Cymbidium

Cymbidium erytrhrostylum

Introduzione

I Cymbidium sono tra le orchidee più facilmente reperibili in commercio, dopo le Phalaenopsis e le “Cambria”; nelle festività invernali e primaverili è facile trovare piante di Cymbidium fiorite in vendita al mercato, nei negozi di fioristi o nei garden center.
È facile regalarne uno o riceverne uno in regalo. I guai iniziano quando, passata la fioritura, non si sa come trattare questa pianta, che quasi sempre languisce in un angolo della casa o del giardino, rifiutandosi di fiorire anno dopo anno. Ma è davvero così difficile far rifiorire questa orchidea? Assolutamente no. Anzi, le cure che richiede sono pochissime, a condizione di conoscere bene le sue richieste culturali. E soprattutto, se ben trattata, fiorisce con incredibile regolarità e facilità. Di solito, una volta che riusciamo a farla rifiorire, ci attacca il virus dell’orchidofilia, quella malattia che ci fa amare così tanto queste bellissime piante. Io, come tanti altri amici, ho iniziato con un Cymbidium; la soddisfazione di averlo fatto fiorire, mi ha fatto passare ad altre orchidee, sempre più difficili da far fiorire e studiarle dal punto di vista botanico ed evolutivo.
Ma veniamo ai Cymbidium. Sono per lo più orchidee epifite, che crescono sulla corteccia degli alberi; talora possono essere semi- terrestri, quando crescono alla base degli alberi, in humus fogliare; oppure, ma molto più raramente, litofite, quando crescono sulle rocce. Sono caratterizzate da grosse radici carnose, ricoperte da un velamen bianco.
Hanno sviluppo simpodiale, in quanto producono il nuovo getto annualmente su di un corto rizoma; col passare degli anni gli pseudobulbi risultano quindi strettamente ammassati fra di loro.
Ogni pseudobulbo porta da 3 a 12 foglie, che in certe specie sono dure e coriacee, mentre in altre sono sottili e flessibili.

Cymbidium erythraeum

L’inflorescenza può essere eretta, arcuata o pendula ed emerge, per lo più, in autunno dalla base dello pseudobulbo maturo.
Il fiore, come in tutte le orchidee, è costituito all’esterno da un sepalo dorsale e da due sepali laterali, all’interno da due petali e da un labello, che è la parte più vistosa e colorata del fiore, ed il cui fine è quello di attirare, in natura, l’insetto impollinatore. L’antera porta due pollinia.
Lo stigma è posto sotto la colonna, direttamente dietro l’antera. Il numero dei cromosomi nel genere Cymbidium è di 40.

Distribuzione

Il genere Cymbidium è distribuito principalmente nel Sud Est asiatico, dal Nord ovest dell’India (Sikkim, Khasia Hills, etc) sino al Giappone: si spinge però in basso, con alcune specie endemiche, sino all’Australia. Cresce per lo più sopra i 1000 mt d’altezza; solo poche specie (C.aloifolium e C.finlaysonianum, ad es.) crescono a livello del mare.

Classificazione

Il genere Cymbidium fu stabilito da Olof Swartz nel 1799, quando trasferì l’Epidendrum aloifolium Linnaeus nel nuovo genere Cymbidium, col nome di Cymbidium aloifolium (L) Sw, in Nova Acta Regiae Societatis Scientiarum Upsaliensis 6: 70. 1799.
Cribb anni fa riconobbe nel genere Cymbidium 5 subgeneri (subgeneri Cymbidium, Cyperorchis, Jensoa, Geocymbidium, Pachyrhizanthe) con 44 specie.
Oggi (2016) sono riconosciute invece 82 specie genere Cymbidium Swartz.

Umidità

Ideale 60/70%

E’ fondamentale la circolazione di aria, soprattutto quando fa caldo.

