CONFERENZA di Francesca Castiglione
Da ORCHIS, NUMERO SPECIALE – 2021,
Riassunto: Webinar tenutosi il 27 marzo 2021, organizzato dalla Società Felsinea di Orchidofilia. Bill Thoms, attingendo dalla sua conclamata esperienza, ci presenta questo singolare genere, l’habitat naturale, la morfologia dei fiori e soprattutto le sue preziose indicazioni sulla coltivazione.
Abstract: Webinar held on 27 March 2021, organized by the Società Felsinea di Orchidofilia. Bill Thoms, drawing on his acclaimed experience, presents this unique genus, the natural habitat, the morphology of the flowers and above all its valuable information on cultivation
Il mondo dei Bulbophyllum è strano, stravagante e meraviglioso; un tempo era ritenuto il genere più numeroso della famiglia delle Orchidaceae, attualmente composto da oltre 2100 specie, che spesso hanno nomi davvero strani. La famiglia delle orchidee è la seconda più estesa nella categoria delle piante da fiore e, tempo addietro, si asseriva tranquillamente che i Bulbophyllum fossero il genere più numeroso di tutte le piante fiorifere. Bill Thoms si occupa di questo genere da cinquanta anni. Le varie specie di Bulbophyllum hanno alcune caratteristiche in comune: hanno un solo internodo nello pseudobulbo (le Cattleya, per esempio, hanno molti internodi sullo pseudobulbo e le Vanda hanno un internodo a ogni foglia) e il labello mobile. Possono fiorire dalla parte inferiore dello pseudobulbo oppure lungo il rizoma; a causa di questa evidente diversità questo genere si potrebbe separare per comodità del coltivatore in due gruppi differenti: infatti molto spesso per fiorire i Bulbophyllum che fioriscono dalla parte inferiore dello pseudobulbo devono raggiungere una certa dimensione di quest’ultimo, mentre quelli che producono steli fiorali in partenza dal rizoma devono avere un rizoma ben sviluppato.
Habitat I Bulbophyllum sono un genere pantropicale. La zona di maggior concentrazione dei Bulbophyllum va dall’Africa tropicale e Madagascar alla Malaysia e Indocina, attraverso l’Indonesia e poi a sud fino alla Nuova Guinea e all’Australia settentrionale. Questa area comprende le principali regioni con clima caldo e il bacino Indopacifico è l’area da cui provengono il maggior numero di specie. I Bulbophyllum sono orchidee epifite che si trovano principalmente sulle montagne molto umide, dove si ha maggior circolazione d’aria. Vivono principalmente in foreste pluviali o nebulose dove è presente una nebbia così fitta che le piante riescono a ricevere molta acqua anche se non piove. Ci sono molte specie di Bulbophyllum che provengono da vari paesi africani e dal Madagascar e questi hanno caratteristiche del fiore particolari ed esigenze di coltivazione leggermente diverse. Hanno un’infiorescenza schiacciata, piatta, rettangolare o quadrata o triangolare o a forma di diamante e molti di essi sono raggruppati nella sezione Megaclinium. Nel loro habitat ricevono moltissima acqua per un certo periodo dell’anno, dopodiché arriva la stagione asciutta; per questo motivo i Bulbophyllum dell’Africa sono più complessi da coltivare ed esistono relativamente poche informazioni colturali.
I fiori La caratteristica principale dei Bulbophyllum è il labello mobile. Quando l’insetto vi si appoggia viene letteralmente catapultato nella parte superiore del fiore, dove la presenza di una sostanza appiccicosa agevola il fissaggio dei pollinii all’ insetto. I fiori però possono essere diversi per forme e per colore, per fare qualche esempio, il Bulbophyllum echinolabium è la specie con il fiore più grande, che arriva fino a 45 cm di lunghezza; il Bulbophyllum echinolabium ‘Adoribil’ AM/AOS è il clone più volte premiato selezionato da Bill Thoms e da sua moglie. Il fiore del Bulbophyllum pictum invece è decisamente più piccolo e misura solamente 1 cm di diametro. Oppure si pensi al Bulbophyllum medusae dai fiori particolarissimi che ricordano una medusa, diffuso in Thailandia, Malaysia e Borneo e non tollera che i suoi fiori vengano bagnati altrimenti anneriscono velocemente: infatti, in natura, fiorisce prima dell’arrivo della stagione delle piogge. Alcune specie portano un solo fiore per stelo, altre ne portano molti e altre ancora, come il Bulbophyllum geminatum (un tempo ritenuto sinonimo del biflorum), hanno sempre due fiori per stelo. Il Bulbophyllum cumingii, come altre specie che portano molti fiori sullo stesso stelo, ha l’infiorescenza a forma di ombrello; generalmente queste sono specie facili da coltivare e da fare fiorire. Il fiore del Bulbophyllum cumingii, come quello del Bulbophyllum lepidum, non dura molto, ma fiorisce più volte durante l’anno. Secondo Bill Thoms il Bulbophyllum mastersianum è la miglior specie da coltivare perché fiorisce in continuazione: il fiore ha un colore molto bello, non ha un odore sgradevole e la pianta ha dimensioni contenute.
