Introduzione alle orchidee spontanee d’Italia

Introduzione alle orchidee spontanee d’Italia

Conferenza sostenuta dal signor Paolo Laghi l’8 settembre 2012

Cypripedium calceolus

Il 7-8-9 settembre 2012 si è svolta la manifestazione Varese Orchidea ’12 presso la Villa Napoleonica situata nel Centro Congressi Ville Ponti di Varese. Sabato 8 settembre il signor Paolo Laghi ha presentato la conferenza “Introduzione alle orchidee spontanee d’Italia”.
Quasi tutti hanno già visto qualche orchidea spontanea, perché se una persona ha occhio prima o poi ci si incappa. Le orchidee spontanee italiane sono molto belle e particolari, nulla in meno rispetto alle orchidee tropicali abitualmente conosciute, inoltre i colori, le forme e la varietà cambiano molto.
La famiglia delle orchidacee è tra le più numerose e diversificate del regno vegetale, essa raggruppa in se circa un decimo delle specie angiosperme viventi, contando rappresentanti in tutte le aree del globo, con le sole eccezioni del permafrost, dei deserti sabbiosi e degli habitat strettamente acquatici.

La difficoltà di colonizzazione di questi ultimi è probabilmente dovuta ai complessi fiori ad impollinazione entomofila, cioè strettamente legata agli insetti, infatti, ci sono molte orchidee palustri ma non acquatiche. Si pensa esista persino l’adattamento alla vita “carnivora”; sembra essere presente nel genere Aracanuia endemico di un tepui che si eregge nel bel mezzo della foresta tropicale del Venezuela, ad un’altitudine di circa 3000 metri. Alla base delle foglie sono presenti delle piccole strutture appiccicose che fanno pensare all’adattamento alla vita “carnivora”, ma si stanno facendo ancora molti studi su questo argomento.
Mentre la maggioranza delle orchidee esotiche è epifita e litofita, le specie europee sono tutte terricole. Secondo alcuni ci sono specie europee come le Liparis, Malaxis e Marvia che vivono su sfagno sono da considerare epifite, perché vivono su una pianta.

Limodorum abortivum

Epipactis palustris

Nel mondo ci sono oltre 800 generi ed oltre 25000 specie, ma bisogna tener ben presente che se ne scoprono di nuove ogni giorno. In Europa e nelle regioni mediterranee ci sono circa 300 specie di cui in Italia ce ne sono 189 comprendendo anche le sottospecie e circa 240 taxa.
Alcune specie sono dette micotrofiche, mancando di clorofilla, vivono esclusivamente grazie alla simbiosi con micro funghi che ricavano nutrimento dalla demolizione della sostanza organica presente nel terreno. I funghi demoliscono le sostanze organiche preparando gli alimenti alle orchidee, essendo una simbiosi, in cambio le orchidee offrono superficie di sviluppo al fungo (cioè le radici) e acqua. Sono orchidee a cui mancano le foglie e quindi non effettuano mai la fotosintesi clorofilliana, quindi, la loro vita fin dalla nascita si ha solo grazie alla simbiosi con questi funghi.

Alcune specie, inoltre, come l’Epipogium aphillum, fioriscono addirittura sotto terra producendo i semi grazie all’autoimpollinazione (per questo motivo questa specie spesso viene comunemente chiamata “orchidea fantasma”), vive nei boschi e spesso si individua grazie al suo intenso profumo di miele. Questa specie, come la Nigritella rhellicani, si differenzia dalle altre per il fatto che il labello si trova nella posizione superiore (all’insù), tutto ciò accade perché non si ha la normale torsione di 180° ma di 360°.
Altre specie sono dette micoeterotrofiche, come ad esempio la Corallorhiza trifida e il Limodorum abortivum, perché possiedono la clorofilla e integrano la loro nutrizione con quella derivata dalla simbiosi con i funghi. Ad esempio la Corallorhiza trifida non ha foglie, ma è di color verde, che è indice della presenza di clorofilla, in questo caso la sintesi clorofilliana viene utilizzata per la produzione di un maggior numero di semi. Il Limodorum abortivum è di color rossastro, la clorofilla è comunque presente, ma il colore verde è nascosto dal pigmento rosso. Può capitare, come nel caso del ritrovamento di un Epipatcis completamente di colore bianco, che cresca e fiorisca senza la clorofilla e quindi che si è sviluppata solo grazie alla
simbiosi con i funghi, anche se si tratta di una specie normalmente autotrofa, cioè che si nutre tramite la sintesi clorofilliana.

