicazioni sulla coltivazione.
Abstract: Webinar held on 27 March 2021, organized by the Società Felsinea di Orchidofilia. Bill Thoms, drawing on his acclaimed experience, presents this unique genus, the natural habitat, the morphology of the flowers and above all its valuable information on cultivation
I Phragmipedium sono un genere di orchidee che è stato alquanto bistrattato, prima dai tassonomisti e poi dagli amatori, ma che negli ultimi venti trent’anni ha riguadagnato fascino e interesse. Al momento della loro scoperta, i Phragmipediumfurono ascritti al genere Cypripedium. Successivamente, venne designato il genere monospecifico Uropedium per accomodare il Phrag. lindenii e furono infine spostati nel genere Selenipedium sezione Acaulia ad opera di Reichenbach. Il botanico tedesco Ernst Pfitzer verso la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 propose una profonda revisione tassonomica avente come oggetto i generi della sotto-famiglia delle Cyprioedioideae. La pubblicazione di Pfitzer è stata fondamentale per quanto riguarda il genere Paphiopedilum ed è tutt’oggi utilizzata, mentre la proposta di revisione inerente i Phragmipedium, designati come Phragmopediulum, non fu tenuta in considerazione in quanto non approfondiva in maniera sufficiente quei tratti che determinano il genere e ne delineano le caratteristiche. Nel 1896, a opera di R.A. Rolfe ci fu la revisione definitiva del genere, che ha visto finalmente i Phragmipedium riuniti in un genere con caratteristiche ben delineate e definite.
Etimologia del nome
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Phragma = diviso, si riferisce all’ovario, in cui ci sono dei setti che lo dividono in tre camere separate.
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Pedilum = scarpetta, si riferisce alla forma del labello.
Areale di distribuzione I Phragmipedium, assieme a Selenipedium, Mexipedium ed alcuni Cypripedium, sono principalmente diffusi in America centrale e in gran parte del Sud America. I paesi in cui sono presenti la maggior parte delle specie sono Ecuador, Colombia, Perù e Brasile. Sono presenti anche in Guyana, Panama, Venezuela, Guatemala, Bolivia, Costa Rica e Messico. Le zone di distribuzione maggiore ricalca la cordigliera delle Ande.
Il fiore Oltre alla tipica forma del labello, un elemento che caratterizza questo genere è il sinsepalo, formato dai due sepali fusi fra di loro, a differenza delle maggior parte delle altre orchidee in cui i sepali sono separati. Lo staminodio è un’antera modificata, sterile, che crea un passaggio obbligato per gli insetti pronubi e quindi concorre all’impollinazione.
Specie Il genere Phragmipedium è costituito da 24 specie, diviso in sei sottogeneri, ogni sottogenere è rappresentato da una specie tipo che mostra le caratteristiche peculiari di ogni categoria.
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Le caratteristiche del sottogenere Phragmipedium sono: lo scapo liscio, non irsuto, i fiori che sbocciano contemporaneamente, i petali che si allungano per diversi giorni dopo essere sbocciati, la cui crescita si interrompe quando toccano una superficie. La specie tipo di questo sottogenere è il Phragmipedium caudatum.
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Le caratteristiche del sottogenere Micropetalum sono: fiori di piccole dimensioni, con un diametro che può arrivare a circa 6 cm. La specie tipo di questo sottogenere è il Phragmipedium schlimii.
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La caratteristica principale del sottogenere Schluckebierium è data dalle dimensioni dei fiori, che superano i 9 cm di diametro (in alcuni casi si sono superati i 20 cm). La specie tipo di questo sottogenere monospecifico è il Phragmipedium kovachii.
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La caratteristica del sottogenere Platypetalum è rappresentata dai petali che presentano una forma simile ai sepali, ma una dimensione maggiore. La specie tipo di questo sottogenere è il Phragmipedium lindleyanum.
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La caratteristica principale del sottogenere Longifolium è rappresentata dal margine del labello che è dotato di due protuberanze dette auriculae. La specie tipo di questo sottogenere è il Phragmipedium longifolium.
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La caratteristica principale del sottogenere Himantopetalum è rappresentata dal margine del labello che è privo di protuberanze. La specie tipo di questo sottogenere è il Phragmipedium caricinum.
Per quanto riguarda gli amatori e la coltivazione, le specie di maggiore interesse, per la bellezza dei colori e i fiori più appariscenti sono circa 13, tra cui:
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Phragmipedium schlimii complex (4 specie)
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Phragmipedium besseae e Phragmipedium dalessandroi (2 specie)
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Phragmipedium caudatum complex (6 specie)
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Phragmipedium kovachii (1 specie)
Le specie del Phragmipedium schlimii complex spesso sono separate da limiti geografici, ma sono comunque molto simili tra di loro dal punto di vista morfologico. Le quattro specie che comprendono il complex sono Phragmipedium schlimii, Phragmipedium fischeri, Phragmipedium andreettae e Phragmipedium anguloi.