Coltivazione Il segreto principale per coltivare al meglio i Bulbophyllum è quello di fornire molta acqua per molto tempo: devono infatti rimanere sempre umidi. Per fare un esempio immediato, i cactus assorbono l’acqua velocemente dato che ne hanno poca a disposizione nel corso dell’anno; i Bulbophyllum invece la assorbono più lentamente visto che ne hanno sempre a disposizione nel loro ambiente naturale. Un metodo efficace è quello di utilizzare dei sottovasi bassi, dove si può mantenere un livello massimo di acqua di 0,5 cm in modo da garantire un buon livello di umidità più a lungo. Se però il livello dell’acqua è troppo alto, per esempio 2 cm, questo rischia di essere fatale per la pianta. Tutta l’acqua che viene assorbita lentamente da un sottovaso poco profondo è l’ideale per fare crescere i Bulbophyllum al meglio; inoltre l’acqua nei sottovasi permette di mantenere l’umidità in equilibrio con l’aria fresca intorno alla pianta. In alternativa, si può utilizzare un sistema per creare umidità, come un umidificatore elettrico. Se gli pseudobulbi sono raggrinziti vuol dire che non si sta dando sufficiente acqua; bisogna ricordare sempre che i Bulbophyllum vivono in foreste molto umide. L’acqua nel sottovaso non deve essere tenuta per più giorni, ma va cambiata spesso. Per utilizzare questo metodo di coltivazione deve esserci sufficiente luce e circolazione d’aria: con l’aggiunta di una regolare osservazione della pianta, tutto questo vi permetterà di coltivare i Bulbophyllum al meglio. È necessario che ognuno di noi impari a osservare le orchidee coltivate per sviluppare questa peculiarità sempre di più e per migliorare la propria tecnica di coltivazione nel tempo.
Una buona circolazione d’aria è fondamentale, ma questa deve essere fresca e rinnovata spesso. Le piante sono esseri viventi come noi, hanno gli stessi bisogni, quindi non vegetano bene nell’aria stagnante. I Bulbophyllum sono orchidee principalmente epifite, che crescono sugli alberi. I semi, molto piccoli e numerosi, vengono dispersi e possono depositarsi in ambienti differenti. Se finiscono in una zona molto soleggiata o negli strati più bassi della foresta difficilmente riusciranno a crescere; se invece si posano sui tronchi bassi riusciranno a crescere, ma non a fiorire se l’ambiente è troppo buio. Se un albero cade, automaticamente aumenta la luminosità e i Bulbophyllum che prima avevano poca illuminazione, ricevendo da quel momento maggiore luce, potrebbero iniziare a fiorire. Quindi se i vostri Bulbophyllum non stanno fiorendo potrebbero non avere luce sufficiente: hanno bisogno di ombra luminosa, ma che sia davvero luminosa. Per capire se stiamo coltivando i Bulbophyllum alla temperatura corretta si può fare una semplice prova con il tatto: se tocchiamo una foglia con le dita e la sentiamo calda vuol dire che fa troppo caldo; se è fredda fa troppo freddo; se invece la foglia è fresca allora la temperatura è giusta.
