La coltivazione del genere paphiopedilum

Corso di coltivazione sostenuto dal socio A.L.A.O. Sandro Sartorio il 7 Novembre 2009

Il 6-7-8 novembre 2009 si è svolta la manifestazione Varese Orchidea ’09 presso Villa Recalcati. In questi tre giorni si sono susseguiti interessanti corsi di coltivazione dei vari generi di orchidee e altrettante interessanti conferenze. Uno dei corsi di coltivazione, a mio parere meglio presentato ed esaustivo, è stato quello del genere Paphiopedilum, sostenuto dal nostro socio A.L.A.O. Sandro Sartorio.

Nei tempi storici i Paphiopedilum sono state le orchidee più coltivate nel mondo; negli anni ’80 la forme del fiore è stata portata alla massima grandezza, con colori molto affascinanti, attraverso l’ibridazione. Al giorno d’oggi il concetto è cambiato ed è avvenuta la riscoperta delle piante multiflora, partendo per l’ibridazione dal Paphiopedilum rotschildianum e P. sanderianum: Si tratta di orchidee multiflora che sono allo stesso tempo anche specie molto rare.

Paphiopedilum esquirolei

Paphiopedilum charlesworthii

Alcune orchidee di questo genere vengono impollinate dalle formiche, si pensa che i baffi che toccano terra siano dovuti a questa esigenza (per facilitare la salita alle formiche) ma si tratta solo di una supposizione. I Paphiopedillum sono piante monopodiali, cioè che hanno un solo piede; difficilmente accestiscono, per questo motivo è più difficile riprodurle rispetto ad altri generi.

Le orchidee simpodiali, come le Cattleya, sono a più piedi e sono facili da riprodurre per divisione.

Il Paphiopedilum non ha pseudobulbi (quindi non ha la riserva d’acqua), quindi non è una pianta che ha bisogno di un periodo di riposo. Le orchidee con pseudobulbi, nel DNA hanno una registrazione ancestrale che in base al periodo (ad esempio stagione secca e quella delle piogge) stabilisce quando la pianta deve fiorire.

Paphiopedilum spicerianum

Le orchidee monopodiali crescono in continuo, cioè ha sempre un minimo di crescita costante; sono piante più sensibili alla mancanza di acqua e nutrimento. I Paphiopedilum in natura crescono nel terreno (orchidea terrestre) delle foreste tropicali oppure, più frequentemente, nelle spaccature tra le rocce dove si accumulano detriti che con il tempo si trasformano in terriccio; il substrato quindi è più terricolo, quindi contiene più sostanze nutritive, molto drenante e con una buona capacità di

trattenere l’umidità; nelle orchidee vale sempre la regola: “umido ma non fradicio”.

Queste orchidee hanno un bisogno limitato di luce, ma esistono alcune differenze, se le foglie sono verdi scuro, lunghe e coriacee, hanno bisogno di poca luce, quelle con foglie più tondeggianti e maculate hanno bisogno di più luce. Un terzo tipo è dato da quelle che portano più fiori, che hanno bisogno di un apporto di luce maggiore; si tratta di ibridi che derivano dalle due specie citate precedentemente. Se le foglie virano a un verde più scuro vuol dire che manca la luce ottimale; nel caso in cui ingialliscono vuol dire che si ha troppa luce (con troppa luce, o in pieno sole, si ottengono delle bruciature sulle foglie).

Paphiopedilum acmodontum

Paphiopedilum conco x bellatum

L’umidità, anch’essa molto importante, deve essere sempre presente. In casa si possono avvicinare più piante, in modo da creare un microclima, oppure appoggiandole su un sottovaso riempito di argilla espansa e acqua che non deve toccare i vasi per non creare marcescenze.

La ventilazione è sempre utile, per tutte le orchidee, perché l’umidità stagnante da origine a processi di marcescenza, inoltre, se fa troppo caldo, la ventilazione diminuisce lo stress climatico delle piante.

La temperatura, dipende anch’essa dalle foglie: Le piante dalle foglie verde scuro monoflorali gradiscono temperature intermedie con punte fredde (di notte anche 12°C), le piante dalle foglie picchiettate o multiflorali gradiscono temperature più elevate; bisogna fare attenzione, perché aumentando le temperature si abbassa automaticamente l’umidità.

L’apparato radicale dei Paphiopedilum è estremamente sensibile, ha un metabolismo molto raffinato che utilizza per sopravvivere con un apporto minimo di nutrimento (≈ 1 g/L).

Essendo orchidee terrestri, hanno quindi bisogno di un composto formato da corteccia con presenza di carbonato di calcio (1 litro di corteccia con 1g di gesso); questo perché il sottosuolo delle zone di origine è formato da materiale in decomposizione originato da piante cadute, non vera e propria terra; la corteccia è molto utilizzata perché trattiene molto l’umidità, ma non rimane fradicia.

Un problema noto è che il composto da neutro tende a diventare acido a causa della decomposizione, per questo motivo si aggiunge del carbonato di calcio al substrato, inoltre per evitare il problema si consiglia di cambiare spesso il substrato, non aspettando oltre i due anni; quindi sono piante che hanno bisogno di terriccio fresco ragione per la quale reagiscono in modo positivo.

Paphiopedilum delanatii

Paphiopedilum greenvale

Al composto si possono aggiungere anche delle foglie di faggio parzialmente decomposte o della perlite per aumentare la porosità; il terriccio di faggio non si può più raccogliere (è illegale), inoltre avere piante con diversi substrati crea difficoltà nella gestione delle bagnature, per questo motivo si è cercato un materiale che soddisfacesse tutti i tipi di orchidee.

In caso di necessità sono orchidee che si possono trapiantare in qualsiasi stagione, visto che le radici sono sempre attive a causa della mancanza dei pseudobulbi; altrimenti si preferisce trapiantarle in autunno o primavera; quando si rinvasano ci vorrebbe un apporto di vitamine.

Molto importante è la preparazione della corteccia con il gesso, se la corteccia non viene inumidita in precedenza, il carbonato di calcio se ne va con le bagnature; a contatto della corteccia umida, invece, si scioglie e aderisce meglio ad essa.

Normalmente si utilizza il vaso trasparente in modo da poter sempre vedere lo stato delle radici, non è necessario per la pianta, si tratta solo di un fattore di comodità per la coltivazione, il vaso trasparente serve per le piante epifite (che crescono sugli alberi) perché sembra gradiscano un apporto di luce alle radici.

Un errore costante è dato dall’utilizzo di un vaso più grande del necessario; il nemico principale è dato dalla non circolazione dell’aria nel substrato, dove non ci sono le radici si creano delle zone con mancanza di attività (che diventano acide), appena le radici crescono in quella zona marciscono. Normalmente, dopo la fioritura la pianta madre emette delle nuove piantine, dopodiché dopo un anno o due circa questa muore.

Paphiopedilum gratrixianum

Paphiopedilum sukhakulii

Paphiopedilum tigrunum

Paphiopedilum appletonianum

Paphiopedilum lowii

Paphiopedilum micranthum flaveoalbum

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