Cymbidium iridioides

Orchidaceae

  • Epidendroideae
    • Cymbidieae
      • Cymbidiinae
        • Cyanaeorchis
        • Cymbidium
        • Grammatophyllum
        • Graphorkis

Coltivazione

Già ai tempi di Confucio (551- 479 Avanti Cristo) diverse specie di Cymbidium erano coltivate in Cina per la loro eleganza, bellezza e profumo.
L’arrivo in Europa del C. insigne, ai primi di secolo scorso, diede un impulso alla loro coltivazione ed ibridazione. È da notare che per tantissimi anni solo alcune specie (C.eburneum, C. hookerianum, C. insigne, C. lowianum, C.tracyanum, C.sanderae, C.erythrostylum) hanno contribuito allo sviluppo degli ibridi attuali. Recentemente però l’ibridazione si è rivolta anche verso i cosidetti “minicymbidium” utilizzando Cymbidium a fiore piccolo, come C.pumilum, C.devonianum e C.ensifolium, oppure i cosidetti “cascade” ad inflorescenze pendule, in cui entrano specie ad inflorescende pendule (C.devonianum, C. floribundum, C. madidium, C. lowianum…).
La coltivazione dei Cymbidium è assai semplice, ove si rispettino le seguenti regole generali: usare un substrato assai drenante ma che mantenga al contempo l’umidità, dare molta, molta luce ed acqua d’estate, fertilizzare bene, ed esporre la pianta a temperature fresche in autunno, proteggendole però dal gelo.
Queste note culturali valgono soprattutto per l’Italia settentrionale, ove ho esperienza culturale diretta. Da notare che nelle zone centro-meridionali, più calde e quindi a clima più favorevole, possono essere lasciate all’aperto più a lungo, anche tutto l’anno.
Osservate con attenzione la tabella allegata, che rappresenta la situazione climatologica di un habitat tipico del classico Cymbidium a fiori larghi, habitat situato nel nord dell’India, nel Sikkim: è interessante notare come la pioggia passi da 6 mm a dicembre a 395 mm a giugno e addirittura a 582 mm a luglio; in inverno invece non piove quasi mai e le giornate sono soleggiate e fresche. Seguite con scrupolo le preziose indicazioni di questa tabella.

Dati meteorologici di un tipico habitat di Cymbidium, a Kalimpong, Sikkim (Nord Est dell'India)

 

Primo gruppo

Per semplicità di esposizione, divido i Cymbidium ed i loro ibridi in tre gruppi, a seconda delle loro origini ambientali e quindi delle loro esigenze culturali.

Il primo gruppo è quello delle specie himalayane e cinesi a fiori larghi, progenitori di quasi tutti gli ibridi standard, cioè di quei cymbidium che possiamo acquistare con facilità nei negozi di fiori o nei garden center; tra questi ricordo: C.tracyanum, C.lowianum, C.erythraeum, C.hookerianum, C.eburneum, C.insigne, C.erythrostlylum, C.sanderae, etc.

In natura i Cymbidium crescono tra 1000 e 3000 m; sono piante epifite e crescono su tronchi e rami di grandi piante, in foreste montane; il clima è caratterizzato, come si è visto nella tabella precedente, da estati calde ed umide e da inverni freddi e secchi.
Durante l’estate richiedono perciò un’ottima esposizione alla luce; si possono proteggere un pò dal sole di mezzogiorno, se si ha paura che questo possa bruciare le foglie; ideale sarebbe non superare i 30°C, mantenendo una buona umidità ambientale, ma crescono molto bene nel sud Italia, con temperature anche molto maggiori.
E’ perciò assai utile tenere d’estate i Cymbidium all’aperto, in terrazzo o in giardino; durante questo periodo bisogna innaffiare molto abbondantemente e fertilizzare con regolarità; io preferisco in questa stagione usare il concime ad ogni annaffiatura, anche se diluito rispetto alla dose consigliata dal produttore.

Verso la fine dell’estate può essere favorevole, per avere una fioritura regolare, che la temperatura scenda verso i 10°C di notte; è proprio questa esposizione al freddo che può aiutare nell’indurre la fioritura!
Contemporaneamente bisogna ridurre le annaffiature; ai primi di novembre, al nord Italia, dobbiamo ricordarci di riparare le piante dal gelo, anche se questi Cymbidium possono resistere ad una leggera gelata; ma è meglio non provare, non si vede la necessità di esporre queste piante a condizioni estreme. Con dicembre bisogna sospendere quasi del tutto le annaffiature, che devono essere assai parche e sporadiche, pur se è preferibile mantenere sempre umido il substrato.
Tenendo conto che nel Sikkim d’inverno le giornate sono molto luminose e c’è sole quasi tutti i giorni, e che spesso questi Cymbidium sono epifite su alberi a foglia caduca, ciò suggerisce che anche noi dobbiamo esporre i nostri cymbidium a buona luce; ricordarsi che la pianta continua la fotosintesi anche d’inverno.
Se tutto è andato bene, durante la coltivazione estiva, quando ritiriamo la pianta potremmo già osservare l’inizio dell’inflorescenza, che spunta dalla base dello pseudobulbo; la distinguiamo facilmente da un nuovo getto vegetativo in quanto essa è rotonda in sezione, ha una punta smussa e se la prendiamo tra due dita, è molto più “consistente” di quanto non sia il getto vegetativo.
In circa tre mesi si avrà la fioritura, di solito tra febbraio e marzo.
Terminata la fioritura, se necessario, si rinvasa; quando il nuovo getto vegetativo prende vigore si aumenta gradualmente l’annaffiatura ed il ciclo riprende.