Se si coltiva su zattera è fondamentale utilizzare un materiale che non si deteriora velocemente. I Bulbophyllum crescono bene su zattere di sughero tenute in orizzontale, ma quando le radici entrano all’interno del supporto, significa che questo è diventato come una spugna e può assorbire tutto quello che viene somministrato alla pianta. Nel giro di qualche anno si può accumulare un eccesso di sali minerali; di conseguenza le punte delle foglie diventano marroni e la pianta comincia ad avere problemi. Questo fenomeno si verifica anche nella coltivazione in vaso con i substrati deteriorati. Il Bulbophyllum romyi cresce nelle isole Filippine sui tronchi e su rami orizzontali degli alberi. Bill Thoms ha notato durante un viaggio in questo paese due piante: una che cresceva sul tronco e una su di un ramo orizzontale, 2 metri più in alto; la pianta nata sul ramo in orizzontale era molto più in salute e fiorita rispetto a quella appoggiata al tronco. La natura quindi ci dimostra che è meglio utilizzare zattere messe in orizzontale anziché in verticale.
Per la coltivazione in vaso il substrato scelto dipende molto dal tipo e dalla frequenza delle innaffiature. Se si tende a innaffiare poco si possono coltivare i Bulbophyllum in sfagno, che trattiene molta umidità; se invece si innaffia molto, è meglio utilizzare un substrato che asciuga velocemente. Quando i Bulbophyllum vengono rinvasati può essere utile inserire dei ganci in metallo per mantenere la pianta ben appoggiata al substrato, dato che tendono a sollevarsi: in questo modo la pianta sarà più stabile e riuscirà a radicare meglio.
È meglio innaffiare con acqua piovana o da osmosi inversa, evitando di utilizzare acqua del rubinetto soprattutto per la presenza di cloro che è molto dannoso per le piante. Utilizzando acqua pura si aggiunge poco concime sempre. Oltre al concime bilanciato è necessario somministrare anche il calcio e il magnesio. Il magnesio viene somministrato sotto forma di sale di Epsom (solfato di magnesio): è sufficiente un cucchiaino ogni 5 litri d’acqua una volta al mese, dato da solo, senza miscelarlo ad altre sostanze. La clorofilla usata dalle piante per trasformare la luce in zucchero è una molecola che si sviluppa attorno a un atomo di magnesio, quindi è necessario fornire alla pianta questo elemento attraverso il sale di Epsom, perché non è presente nei concimi cosiddetti bilanciati. Se non viene fornito il magnesio, la pianta lo preleva dai vecchi pseudobulbi per fornirlo a quelli nuovi.
In inverno i Bulbophyllum possono essere coltivati fino a temperature minime di 11 °C ma, quando le temperature scendono ulteriormente, è meglio tenere le piante più asciutte altrimenti possono comparire funghi e altri patogeni. Il Bulbophyllum bicolor resiste a temperature più basse di 10 °C il Bulbophyllum cruentum proviene dalla Nuova Guinea e tollera temperature meno calde rispetto alle altre specie del paese. Non ci sono però specie di Bulbophyllum che vivono al di sotto degli 0 °C. Se il Bulbophyllum bicolor stenta a fiorire, vuol dire che la temperatura in inverno non è sufficientemente bassa: questa deve arrivare a 3-4 °C per indurre la pianta a fiorire a maggio. Anche i suoi ibridi, come il Bulbophyllum Dolores Smith (Bulbophyllum Crownpoint Bulbophyllum bicolor), amano il fresco. È fondamentale osservare la crescita delle piante, perché ogni ambiente è differente, quindi non si possono dare regole fisse o ricette uniche. Bisogna applicare le indicazioni teoriche generali al proprio ambiente e per riuscirci è fondamentale saper osservare le piante.
Malattie Nella coltivazione dei Bulbophyllum possiamo incontrare diversi problemi da affrontare come, per esempio la presenza di lumache e chiocciole che si evidenzia con una striscia di bava lasciata sulle piante; per fortuna, esistono molti metodi per eliminarle. Anche le blatte e gli scarafaggi possono essere un problema, ma si eliminano facilmente con insetticidi specifici. Per tutti gli altri insetti si può utilizzare l’olio di neem miscelato a un sapone delicato: elimina o riduce la presenza di batteri, funghi, insetti e simili. Si miscelano 10 gocce di sapone e 10 ml di olio di neem in 5 litri d’acqua. Questa miscela va nebulizzata quando le temperature sono fresche e non quando vi è luce diretta (solare o artificiale), quindi meglio la sera. E per concludere, ecco il motto di Bill Thoms: «Qualsiasi cosa io faccia voi la potete fare meglio!»