Per quanto riguarda il Phrag. besseae e il Phrag. dalessandroi il dibattito tra tassonomisti è sempre acceso; alcuni considerano i due taxa come entità separate, altri ritengono che il Phrag. dalessandroi sia una varietà del Phrag besseae. Seguendo la tassonomia del Prof. Braem tratteremo i due taxa come entità separate. Tra le caratteristiche che li differenziano possiamo notare che, rispetto al Phrag. besseae, il Phrag. dalessandroi ha i petali rivolti verso il basso e il sinsepalo poco più lungo del labello, non è stolonifero e ha foglie leggermente più erette e coriacee.
Il Phragmipedium besseae in situ si trova spesso su pareti rocciose più o meno nude, si ancora nei pressi degli anfratti o delle fessure nelle rocce dove si raccolgono detriti, foglie in decomposizione e muschi. A volte, sono proprio le radici e gli stoloni della pianta stessa ad impedire che la materia organica in decomposizione venga trascinata via dalle frequenti piogge. Inoltre, gli stoloni aiutano il clump ad ancorarsi con fermezza sulle superfici fortemente scoscese garantendo un adesione migliore. Il Phragmipedium besseae ha una forma albinistica priva di antocianine, di colore giallo, questo taxon è designato come Phragmipedium besseae forma flavum. In foto Phragmipedium besseae f. flavum ‘Wössen’ di Franz Glanz a confronto con un esemplare poliploide prodotto da Orchid Zone. Le piante posso essere indotte artificialmente a divenire poliploidi, si tratta di una procedura eseguita per aumentare la quantità di cromosomi nel nucleo della cellula. Il possedere un patrimonio genetico doppio rispetto ad una pianta diploide (2N) si traduce, fra le varie cose, nel gigantismo, un fenomeno che crea piante di dimensioni maggiori, fiori di dimensioni maggiori ed anche un maggiore spessore dei tessuti.
Il Phragmipedium caudatum complex comprende 6 specie: Il Phrag. warscewiczianum è generalmente di un gradevole color crema, la pianta è di dimensioni simili al Phrag. caudatum. Il Phragmipedium popowii, è la pianta di dimensioni minori, ma caratterizzata anche dai petali più lunghi, produce al massimo 3 fiori per stelo. Il Phrag. caudatum porta fino a 4 fiori ed è la pianta di dimensioni maggiori. Le altre tre specie del gruppo sono: il Phragmipedium lindenii, il Phragmipedium extaminodium e il Phragmipedium guianense. Tra queste specie le differenze sono evidenti, il Phragmipedium lindenii è l’unica specie della sottofamiglia priva di labello, il Phragmipedium extaminodium, come suggerisce il nome, è privo dello staminodio e il Phragmipedium guianense è, invece, di recente scoperta (2014) ed è una pianta di dimensioni modeste.
Il Phragmipedium kovachii, da molti considerato l’orchidea più bella al mondo, vive in un ambiente ricco di vegetazione, esposto a un vento intenso in aree difficilissime da raggiungere. Scoperto solo nel 2002, momento da cui ne è iniziato un enorme lavoro di selezione, ha riacceso l’interesse generale nei confronti dei Phragmipedium. La caratteristica più incredibile di questa orchidea è proprio il fiore che può arrivare a superare i 20 cm di estensione. Il Phragmipedium kovachii ha la tendenza ad avere i margini dei petali ripiegati, come accade anche in altri Phragmipedium. La selezione e il miglioramento hanno puntato ad attenuare questa caratteristica e migliorare la forma generale del fiore. Il Phragmipedium kovachii ‘Jessica’ HCC/AOS è un clone che mostra i primi segni di miglioramento, ad iniziare dalla simmetria generale del fiore, inoltre, i margini dei petali sono lievemente ondulati ma senza compromettere l’armonia del fiore. Il Phragmipedium kovachii ‘Trinity’ 4N FCC/RHS è un clone prodotto dall’illustre Eric Young Orchid Foundation. Il colore è saturo, intenso ed uniforme, appare vellutato. I segmenti sono molto ampi, ben distesi, il labello è imponente. Non c’è alcun segno di pieghe o affini sui margini dei petali, si tratta senza alcun dubbio di uno dei cloni più incredibili al mondo. Il Phragmipedium kovachii ‘Big Boy’ (4N?) Un importante clone di Orchid Zone, il cui fiore è perfettamente piatto ma, trattandosi verosimilmente di un poliploide, risulta instabile e le fioriture non sono tutte omogenee. La conversione in poliploide può generare esemplare con fioriture di qualità altalenate, i tratti che si possono presentare sui fiori sono dentellature o altre alterazioni della forma. Il Phragmipedium kovachii ‘Tesoro Morado’ è indubitabilmente uno dei Phrag. kovachii migliori al mondo, se non il migliore in assoluto, è di proprietà di Orchids Limited, noto vivaio di orchidee con sede in Minnesota, Stati Uniti. Pare si tratta di un esemplare tetraploide, è molto impiegato per l’ibridazione e sta generando ibridi qualitativamente superiori. Al primo giudizio misurava 15,2 cm. Successivamente ha raggiunto i 16-17 cm senza compromettere la qualità del fiore.