Cymbidium sinense

Cymbidium kanran

Secondo gruppo

Il secondo gruppo comprende le specie himalayane e cinesi a fiore piccolo; tra queste ricordo: C. devonianum, C. pumilum, C. ensifolium, C. lancifolium, C. sinense, C. kanran, C. goeringii, C. elegans etc.
In natura crescono fino a 2000 m, sono semiterrestri e crescono in humus fogliare; hanno però anch’esse radici assai grosse di diametro, per cui richiedono un substrato simile alle epifite; si può aggiungere a piacere sfagno, foglie di faggio e/o torba.
Necessitano di maggiore umidità e sopportano un inverno fresco.
Si tratta di specie davvero belle e dalle dimensioni compatte, tanto che il Cymbidium sinense è stato oggetto nei secoli a selezione culturale, in particolare in Cina, Taiwan e Japan e lo si trova sempre di più in vendita anche nelle nostre mostre di orchidee.
Può essere perciò di un certo interesse, in caso di acquisto di Cymbidium sinense, sapere come ora vengono chiamate in oriente le sue varie classi orticulturali, in base alle loro caratteristiche morfologiche:

  • Qihua (fiori con forme peculiari), a sua volta diviso, in base alla morfologia dei sepali, in: tipo Heban (sepali simili ai petali di lotus), tipo Meiban (sepali simili a petali dei fiori di prugna), tipo Dieban (sepali o petali a farfalla), tipo Shuixianban (sepali simili ai petali di narciso).
  • Sehua (l’intero fiore ha differenti e brillanti colori) diviso in: tipo Suxin (labello bianco con un singolo colore per le altre parti del fiore) e tipo Caihua (vari brillanti colori per l’intero fiore).
  • Yeyi (foglie con vari colori ed aspetto, comprese quelle variegate) diviso in: tipo Xianyi (linee/macchie gialle o bianche con foglie all’interno verdi), tipo Aizhong (foglie nane), tipo Shuijing (tessuto fogliare ialo-bianco all’apice o ai margini, o anche nella vena della foglia), and tipo Duoyi (i cultivar esibiscono catteristiche morfologiche combinate di molteplici tipi Yeyi).
  • Cymbidium kanran: Descritto da Makino nel 1902 in Botanical Magazine 16: 10. Si tratta di un Cymbidium semiterrestre che cresce in Cina, Taiwan, Sud Korea e Giappone, ove è coltivato da vari secoli, con varianti molto ricercate. Si caratterizza per il fiore con sepali molto lunghi e sottili, quasi ragniformi, e le foglie strette ed acuminate.

Terzo gruppo

Il terzo gruppo comprende i Cymbidium tropicali o subtropicali, tra cui: C. aloifolium, C. dayanum, C. suave, C. finlaysonianum, etc.
Crescono per lo più a basse altitudini; richiedono una atmosfera costantemente umida e calda; è perciò utile una serra; la temperatura non dovrebbe mai scendere sotto i 16-18° di notte; d’inverno necessitano di molta luce e non vogliono l’asciutto dei Cymbidium himalayani, anche se desiderano meno acqua che d’estate, perchè non vanno in vero riposo.