Epipactis purpata

Ophrys holosericea

Proprio a causa dell’importanza della simbiosi con questi funghi, è molto difficile coltivare le orchidee spontanee, soprattutto perché è molto complesso coltivare i funghi.
La maggior parte delle orchidee hanno i rizotuberi, cioè delle radici ingrossate che assumono forme e dimensioni diverse a seconda dei generi: ovoidali o subsferici in Anacamptis, Orchis, Ophrys e Serapias; fusiformi in Spiranthes e napiformi in Platanthera; tipicamente digitati in Dactylorhiza. Altri generi, quali Cephalanthera, Cypripedium, Epipactis e Neottia, gli organi ipogei sono organizzati in un rizoma che porta numerose radici filiformi. Nella medicina antica credevano che le piante con parti somiglianti a parti del corpo umano potessero guarirle dalle varie malattie, per questo motivo i rizotuberi digitati delle Dactylorhiza venivano utilizzati per la cura delle mani e quelli ovoidali venivano utilizzati come afrodisiaci vista la somiglianza con gli organi genitali degli uomini.

Nel periodo vegetativo, cioè dall’autunno alla primavera, dal rizotubero si sviluppano gli organi epidei, costituiti dallo scapo, sul quale si inseriscono le foglie (inverno) e l’infiorescenza (primavera). La parte aerea si dissecca dopo la fruttificazione (estate), per ricomparire nella successiva stagione vegetativa, prodotta dal nuovo rizotubero svernante.
Le foglie, ad eccezione delle specie micotrofiche nelle quali sono assenti o ridotte a piccole squame violacee o giallastre, sono generalmente ben sviluppate, di colore perlopiù verde talora con macchie o striature bruno-rossastre, di forma variabile nelle diverse specie e parallelinervie (ad eccezione di Goodyera che è l’unica specie di questo genere, che ha foglie reticolate). Le foglie basali sono generalmente disposte in una rosetta e man mano che si procede lungo lo scapo verso l’alto le dimensioni della lamina fogliare diminuiscono progressivamente, fino a diventare le brattee fiorali. Le foglie, inoltre, possono essere lisce o ondulate.

Ophrys annae

Ophrys bombilyflora x speculum

All’apice dello scapo, solitamente, si sviluppa un’infiorescenza a spiga, portante un numero variabile da 2 a oltre 100 fiori, ermafroditi e a simmetria bilaterale. La differenza di tutte le orchidee rispetto ai fiori classici, come ad esempio un giglio, è il fatto che gli organi sessuali sono fusi assieme in un’unica struttura (ma sempre con la loro distinzione) e hanno sempre simmetria bilaterale. Il pollinio è l’organo che contiene il polline raggruppato in granuli, in cui ad un’estremità è appiccicoso, in questo modo può attaccarsi agli insetti in modo da farsi trasportare da un fiore all’altro. Quando si attacca all’insetto, con il movimento dell’aria, il pollinio cambia angolazione così da aderire perfettamente all’organo femminile del nuovo fiore visitato. Nelle Anacamptis il pollinio si arrotola molto velocemente alla spirotromba delle farfalle impollinatrici, in questo modo rimane attaccato all’insetto con ottime probabilità; difatti, le Anacamptis hanno lo sperone con il fondo pieno di nettare, e quindi gli insetti sbattono la testa contro gli organi riproduttivi per succhiare il nettare. Molti insetti, come le api solitarie, vanno a dormire all’interno delle Serapias perché hanno fiori pelosi che riproducono dei fori, in cui la temperatura interna è più alta rispetto a quella esterna, quindi sono una sorta di tana riscaldata.

Ophrys apifera

Serapias vomeracea

Nel genere Ophrys, per mezzo di un sofisticato mimetismo sessuale, il labello simula in forma, colore e disposizione della peluria la femmina di alcuni imenotteri; i fiori emettono addirittura sostanze simili ai ferormoni prodotti dalle stesse femmine, come richiamo sessuale.
Durante il tentativo di accoppiamento con il labello (pseudocopula) i maschi delle specie impollinatrici raccolgono involontariamente il pollinio ed effettuano l’impollinazione nella successiva pseudocopula con un altro fiore. Alcune Ophrys possono ingannare specie diverse di insetti, al contrario di ciò che si pensava in passato.

La Chamorchis alpina è molto piccola e cresce nei pascoli alpini nelle zone dove finisce la vegetazione e cominciano le rocce (genere monospecifico endemico delle Alpi), il fiore viene spesso impollinato dalle formiche, dove il pollinio si incolla direttamente sul loro muso.
Ultimo esempio di stratagemmi naturali per attirare gli insetti è dato dall’Himantoglossum adriaticum, fiorisce all’inizio dell’estate e ha fiori molto complessi: il labello particolare si divide in tre lobi che si ritorcono su se stessi. In genere, tutte le orchidee dalle strutture molto complesse, utilizzano questo stratagemma per aumentare la diffusione del loro profumo, una specie di diffusore naturale. Grazie a tutti questi esempi possiamo stabilire che i meccanismi di impollinazione delle orchidee, e quindi i meccanismi della natura e della vita, sono fantastici.