Similitudini con il genere Paphiopedilum I Phragmipedium e gli altri generi della sottofamiglia delle Cypripedioideae mostrano chiaramente delle caratteristiche affini. In particolare, se si raffrontano alcune specie dei generi Phragmipediume Paphiopedilum sono evidenti alcuni tratti che rientrano nel fenomeno dell’evoluzione parallela. La definizione di evoluzione parallela è la seguente: specie geograficamente separate, discendenti da un antenato comune, che vivono in ecosistemi simili e sviluppano strutture morfologicamente affini, ma anche adattamenti e strategie simili. Ad esempio il Paphiopedilum delenatii e Phragmipedium schlimii hanno evidenti analogie nella colorazione e anche una fragranza leggermente simile. Altri due esempi sono dati dal Paphiopedilum tonsum e Phragmipedium longifolium, e dal Paphiopedilum callosum e Phragmipedium pearcei, in questi ultimi due casi la similitudine è più evidente e riguarda strettamente gli impollinatori. Queste orchidee, infatti, hanno sul labello dei puntini che assomigliano a uova di afide perché vengono impollinate da sirfidi. I sirfidi sono mosche che tendono a deporre le loro uova nel mezzo delle colonie di afidi cosicché, quando le uova si dischiudono, le loro larve potranno nutrirsi degli afidi. Si tratta di una strategia operata da queste orchidee per attirare le mosche e attuare l’impollinazione.
Ibridi principali Alcuni degli ibridi più comuni ed affascinanti hanno tra i loro ascendenti i Phrag. schlimii, Phrag. besseae e Phrag kovachii.
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Il Phragmipedium Jersey ‘Orange Fire’ è per il 50% Phragmipedium dalessandroi e per il 50% Phragmipedium besseae.
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Il Phragmipedium Hanne Popow è per il 50% Phragmipedium bessea e per il 50% Phragmipedium schlimii.
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Il Phragmipedium Fritz Schomburg è per il 50% Phragmipedium kovachii e il 50% Phragmipedium besseae, la forma ricorda quella del Phragmipedium kovachii ma il colore è più diluito.
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I backcross, o reincroci, sono frutto dell’incrocio di un ibrido primario con uno dei suoi ascendenti. Uno degli esempi più noti e diffusi è il Phrag. Cardinale, più di recente è stato realizzato e registrato l’interessante Phrag. Apollo. Il Phragmipedium Apollo ‘Red Velvet’ è un incrocio fra Phragmipedium Fritz Schomburg e Phragmipedium kovachii (75% Phragmipedium kovachii e 25% Phragmipedium besseae). Il ‘Red Velvet’ è senz’altro uno dei cloni più interessanti, è di un bellissimo color borgogna, la forma del labello ricorda quella del Phragmipedium besseae, nonostante l’alta percentuale di Phragmipedium kovachii. Il Phragmipedium Apollo ‘Christmas Eve’ (75% Phragmipedium kovachii e 25% Phragmipedium besseae) è un altro clone di Phrag. Apollo, in questo caso la differenza è netta con il precedente, altrettanto netta è la somiglianza con la forma del Phragmipedium kovachii, mantenendo comunque l’aspetto vellutato e un colore borgogna così ricco.
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Il Phragmipedium Memoria Dick Clements è per il 50% Phrag. sargentianum e il 50% Phrag. besseae. Un backcross del Phragmipedium Memoria Dick Clemens è il Phragmipedium Jason Fischer (75% Phragmipedium besseae e 25% Phragmipedium sargentianum), uno degli ibridi con la migliore tonalità di rosso e può avere più fiori aperti contemporaneamente.
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Dal reincrocio dell’ibrido primario Phragmipedium Eric Young (50% Phragmipedium besseae e 50% Phragmipedium longifolium) deriva il Phragmipedium Don Wimber (25% Phragmipedium longifolium e 75% Phragmipedium besseae). L’ibrido eredita dal Phragmipedium longifolium lo stelo ramificato e la possibilità di avere più fiori aperti contemporaneamente.
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Il Phragmipedium Glen Decker, è un incrocio tra il Phragmipedium Jason Fischer e il Phragmipedium kovachii(50% Phragmipedium kovachii, 37,5% Phragmipedium besseae e il 12,5% Phragmipedium sargentianum).