  • Cymbidium dayanum
    A livello professionale gli ibridi di Cymbidium sono divisi in tre gruppi, a seconda del loro periodo di fioritura, con questo calendario: 

    • Varietà Precoci (fioritura Estiva-Autunnale), vengono esposte a forte luce, acqua e fertilizzazione già da gennaio-febbraio
    • Varietà Medie (fioritura Invernale) vengono esposte a forte luce, acqua e fertilizzazione da marzo/primi di aprile
    • Varietà Medio-Tardive (fioritura in Primavera) vengono esposte a forte luce, acqua e fertilizzazione da aprile/maggio
  • Cymbidium “Cascade”
    Vi è poi una nuova categoria di Cymbidium che sta emergendo, i cosiddetti “Cascade”; si tratta cioè di Cymbidium a inflorescenza pendula, dovuta alla presenza nel loro DNA di cymbidium ad inflorescenza arcuata o pendula, come ad esempio il Cymbidium floribundum.
    Uno è il Kiwi Midnight “Geyserland”, con un fiore così scuro da sembrare quasi nero… forse però il più famoso è il Cymbidium Sarah Jean, col suo ricercatissimo grex “Ice Cascade”, dal fiore bianco, immacolato.
  • Cymbidium pelorici
    Hanno una “malformazione” in cui ci sono tre labelli, in quanto i due petali hanno la struttura del labello. In questi Cymbidium la forma pelorica è stabile, tanto che vengono riprodotti per meristema.

Substrato

Poiché gli ibridi coltivati derivano per la gran parte dai Cymbidium del 1° gruppo, prendiamo ora in esame il substrato più indicato per queste specie. Come detto, sono piante epifite, che crescono in natura su tronchi e rami di alberi; il substrato perciò deve essere assai drenante ed aperto; ideale è il bark (pezzetti di corteccia di conifera) di pezzatura medio-grossa (1-2 cm), con aggiunta di pezzettini di carbonella (1-2 cm) e di polistirolo, in proporzione di 3:1:1; si possono però anche aggiungere pezzi grossolani di torba fibrosa o di gommaspugna oppure perlite o foglie di faggio sminuzzate o terriccio di bosco setacciato per eliminare la parte più sottile; questi materiali servono per mantenere l’umidità all’apparato radicale.
Molto dipende da quanto innaffia il coltivatore: più si innaffia, più deve essere drenante il substrato.
Buona idea è comunque di mettere del materiale inerte su fondo, per aumentare il drenaggio (argilla espansa di buona qualità, chips di polistirolo, pezzi di carbonella, etc..).

Un substrato che sto sperimentando, con apparentemente buoni risultati, è torba/perlite in rapporto di 3:1 circa, substrato che va mantenuto sempre umido, ma non troppo inzuppato d’acqua per evitare marciumi. Le radici vi crescono molto bene, con punte verdi molto attive. E’ un substrato molto usato in Olanda, ad esempio dal produttore dei cosiddetti “cascade”.
Ricordarsi che il vaso deve avere abbondanti fori di drenaggio; se ce ne fossero pochi, ne vanno praticati altri con il trapano o con un cacciavite arroventato sulla fiamma o con una forbice.
Il Cymbidium può essere coltivato anche in lana di roccia per floricultura (Grodan, ad esempio, che produce Grow-Wool o Grow-Cubes), come certamente avrete notato in certi Cymbidium che si acquistano nei garden center, e che sono di solito importati dall’Olanda; per uso domestico sconsiglio però l’uso della lana di roccia, sia per il “fastidio” che genera la lana di roccia a contatto con la pelle del coltivatore, sia perché richiede un rigoroso e costante regime di fertilizzazione (è sostanzialmente un sistema idroponico).