Ophrys flavicans

Ophrys speculum x tentredinifera

Dopo la fecondazione si formano le capsule piene di semi piccolissimi che non presentano nutrimento per l’embrione; solo grazie ai funghi microscopici (la micorriza) che attaccano il seme, dandogli gli zuccheri necessari, riesce a germinare fino a crescere completamente, sempre in simbiosi con il fungo. Alcune specie fioriscono già dopo due o tre anni dalla loro nascita, invece per altre servono fino a 15 anni (come ad esempio Cypripedium calceolus) e quindi tempi veramente lunghi. Un altro esempio è dato dalla Neotinea ustulata, fiorisce dopo circa 10 anni dalla sua nascita ed è il motivo principale per cui in molte zone è in drastica diminuzione; per questo motivo non bisogna nemmeno raccogliere i fiori, oltre alla pianta intera, delle orchidee trovate in natura.
Alcune orchidee vengono colonizzate da insetti predatori, che approfittano dei meccanismi di attrazione degli insetti delle orchidee per catturare le loro prede. Ad esempio la specie Anacamptis pyramidalis, orchidea con infiorescenza di forma piramidale e di color rosa, che attira le farfalle con il nettare presente nel lungo sperone, spesso è colonizzata da predatori come il ragno Granchio (così detto perché sta in una posizione molto simile a quella dei granchi) che si approfittano del gran traffico di insetti presenti che arrivano per impollinare i fiori.

Il Cypripedium calceolus è una delle orchidee italiane dal fiore più grosso, essendo una pianta molto vistosa è stata pesantemente raccolta, per questo motivo è in via di estinzione. Il labello è a forma di sacchetto, gli insetti attirati ci scivolano dentro e devono passare in corridoi obbligati per poter uscire, nel tragitto di uno dei due corridoi raccogliendo il polline. Purtroppo, spesso gli insetti non riescono ad uscire e muoiono all’interno del fiore. Si tratta di un caso di evoluzione talmente avanzata di strategia di impollinazione che porta a rischio di morte l’insetto impollinatore, automaticamente aumentando anche il rischio di estinzione della specie stessa oltre al fatto che la pianta fiorisce solo dopo molti anni dalla sua nascita, produce al massimo due fiori alla volta e quindi si formano anche poche bacche, complicando ulteriormente il problema della riproduzione.

Orchis papilionacea

Traunsteinera globosa

E’ una pianta di difficile coltivazione, se raccolta in natura si ha una possibilità quasi nulla di farla sopravvivere, è per questo motivo che non va assolutamente raccolta; si trovano piante in commercio cresciute in vitro e poi adattate al vaso, quindi molto più semplici da coltivare.
Dopo aver spiegato le varie problematiche del Cypripedium calceolus e capito il motivo per cui le orchidee spontanee non vanno assolutamente raccolte, possiamo dedicarci ad alcune nozioni per la coltivazione di queste piante (esclusivamente trovate in commercio e derivanti dalla semina in vitro). Le piante comprate sono molto più semplici da coltivare rispetto a quelle strappate in malo modo dall’ambiente naturale. Il substrato di coltivazione per le orchidee mediterranee deve essere minerale, perché non amano molto le sostanze organiche visto che a lungo andare, con le alte temperature, sono sostanze che si decompongono causando il marciume della pianta. In base al tipo di substrato in cui vivono in natura, il substrato può essere calcareo o acido.

Riportiamo di seguito una delle ricette che può essere utilizzata per la coltivazione delle orchidee mediterranee:

  • 1 parte di Seramis
  • 1 parte di lava fine lavata
  • 1 parte di pomice fine lavata
  • 1 parte di agriperlite
  • 1 parte di ghiaino siliceo (diametro 2-4 mm)
  • 1 parte di fibra di cocco
  • ½ parte di Grit di “ostrica” per uccelli (o polvere grossolana di marmo) = SOLO PER TERRENI CALCAREI
  • 1 parte di carbone attivo fine

Dactylorhiiza sambucina nelle due forme di colore

Ophrys bombilyflora

Il Seramis non è fondamentale, ma facilita la coltivazione, è una sorta di cotto particolare, sottoforma di piccole sfere che viene prodotto in Svizzera, è estremamente poroso e trattiene l’umidità senza rimanere bagnato. Le orchidee terricole, durante la coltivazione tollerano poco gli sbalzi di umidità, per questo motivo vengono messi molti minerali, che assorbono molta acqua rilasciandola gradualmente senza essere troppo bagnati, in questo modo il centro del vaso diventa molto stabile dal punto di vista idrico. Maggiore è la diversità di minerali nel composto, maggiormente viene garantito l’equilibrio idrico. I vari minerali devono essere preventivamente lavati dalle polveri, altrimenti queste si compattano dando problemi alle radici. Tutto ciò è la chiave per la buona riuscita nella coltivazione di queste orchidee stupende.

