La conservazione delle orchidee: Centro Flora Autoctona – ALAO

Lo scorso Venerdi 13 Aprile2007, presso il Centro Flora Autoctona ubicato alla Villa Bertarelli, a Galbiate (LC) si è svolta una conferenza con lo scopo di fare il punto sul progetto che il Consorzio Parco del Monte Barro ha lanciato tempo fa, dove l’ALAO, cerca di contribuire attivamente al pieno successo del progetto. La serata è stata presentata dal responsabile del centro M. Villa, dal Prof. S. Pierce dell’universita dell’Insubria e dalla Dott.sa R. Ceriani, i quali per l’occasione (apprezzata da tutti), hanno fatto visitare i laboratori per la conservazione della biodiversità. Attraverso l’osservazione al microscopio elettronico si è potuto osservare le fasi di germinazione delle diverse specie di orchidee spontanee propagate.

La relazione del Prof. Pierce ci ha reso edotti sulle varie procedure seguite durante le fasi di semina, senza tralasciare alcun particolare:dal trattamento dei semi attraverso l’uso di candeggina, (che è un ottimo metodo per stimolare la sua germinazione), usata per rompere il pigmento del seme e “liberarlo”, sino all’uso di prodottinaturali come substrati di coltivazione sperimentale. Ci ha raccontato di come ha sperimentato la semina delle Ophris insectifora, e O.sphegodes nel latte di cocco, ottenendo un alto tasso di germinazione, mentre scarsi sono stati i risultati raggiunti nella semina di O.benacensis nello stesso substrato.

Queste sono solo alcune delle specie della famigla delle Orchidacee che necessitano di specifici interventi di conservazione all’interno del Parco del Monte barro(LC), una montagna calcarea delle Prealpi lombarde di circa 900 metri di altitudine. L’identificazione e la classificazione di tutte le specie presenti, la densità delle popolazioni di orchidee individuate sono state censite e inventariate mediante GPS (Global Positioning System).

Complessivamente sono state individuate 22 specie all’interno del parco. Le popolazioni hanno dimensioni estremamente variabili, per 8 specie di queste sono state rinvenuti meno di 30 individui, tra le specie a rischio si rileva l’Epipactis atrorubens ed helleborine.

Il motivo principale dell’estinzione è sempre lo stesso: lo sfalcio dei prati, necessario per il mantenimento dei prati è fonte di interruzione per le specie, della loro riproduzione sessuale; sarebbe auspicabile istruire le guardie ecologiche. Il progetto prosegue e vi terremo aggiornati sui progressi. Chi desidera scrivere per comunicare direttamente col Centro Flora per un proprio supporto al progetto di salvaguardia può scrivere a: simon.pierce@uninsubria.it oppure centroflora@parcobarro.it

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*