Substrato torna-perlite

Fertilizzazione

È consigliabile fertilizzare, in particolare nei mesi di crescita attiva (da maggio a tutto settembre) usando un concime di elevata qualità; tradizionalmente si consigliava il Peters o il Grow More. Le vicessitudini però che ha avuto il Peters (con la vendita dell’azienda alla Schultz, poi alla Everris che produce ancora un Peters professional Allrounder; anche se poi negli USA Jack Peters ha rifatto un’azienda di ferlizzanti che commercializza col nome di Jack’s. E poi la Scotts… un pò di confusione, no? ) ci porta ad utilizzare altri concimi di più facile reperibilità in Italia, ad esempio i buoni concimi KB (che poi di fatto ha assorbito la Scotts), in particolare si potrebbe usare quello liquido “universale”; è un NPK 6-3-6 ed ha una confezione abbondante e non costa molto. Eviteri quelli venduti, anche dalla KB, come “per orchidee”.
Secondo lo schema classico in floricultura, si inizia a primavera con un 20-20-20, per passare a giugno ad un 30-10-10; da settembre si consiglia di usare un fertilizzante povero in azoto e ricco in fosforo, tipo il 10-30-20, per aiutare la fioritura. Ovviamente, se non abbiamo un 20-20-20 o gli altri a formulazione variabile, possiamo usare quello che abbiamo, utilizzandolo, in particolare da aprile ad ottobre, ad ogni innaffiatura, in dosi più diluite rispetto a quelle consigliate dall’azienda. Ogni tanto lavare il substrato con acqua piovana, per diluire eventuali depositi di concime. Si possono anche usare fertilizzanti slow-release, tipo Osmocote, oppure i pellet di letame, mescolati al composto. Io uso anche con buoni risultati del tea di letame o di guano, ottenuto lasciando in infusione un po’ di letame/guano in acqua, e usando questo tea (filtrato dal letame/guano) quasi ad ogni annaffiatura.
Nel periodo estivo, di maggior crescita, sarebbe utile ogni tanto integrare con nitrato di calcio, per fornire così un supplemento di azoto; ricordarsi anche di usare con una certa regolarità il solfato di magnesio (sali di Epsom per gli anglosassoni), che può anche essere acquistato in farmacia, visto che viene venduto come… purgante. Il magnesio è ritenuto importante per l’induzione alla fioritura, e molti studi hanno correlato la scarsa produzione di fiori nei Cymbidium proprio al basso livello di magnesio riscontrato in analisi dei tessuti della pianta.
Uno schema usato dai professionisti olandesi prevede in fase di crescita il NPK 20-20-20 + nitrato di calcio + solfato di magnesio nel rapporto 6:3:1, mentre in inverno e per aiutare la crescita degli steli floreali, usano NPK 6-18-36 + nitrato di calcio + solfato di magnesio, sempre nel rapporto 6:3:1 Ottimale sarebbe usare un conduttivimetro per verificare la conducibilità elettrica raggiunta nell’acqua di irrigazione.
Un fertilizzante che sto provando quest’anno è il Rain mix di Akerne, che poi è la MSU formula, NPK 13+3+15+11CaO+3MgO (quindi a basso tenore di fosforo). Uso questo fertilizzante con acqua osmotica, stando sui 300 microsiemens (190 TDS), ma questo valore può essere modificato a piacere.

Cymbidium Sarah Jean, grex Ice Cascade

Vaso olandese, stretto ed alto, ideale per Cymbidium

Rinvaso

Si rinvasa di solito in primavera; ciò si rende necessario soprattutto se il substrato si è decomposto oppure se il vaso è diventato troppo piccolo. Preferisco rinvasare in un vaso non troppo grande rispetto alla dimensione della pianta, perché sembra (ma qui userei il condizionale… c’è chi pensa non sia vero) che la costrizione della pianta in un vaso piccolo ne favorisca la fioritura. Inoltre un vaso stretto riduce i rischi che il substrato resti troppo bagnato a lungo. Ricordarsi di aumentare sempre nei vasi nuovi i fori di drenaggio sul fondo, per permettere uno scolo rapido dell’acqua di annaffiatura.

Si svasa quindi la pianta; se stenta ad uscire, si gira il vaso all’ingiù e, premendone i lati, visto che di solito è di plastica, si riesce ad estrarre facilmente il cymbidium. Controllare per prima cosa le radici, che è anche un autoesame di come abbiamo coltivato la pianta. Se è coltivata bene, troviamo le radici molto sode con punta attiva. Se invece non siamo stati bravi, le radici saranno molli, spesso vuote e marcite; in questo caso eliminiamo le radici marce e tutte quelle che vengon via facilmente. Nella pulizia successiva si può usare anche un getto d’acqua, sfruttando la pressione di un tubo di gomma; insomma, le radici van pulite ben bene. Controllare poi gli pseudobulbi, eliminando quelli marci e togliendo eventuali vecchi e secchi residui fogliari alla base di quelli sani, anche se senza foglie. Se abbiamo riscontrato problemi di marciumi, dopo aver lavato bene le radici, è consigliabile mettere l’apparato radicale residuo a bagno in una soluzione acquosa con un fungicida, ad esempio un prodotto rameico.
Si può approfittare dell’occasione anche per dividere la pianta, in particolare quando è cresciuta lasciando al centro del vaso molti pseudbulbi nudi, senza più foglie. Nella divisione conservare eventuali pseudobulbi residui, che, se rinvasati, produrranno nuove piante.

