Introduzione

La Neofinetia falcata è una piccola pianta di grande bellezza, profumata la sera, di facile reperimento e costo contenuto, almeno nella sua forma classica, insomma accessibile a tutti. Molti amici orchidofili riferiscono difficoltà a portarla a fioritura o comunque ad ottenere fiori in buon numero, consistenza e durata. Riporto, in questo articolo, la mia esperienza di coltivazione nella speranza che possa essere utile o comunque suscitare interesse e discussione. Ho anche colto l’occasione per rivedere la letteratura che sono riuscito a reperire sui libri e web per cercare di dare un’inquadratura piu’ generale dell’argomento.

Neofinetia falcata suruga fukurin

Neofinetia falcata hanakanzashi

Cenni storici

Non sarebbe corretto parlare di Neofinetiae senza un minimo inquadramento storico perché quella che, per noi occidentali, è una orchidea miniatura come tante altre, in Giappone, è stata ed è tuttora una pianta di elevato simbolismo, tanto da rapprperesentare una autentica mania (1,2,3,4). Tanto raggiunto un prezzo equivalente ad una casa con giardino.

Quando in Europa nel 1800 cercavamo maldestramente di coltivare orchidee tropicali, in Giappone le Neofinetiae erano già coltivate con successo da oltre un secolo. Esistono libri e raffigurazioni che ritraggono la Neofinetia falcata in Cina e Giappone già nel 1600, chiamata “Keiran Ichimei Fuuran” abbreviato poi semplicemente “Fuuran” che significa “Orchidea del vento”. Questo termine è ancora in uso e molto diffuso per indicare la forma più comune della pianta trovata in natura. La pianta era coltivata ed apprezzata nelle case dei Samurai e dei feudatari giapponesi che addirittura la portavano con se nei loro spostamenti. Da qui anche il soprannome di “Orchidea Samurai”. La forma del fiore ha, in effetti, una forma molto orientale che ricorda l’elmo di un Samurai. Un importante Shogun, Ienari Tokugawa, regnato nel 1787, aveva una collezione di  200 esemplari.

Il nome del genere Neofinetia, invece, rende omaggio ad Achille Finet un botanico francese della seconda metà del 1800 che si occupò soprattutto d’orchidee cinesi e giapponesi ma, la specie fu ufficialmente segnalata al mondo scientifico da Carls Petr Thunberg, naturalista svedese nella seconda metà del 1700. Il termine che identifica la specie “falcata” si riferisce invece alla curvatura dello sperone del fiore ma anche delle foglie. In Giappone esiste un’associazione orchidofila specifica per le Neofinetiae che è la Nihon Fuukiran Kai (Japanese Fuukiran Society). Poiché in Giappone è considerato particolarmente bello ed affascinante quello che diverge dal comune si è sviluppata un’autentica mania per le forme atipiche. Quando una pianta, differente dalla forma classica, nei fiori o nella vegetazione o nelle radici, viene trovata in natura, la Società Giapponese delle Neofinetiae dopo anni di coltivazione, se il carattere variante persiste, eleva la pianta da Fuuran a Fuukiran, che significa “orchidea di rango e ricchezza” (traduzione libera). Attualmente esistono di 170 Fuukiran registrate (4).

Cenni botanici e geografici

Il genere Neofinetia (sottofamiglia Epidendroideae, tribù Vandeae, sottotribù Sarcanthinae) è stato a lungo rappresentato da una sola specie la Neofinetia falcata (Thunberg) (5), . Nel 1996 è stata descritta una seconda specie, la Neofinetia richardsiana (Christenson), proveniente da Cina e Corea, caratterizzata principalmente da uno sperone molto più corto (1 cm anziché 4) (6, 7). Una terza specie cinese, descritta nel 2004, è attualmente da confermare: Neofinetia xichangensis (Lin). Quest’ultima avrebbe lo sperone  corto come la richardsiana ma diretto in avanti e il fiore sarebbe lievemente rosato.

Il genere è distribuito appunto in Giappone, arcipelago delle Ryukyu, Cina e Corea. E’ monopodiale con spiccata tendenza ad accestire. Assomiglia in tutto ad una Vanda in miniatura. Il fiore, nella forma tipica e più comune, è bianco dotato di un lungo sperone e profuma la sera poiché l’insetto impollinatore è una farfalla notturna (Fig.2). Cresce epifita o più raramente epilita. Gli alberi che la ospitano sono a foglie decidue e quindi, le Neofinetiae, sono esposte dall’ Autunno alla Primavera a forte luce ed a luce minore indiretta nei restanti mesi (8, 9, 10). Nel suo habitat le temperature estreme sono + 36° (massima estiva) e – 7° (minima invernale) ma più comunemente vanno dai 29 – 31° ai 3 – 4°. Piove poco (86 – 100 mm) nei mesi invernali e molto (200 – 450 mm) nei mesi estivi. Fiorisce in Estate. Il numero di cromosomi è 2n = 38 e si presta ad ibridazione con tutti gli altri membri della sottotribù Sarcanthinae (Vanda, Ascocentrum, Phalenopsis..). Viene riporta in letteratura una predisposizione a sviluppare marciumi a partenza dalle ascelle delle foglie se tenuta in posizione verticale, tendenza che io non ho riscontrato. Gradisce sempre un’ottima ventilazione anche dell’apparato radicale.