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Il Phragmipedium Eumelia Arias è per il 50% Phragmipedium kovachii e per il 50% Phragmipedium schlimii, si tratta di un ibrido compatto, di dimensioni simili al Phragmipedium schlimii.
Coltivazione I Phragmipedium vivono in un ambiente fortemente umido, spesso piovoso ed in prossimità dei corsi d’acqua. Nella coltivazione casalinga l’umidità ambientale non è un parametro molto importante, necessitano, invece, di un substrato umido fin dalla superfice. Alcuni Phragmipedium, in particolare le specie che vivono sulle sponde dei corsi d’acqua come il Phrag. pearcei, vengono sommersi completamente in alcuni periodi dell’anno, da ciò si evince che oltre l’acqua, intesa come quantità, è importante che questa sia fresca e ossigenata. I Phragmipedium della sezione Phragmipedium (Phrag. caudatum ecc.) tollerano meno le radici a bagno rispetto ad altre specie, in natura crescono come epifite e andrebbero coltivati in maniera più simile ai Paphiopedilum multifloreale. Gli ibridi del Phragmipedium besseaetendono ad essere stoloniferi, caratteristica che crea dei problemi in coltivazione, in quanto tendono a fuoriuscire dal vaso e a crescere talvolta verso l’alto. Tale tipo di crescita rappresenta un problema perché se le radici non sono a contatto con un substrato umido non si allungano. In questi casi si ricorrere a degli stratagemmi, mettendo ad esempio dei vasetti contenenti substrato sotto la nuova pianta sviluppatasi dallo stolone in modo che, appena vengono emesse, le nuove radici sentano il substrato e si sviluppino. In linea generale, per le specie stolonifere è meglio usare vasi bassi e larghi. I tre parametri più importanti per la coltivazione sono: acqua, temperatura e aerazione intensa.
L’acqua deve essere tendenzialmente pura, ottenuta raccogliendo acqua piovana o da osmosi inversa a cui si aggiunge concime fino a circa 150/200 μS/cm, (250/300 μS/cm per il Phragmipedium kovachii). Si ottengono ottimi risultati con un fertilizzante bilanciato che contenga magnesio ed elementi traccia in aggiunta. Nei periodi maggiore crescita è possibile somministrare 1 g/l di solfato di magnesio. In caso di fertilizzazione troppo ricca, la pianta tenderà a disseccare la punta delle foglie. I Phragmipedium non tollerano l’acqua stagnante, l’ideale è bagnare con acqua fresca e ricca di ossigeno.
Solitamente è utile una differenza di temperatura fra notte e giorno di circa 10∘C ma non è indispensabile per tutte le specie. In caso di temperature massime di 35∘C o superiori, la differenza di temperatura desiderabile è di 10−15∘C, che si può ottenere bagnando e nebulizzando di notte con acqua fresca. Le temperature minime tollerate sono di circa 15∘Cper le specie da caldo come il Phragmipedium lindleyanum e Phragmipedium sargentianum, di 8−10∘C per Phragmipedium besseae e per il Phragmipedium kovachii. Quasi tutte le specie di Phragmipedium schlimii complex tollerano temperature minime di 8−10∘C, ma è necessaria sempre una differenza di temperatura di 10∘C in più durante il giorno. Gli ibridi di Phragmipedium besseae sono generalmente piante da intermedio, le selezioni più recenti si dimostrano però più tolleranti.
I componenti del substrato possono essere diversi. Si può realizzare un mix di lana di roccia, seramis, pomice e/o zeolite, agriperlite e bark. La lana di roccia trattiene molta acqua ed è contemporaneamente ben areata, sarebbe preferibile la lana di roccia fiocchettata, che viene usata per la coltivazione idroponica, ma è più difficile da recuperare in commercio. Di solito, impiego una miscela composta dal 80-90% di lana di roccia e 10-20% di zeolite. Essenzialmente il substrato deve essere aerato e trattenere grandi quantità d’acqua; come ottenere queste caratteristiche può essere di importanza relativa.
Per quanto riguarda l’illuminazione, la maggior parte dei Phragmipedium necessitano di una quantità di luce simile a quella delle Phalaenopsis. Alcuni Phragmipedium crescono esposti in pieno sole, come il Phrag. boissierianum, ma alle nostre latitudini questo tipo di esposizione può arrecare più danni che benefici. Phragmipedium che in coltivazione non fioriscono solitamente hanno problemi legati al fotoperiodo (poche ore di luce), oppure perché la pianta è giovane o danneggiata. Se la durata del fotoperiodo è comunque pari a 10-12 ore al giorno e la pianta è sana e matura, il problema potrebbe essere la luce non sufficientemente intensa.