Una volta pulita e disinfettata, se necessario, la pianta, preparare il vaso, dando la preferenza, se possibile, ad un vaso di plastica alto; personalmente, visto che eseguo il rinvaso annualmente, uso un vaso in cui la pianta ci stia abbastanza stretta. Se si preferisce rinvasare ogni 2-3 anni, meglio usare un vaso più largo. L’utilità di un vaso molto alto sta nel fatto che si può mettere un abbondante strato di materiale di drenaggio sul fondo; inoltre il cymbidium di norma sviluppa un notevole apparato radicale, fatto da radici molto grosse, che crescono bene in un vaso profondo. Un tipico vaso olandese da Cymbidum è alto 20 cm, largo 13, da 2 lt di volume.

Nuovo getto floreale formatosi ad ottobre

Cymbidium Isle Flamingo

Cure Mensili

Le cure sono riferite a coltivazione nel nord Italia.
Nel centro sud, le temperature sono più miti, e permettono di tenere la pianta all’aperto per buona parte dell’anno

  • Marzo: molti Cymbidium sono ancora in fiore, per cui vanno lasciati in pace. Possiamo invece controllare quelli sfioriti; se il substrato ci sembra vecchio e marcio, o se la pianta ha riempito completamente il vaso, dobbiamo pensare al rinvaso; in ogni caso tagliamo gli steli floreali secchi, le foglie secche e malate e le radici marce; togliamo gli pseudobulbi troppo vecchi, che imbruttiscono il vaso; se sono sodi e sani, metterli a parte in un vasetto, dopo qualche mese possono fare un getto vegetativo da un occhio dormiente. Innaffiare con cautela, solo se il substrato è secco e/o se la giornata è molto calda.
  • Aprile: gli ultimi Cymbidium terminano di fiorire, per cui possiamo completare il rinvaso di tutte le nostre piante. Aumentare progressivamente l’innaffiatura, quando si nota che il nuovo getto prende vigore vegetativo.
    Se è terminato il pericolo del gelo, possiamo mettere le piante all’aperto, evitando però una brusca esposizione al sole, che brucerebbe le foglie.
  • Maggio: aumentare le annaffiature; si può iniziare a fertilizzare, usando un concime molto diluito; le piante possono essere messe all’aperto senza più paura.
  • Giugno-luglio-agosto: innaffiare molto spesso, anche quotidianamente, in particolare se le giornate sono molto calde ed afose. Se abbiamo provveduto ad abituare in aprile le piante alla luce esterna, è possibile esporre le piante quasi al pieno sole; in questo caso le foglie diventeranno verde chiaro.
    Ricordarsi che le piante più ricevono luce (senza bruciarsi), più producono sostanze energetiche e nutritive (fotosintesi); ma hanno anche più bisogno di acqua e fertilizzante. Questi sono i mesi principali per lo sviluppo degli pseudobulbi, in quanto la crescita e la maturazione degli pseudobulbi è limitata ai mesi estivi.
  • Settembre: le giornate si accorciano e la luce diminuisce; diminuire parimenti le annaffiature e le fertilizzazioni.
    L’abbassamento della temperatura notturna è un fattore che favorisce la fioritura.
  • Ottobre: ridurre in modo drastico le annaffiature; riparare le piante tenute all’aperto, al fine di proteggerle da improvvise gelate. Al nord Italia, si possono mettere in una zona riparata, ad es. sotto un poggiolo, o a ridosso di un muro, eventualemte, nelle notti più rigide, si possono coprire le piante con del tessuto-non-tessuto, in modo da evitare brina e gelo.
    Non ha nessun senso e nessuna utilità, secondo me, esporre la pianta allo stress del gelo.
  • Novembre: se non lo si è fatto ad ottobre, in particolare nelle regioni del Nord, è meglio portare le piante al coperto, in serra o in altri locali adatti, o comunque in zone riparate. Ridurre nettamente le annaffiature.
    Le piante vanno tenute in un luogo luminoso e fresco, ma consiglio di evitare il gelo.
  • Dicembre-gennaio-febbraio: le annaffiature saranno molto sporadiche, ma non sospese del tutto, in quanto va evitato il raggrinzimento degli pseudobulbi; le piante infatti sono in riposo, nel nostro clima, per cui le loro radici non sarebbero neppure in grado di assorbire un eccesso di acqua.
    Va ricordato che se in natura è vero che non piove tanto in inverno, però si forma tutta le notti abbondante rugiada.
    Sorvegliare il getto floreale, che lentamente si sviluppa nei mesi invernali; se è molto lungo, conviene aiutarlo, legandolo con attenzione ad un tutore.
    Esistono però anche ibridi a stelo ricadente, i cosiddetti “cascade”. Durante l’inverno la maggior parte degli ibridi commerciali arriverà a fioritura. Se li si porta in ambiente riscaldato, tipo salotto, conviene aspettare che i fiori sino quasi aperti, perchè spesso gli steli perdono i boccioli, non ancora aperti, se vengono portati da un ambiente fresco ed umido ad uno caldo e secco, come è un ambiente riscaldato da caloriferi.