La fibra di cocco è l’unica parte organica aggiunta ed è migliore alla torba, perché la fibra si bagna subito dopo alcuni minuti, anche se è completamente asciutta; al contrario, la torba, una volta asciugata, è molto difficile da bagnare. Si fa notare che in questa ricetta si ha una parte organica su sette, in altre ricette si arriva ad avere una parte su dieci. Solo nei climi più freddi, come in Inghilterra, le orchidee terrestri vengono coltivate nella terra da giardino, tutto ciò grazie alle basse temperature che non permettono la decomposizione delle sostanze organiche.

Nel caso in cui sono specie che vivono in ambienti calcarei, va aggiunto il Grit di “ostrica” per uccelli (o polvere grossolana di marmo), il Grit, in minima parte, funziona anche da concime. Il carbone attivo (utilizzabile anche quello per acquari) è molto utile perché assorbe le sostanze organiche che potrebbero danneggiare la pianta. La concimazione si effettua in autunno o alla ripresa vegetativa, con Osmocote o Baycote, alla dose di 1.5-2 grammi per un vaso del diametro di 15 cm circa. La concimazione è necessaria, l’importante è che venga effettuata con piccole dosi, perché il substrato minerale non basta a garantire il corretto sviluppo della pianta.

Alcune specie sono più semplici da coltivare rispetto alle altre, ad esempio la Dactylorhyza fuchsii ha fiori molto vistosi ed è molto semplice da coltivare, anche molto semplice da reperire. Ama vivere in terreni sempre umidi, quindi difficilmente marcisce, e ama i giardini ombrosi.
L’Anacamptis laxiflora vive negli ambienti di palude, dove in inverno ci sono circa 50 cm di acqua e in estate il terreno si asciuga permettendo la crescita di queste orchidee. Le orchidee palustri sono a rischio di estinzione, sia a livello nazionale che internazionale a causa della bonifica intensiva di questi ambienti. È un’orchidea molto bella e vistosa, alta fino a 60 cm, di facile coltivazione e molto rustica. La coltivazione delle orchidee palustri si ottiene tenendo il sottovaso pieno d’acqua durante tutto l’arco dell’anno. L’Epipactis palustris vive in paludi dall’acqua generalmente calcarea, ed è un’altra specie palustre molto semplice da coltivare.

Ophrys benacensis

Un esempio di orchidea mediterranea molto difficile da coltivare è l’Orchis purpurea, una delle orchidee più vistose del suo genere, molto diffusa nel centro-nord Italia. Per concludere e aiutare le persone che vogliono sperimentare la coltivazione delle orchidee spontanee italiane, elenchiamo alcuni negozi con rispettivi siti dove poterle acquistare:

  • CENTRAL PARK Italia, Saronno www.centralpark.it
  • BEYRLE Germania www.myorchids.de
  • GROUND ORCHIDS Germania www.ground-orchids.de
  • CRUSTACARE BVBA Belgio www.crustacare.be
  • SIMPLY SPECIES Inghilterra www.simplyspecies.co.uk
  • RARE PLANTS Inghilterra www.rareplants.co.uk

 

Ed alcuni libri dove poter ottenere tutte le informazioni utili per il riconoscimento delle orchidee in natura:

  • ORCHIDEE D’ITALIA: GIROS, IL CASTELLO;
  • ORCHIDEE IN TASCA: Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio;
  • ORCHIDACEE D’ITALIA: Paolo Grünanger, Quad. Bot. Ambientale Appl., 1l (2000); 3-80. Palermo, dicembre 2001;
  • GUIDES DES ORCHIDEES D’EUROPE: Pierre Delforge;
  • OPHRYS : Henrik Ærenlund Pedersen & Niels Faurholdt;
  • THE ORCHID GENERA Anacamptis, Orchis, Neotinea: H. Kretzschmar, W. Eccarius e H. Dietrich; EchinoMedia;
  • THE FLOWER OF THE EUROPEAN ORCHID: Jean Claessens, Jacques Kleynen;
  • I VARI ESPEDIENTI MEDIANTE I QUALI LE ORCHIDEE VENGONO IMPOLLINATE DAGLI INSETTI: Charles Darwin, a cura di Bruno Barsella e Roberto Dell’Orso, Edizioni ETS

Ophrys morisii

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