Figura 3

Figura 4

Figura 5

Figura 6

Cenni botanici e geografici

Mi sono imbattuto nella coltivazione delle Neofinetiae per caso, quando nel 2000 ho acquistato in un vivaio una cassetta piena di vasi vuoti o con piante morte ed alcune moribonde d’orchidee non identificate del Giappone. Fra queste, 4 Neofinetiae che, dopo due anni di cure intensive, sono fiorite con uno stelo e 2 – 3 fiori.

Dal 2002 fioriscono con regolarita’ e generosita’ tutti gli anni, forse grate di essere state recuperata dalla ormai prossima tomba.

Devo dire che, contrariamente a quanto riportato in letteratura, trovo queste piante molto resistenti alle malattie. Su 4 piante, in 7 anni, ho avuto solo un problema (una pianta) con il ragnetto rosso trasmesso da piante adiacenti ed uno svasamento traumatico da parte del gatto del vicino che ho pio sottoposto a jettatura.

Io le coltivo così: Premetto che non dispongo di una serra. Rinvaso: Ogni 1- 2 anni a fine Febbraio – Marzo. Vaso di coccio forato anche lateralmente in prossimità della base per creare un “effetto camino” per l’aria, piuttosto piccolo per la pianta. Confermo la grande importanza d’areare bene le radici e mi  sembra strano che spesso si trovi consigliato di avvolgere le radici in sfagno. In Giappone comunque le troviamo in sfagno. Io non metto sfagno affatto. Sul fondo del vaso metto polistirolo a pezzi da 1-2cm e al di sopra metto carbonella non fine, precedentemente lavata in acqua piovana poi bark di pezzatura grossa . La base della pianta la posiziono al pari dell’orlo del vaso o appena più alta ma mai al di sotto del bordo.

Inverno: Le tengo in un “box” di policarbonato di 0,5 cm di spessore insieme ad altre piante anche grasse, situato nella nostra terrazza “a tetto” all’aperto (Fig.5). La luce è filtrata solo dal policarbonato. Visto che in natura vivono in foreste a foglie decidue è importante fornire molta luce, anche diretta, in Autunno, Inverno e inizio Primavera. Non fertilizzo mai e le lascio ben asciutte con qualche infrequente spruzzata di solo acqua di mattina nelle giornate di sole. La temperatura minima all’interno del “box” raggiunge di notte anche gli 0° ma più spesso è 2-6°. Vi è un forte sbalzo termico fra notte e giorno nelle giornate di sole.

Primavera – Estate: Quando la temperatura minima è stabilmente maggiore di 6° porto le Neofinetiae fuori dal box in terrazza in una posizione che permette molte ore di sole diretto (attenzione ovviamente se le piante non sono abituate). Aumento la frequenza delle spruzzate ed inizio ad annaffiarel, ogni tanto, una leggera fertilizzazione solo quando hanno recuperato un aspetto ben idratato. In maggio, quando anche i nostri alberi si coprono di foglie e la temperatura massima raggiunge i 27-30 gradi sposto le Neofinetiae in una parte della terrazza coperta da una tela ombreggiante 90%, molto alta dal pavimento, che lascia passare anche lateralmente molta luce riflessa (Fig.6). Le spruzzature d’acqua sono ora quasi quotidiane, sempre di mattina. Prima di annaffiare lascio asciugare il mezzo quasi del tutto. Quando piove le piante sono esposte alla pioggia. Per fertilizzare uso fertlizzante equilibrato con microelementi ½ gr/l (80 – 140 ppm di N) ogni 3 annaffiature su 4, in acqua piovana o da osmosi inversa. 1 volta / mese Magnesio solfato ½ gr/l, 2 volte / mese Calcio nitrato 0,5 gr/l. La quarta annaffiatura è di sola acqua piovana. 1 o 2 volte / anno non è male fertilizzare con concime organico (Thè di letame di cavallo in acqua) per colmare l’eventuale carenza di microelementi più rari. Nei mesi piu’ caldi le piante fioriscono e le portiamo nella sala da pranzo cosi’ come facciamo per tutte le altre piante fiorite. E’ opportuno allora lasciarle piu’ asciutte.

Autunno: Quando la temperatura si abbassa e la luce del sole perde d’intensità ed assume un colore piu giallo, riposiziono gradualmente le piante al sole anche diretto per poi rimetterle nel box di policarbonato quando le minime scendono di nuovo al di sotto dei 4-6 gradi.

Consiglio a tutti di aggiungere una Neofinetia alla proprio collezione, non ve ne pentirete.

Cenni botanici e geografici

1) http://angrek.com/AAOS/Past/9701/Txt/Neofin.html The orchid of the Samurai

2) http://www.orchids.it/2006/09/28/neofinetia-falcata-orchidea-samurai/ Neofinetia falcata:l’orchidea dei Samurai

3) http://www.neofinetia.com History of the Fuukiran

4) http://homepage3.nifty.com/plantsandjapan/page046.html : Neofinetia falcata

5) “The manual of cultivated orchid species” (ed.3) pag.416-416.

6) http://www.geocities.com/RainForest/6917/neofinetia_richardsiana.htm?200724 Neofinetia richardsiana

7) http://orchidlady.com/pages/orchidGarden/Neofinetia.html Fuki-Ran, The Samurai Orchid

8) http://www.orchidspecies.com/neofinetiafalcata.htm 

9) http://www.orchidculture.com

10) http://newworldorchids.com/pages/neoculture.htm

Neofinetia falcata hanakanzashi

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