Cymbidium ibrido

Retrobulbo fiorito

Richieste culturali

Dove mettere la pianta? Mentre la pianta è in fiore, nel tardo inverno, deve essere tenuta dentro la casa o in una area protetta dove i fiori non possono essere colpiti da freddo, vento o pioggia.
Almeno una volta alla settimana deve essere bagnata pesantemente (quanto spesso dipende molto dal substrato Cymbidium Sarah Jean, grex “Ice Cascade” di coltivazione), portandola o in bagno oppure, se il clima lo permette, fuori dalla casa; dopo averla innaffiata a lungo, la si lascia drenare, e poi la si riporta in casa.
Quando la pianta ha finito di fiorire, lo stelo floreale può essere rimosso con delle cesoie e la pianta può essere posizionata all’esterno, in modo da ricevere luce solare dalla mattina alla sera. Naturalmente bisogna stare molto attenti nei primi giorni, quando portiamo la pianta da casa (ove riceve poca luce) all’aperto (ove riceve molta luce); bisogna evitare cioè, in questi primi giorni, di esporla subito direttamente al sole, in quanto potrebbero bruciarsi le foglie. Quando la pianta si è adattata alla luce, la si sposta in zone sempre più soleggiate. Ricordarsi che più la pianta riceve luce, più fa fotosintesi e quindi più cresce e si ingrossa, ma deve ricevere più acqua. Idealmente le foglie di un Cymbidium, messo correttamente alla luce, dovrebbero diventare di un verde/giallino pallido.
Se le foglie son verdi scuro, riceve poca luce. La pianta necessita di ombreggiatura solo nei giorni più caldi, quando la temperatura è sopra i 30°, e solo nelle ore di punta. Una situazione ideale è una struttura ombreggiata all’aperto, cosicché il sole, parzialmente filtrato, sia su di essa tutto il giorno.
La percentuale ideale per l’ombreggiante è del 30-40%. Se abituiamo presto e bene la pianta, possiamo tenerla anche in pieno sole, con ottimi risultati in termini di fioritura. Se non si ha una struttura ombreggiata all’aperto, la pianta può essere tenuta sotto un albero deciduo (pesco, susino o albicocco sono ideali).
Evitare alberi con foglie troppo fitte perché forniscono troppa ombra e potrebbero creare poi problemi alla fioritura del Cymbidium. Allo stesso modo, controllare che posizioni lungo la casa o vicino a steccati solidi o a garage non siano tali da ridurre troppo la luce solare che la pianta riceve, in quanto questo potrebbe comprometterne il perfetto sviluppo. La luce è infatti il fattore più importante; la sua carenza può compromettere la produzione dei fiori.
Le giovani piante, finché non hanno raggiunto la maturità, possono essere tenute in aree più ombreggiate.

Aria, acqua e umidità relativa

Le piante non devono essere posizionate troppo vicine tra loro, perché ciò ridurrebbe il movimento d’aria, incoraggiando le malattie. Idealmente le piante dovrebbero essere spaziate in modo che le foglie di una pianta non tocchino le foglie della pianta adiacente. Queste orchidee non sono danneggiate da forti venti; anzi una buona ventilazione evita molte malattie. I Cymbidium gradiscono sempre una elevata umidità relativa, almeno del 65% ; più è caldo più questo valore però deve aumentare, per arrivare in estate al 70-80%.
Durante la fase di sviluppo vegetativo le piante devono essere bagnate intensamente, almeno 2-3 volte alla settimana; se le piante sono in un substrato molto aperto e drenante possono esser bagnate addirittura ogni giorno, come succede in natura durante le estati monsoniche.
Se la fonte d’acqua non è di alta qualità, ad esempio troppo calcarea, non si deve bagnare in modo leggero queste orchidee, poiché ciò potrebbe causare un deposito di sali sul substrato, con possibili problemi alla pianta, sino a comprometterne la fioritura; è meglio in questo caso innaffiare con grande abbondanza, in Cymbidium ibrido modo che l’acqua esca facilmente dai fori di drenaggio.
Preferisco non mettere nessun sottovaso, in modo che l’acqua possa liberamente defluire dal vaso, riducendo rischi di marciume radicale. Se possibile, è meglio usare acqua piovana o da osmosi inversa, in questi casi addizionata con dosi leggere di fertilizzante, solfato di magnesio, nitrato di calcio etc. I Cymbidium sono piante molto resistenti e, per merito dei loro pseudobulbi, possono sopravvivere per lunghi periodi con poca acqua, anche durante i mesi più caldi; ma questo va a danno di un loro regolare sviluppo.
D’inverno usare acqua abbastanza tiepida, sicuramente sopra i 12°; l’uso di acqua fredda porta ad appassimento precoce di boccioli e fiori, e favorisce macchie sui fiori (Botrytis).

Malattie e parassiti

Se i Cymbidium sono ben ventilati e le annaffiature sono scrupolose ben poche sono le malattie che affliggeranno le nostre piante. Sorvegliare le punte delle foglie che possono annerire perché colpite da funghi o da eccesso di fertilizzanti o da problemi radicali: se questo colpisse più foglie, controllate lo stato delle radici, potrebbe star ad indicare un problema di marciume radicale.
Attenti a non esporre in primavera i Cymbidium bruscamente al sole, perché ciò potrebbe bruciare le foglie; stare molto attenti durante la fioritura ai pidocchi che con fastidiosa puntualità tendono a colonizzare i boccioli: in questo caso spruzzare con Pirimor o prodotti analoghi.

In caso di malattie fungine, caratterizzate da macchie scure sulle foglie e/o da marciume degli pseudobulbi o delle radici, usare uno dei tanti fungicidi rameici, che sono forse i meno tossici, oppure fungicidi più potenti, tipo Dithane, Folicur, Previcur, a seconda della patologia sospettata, rispettando però tutte le precauzioni del caso, in quanto si tratta di prodotti tossici per l’uomo e per l’ambiente. Ancor più cautela bisogna avere nell’uso dei pesticidi, quando si devono combattere le varie cocciniglie o gli acari o i pidocchi; questi insetticidi sono davvero tossici e pericolosi.

Le malattie e i parassiti più comuni sono:

  • ragnetto rosso, che è un acaro presente sopratutto in primavera ed estate tripidi
  • afidi ( pidocchi)
  • cocciniglia cotonosa
  • cocciniglia a scudetto
  • funghi patogeni, che possono portare a marciume delle radici o degli pseudobulbi; di solito la colpa è un ecceso di acqua in un substrato poco drenante
  • Botrytis cinerea, che è un fungo che colpisce con macchie brunonerastre i fiori e di solito è legato ad un ambiente molto umido; non danneggia però la pianta
  • lepidotteri, tra cui la Duponchelia, che si nutrono di foglie centrali e fiori
  • limacce e chiocciole, che possono mangiare la punta delle radici o i petali dei fiori, sopratutto in autunno/ inverno
  • muffa fuligginosa, che colpisce sopratutto l’ovario o altri parti del fiore, legata all’alta umidità; Retrobulbo fiorito controllare che non ci siano insetti che producono melata, su cui poi prospera questa muffa
  • topi, che se presenti in serra, possono rosicchiare i fiori

Riproduzione

Industrialmente viene eseguita per seme o, più comunemente, per meristema; si possono però comodamente riprodurre in casa, sezionando il rizoma durante il rinvaso e prelevando così qualche retrobulbo senza foglie; bisogna metterlo in un vasetto con sfagno o bark/perlite o torba/perlite o perlite da sola, cioè in un substrato che trattenga l’umidità ma dreni bene; dopo qualche mese produrrà un nuovo getto vegetativo; a questo punto lo rinvasate in un substrato di pezzatura più fine del solito, arricchito di perlite e sfagno e/o foglie di faggio; in 1-2 anni arriverà a fiorire.
In questa foto si vede un retrobulbo, separato dal rizoma “madre” ed invasato per conto proprio, che è fiorito dal primo getto vegetativo prodotto.

Testi e foto di  Gianantonio Torelli