Il riposo nelle orchidee: riconoscerlo e rispettarlo

Dendrobium pierardii

Vorrei rispondere, attraverso questo articolo, alle domande più frequenti che sento fare relativamente al “riposo” delle orchidee. Una necessità della pianta che preoccupa molto chi è agli inizi, con il timore di non riuscire a capire come e quanto rispettarlo, ma che a volte invece viene sottovalutato e preso un po’ troppo alla leggera, con il risultato di vedere la pianta soffrire, o peggio morire, senza averne capito il perché.

Che cosa vuol dire “RIPOSO” per le orchidee?

In modo molto sintetico, è una situazione di rallentamento del loro metabolismo, in modo più o meno accentuato, per far fronte ad una condizione climatica e ambientale sfavorevole. Proprio come succede nel letargo di certi animali, le attività e quindi i consumi vengono ridotti al minimo per riuscire a mantenere le energie necessarie per quando riprenderanno condizioni migliori.

Tutte le orchidee ne hanno bisogno?

No. Ci sono orchidee che vivono in climi più costanti, dove le stagioni si avvicendano senza cambiamenti troppo drastici, per cui la pianta ha le condizioni giuste per poter crescere durante tutto l’anno. Ma ci sono altre regioni in cui ci sono notevoli diversità tra una stagione e l’altra, con periodi più umidi e caldi che favoriscono la crescita, seguiti da periodi più freddi e secchi durante i quali diventa necessario per la pianta, sebbene in modi diversi come vedremo, entrare in una fase di riposo. Orchidee generalmente da caldo, come ad esempio le Phalaenopsis, che crescono in zone equatoriali dove godono di un clima quasi costantemente caldo e umido e con poche oscillazioni delle temperature nelle stagioni, possono continuare la loro crescita durante tutto l’anno senza bisogno di entrare in riposo. Ovviamente, e questo vale per tutte le orchidee coltivate nelle nostre case, a causa del nostro clima continentale che nella stagione fredda può garantire ben poca luce con giornate corte e grigie, si prospetterà comunque per tutte una sorta di leggero riposo fisiologico, con una lieve riduzione di annaffiature e concimazioni.

Coma capire se una pianta vuole il riposo?

Non esiste un “metodo” per capirlo, bisogna semplicemente saperlo informandosi. Soprattutto quando si parla di riposo, non è sufficiente il “pollice verde”. Non mi stancherò mai di insistere su quanto sia doveroso e necessario informarsi sulle particolari cure che servono alla pianta che stiamo coltivando. Le informazioni ormai si possono trovare ovunque (i coltivatori da cui le compriamo, i libri, internet, le associazioni) e non abbiamo più scuse per dire “non lo sapevo”… 

 

Come mi devo comportare durante il riposo?

Quando prima dicevo che il riposo può assumere modalità diverse, mi riferivo alle esigenze diverse che piante diverse possono avere: ci sono orchidee che richiedono solo un leggero riposo, quindi poco più del riposo fisiologico invernale che daremo comunque a tutte, per cui provvederemo alla sospensione delle concimazioni, ad una riduzione delle innaffiature e cercheremo di fornire temperature più fresche. Ma ci sono altre orchidee che vogliono un riposo più marcato, che spesso viene descritto con una sospensione pressochè totale delle innaffiature fino alla ripresa vegetativa. Personalmente ritengo però che descrivendolo così porti ad una siccità forzata che difficilmente si riscontra anche in natura. Mi spiego meglio: nelle nostre case non avremo mai le stesse condizioni naturali di una foresta, in cui anche durante la stagione secca non mancano piogge occasionali, nebbie o condensa notturna. Se prendiamo alla lettera “niente acqua fino alla ripresa vegetativa” rischiamo di far disidratare davvero troppo la nostra pianta, col rischio che potrebbe non avere più le forze sufficienti alla ripresa primaverile. Io credo che in questo caso sia doverosa un’attenzione maggiore per capire quando dover intervenire comunque con delle spruzzature o delle lievissime annaffiature di supporto. Ma questa è una sensibilità che nessuno può insegnarci, ogni casa è diversa e ogni pianta è diversa, quindi dobbiamo acquisirla da soli con l’osservazione costante delle nostre piante.

La pianta a riposo, la metto più in ombra?

No, al contrario. Si può pensare che l’idea di un metabolismo rallentato, con poca acqua e temperature più basse, verrebbe sollecitato inutilmente da una luce generosa, stimolando la pianta ad un consumo di energie eccessivo. In realtà la luce dell’inverno è già così scarsa che possiamo considerarla il minimo indispensabile: non togliamole anche quel poco! Oltretutto anche in natura la stagione secca, che coincide con l’inverno, è quella in cui anche gli alberi che ospitano le orchidee possono perdere le foglie, cosicché la luce solare riesce a penetrare nella foresta più di quanto non succeda in estate.

 

Ancistrochilus rothschildianus

Catasetum pileatum

Cosa succede se non rispetto il riposo?

Nella migliore delle ipotesi la pianta non fiorisce. Nella peggiore, muore. Oltre che intensità diverse di riposo, ci sono anche necessità diverse per cui la pianta cerca il riposo. In alcuni casi il rispetto del riposo serve a stimolare quella fioritura che avverrà proprio dopo aver trascorso questo periodo di letargo. Un esempio di questa tipologia può essere il Dendrobium pierardii, che necessita di un riposo abbastanza drastico: se questa pausa non viene adeguatamente rispettata, all’inizio della primavera non produrrà fiori sugli pseudobulbi, che nel frattempo dovranno aver perso le foglie, ma ci sarà piuttosto una consistente produzione di “keiki”, al posto dei fiori. In un caso come questo si potrebbe sfruttare la voluta disattenzione del riposo per attuare un rinfoltimento, anche se più disordinato, di una pianta ancora giovane o esile. Ma certamente la pianta non muore. Ma se invece abbiamo a che fare con una pianta, come altro esempio, della famiglia delle Catasetinae (Catasetum, Cycnoches, Mormodes,…) il mancato rispetto di quel riposo molto drastico che richiedono (allora sì con un apporto di acqua pressochè nullo) porterebbe inevitabilmente alla completa marcescenza delle radici che fisiologicamente durante il riposo smettono totalmente la loro funzione di assorbimento dell’acqua. In questo caso, quindi, la morte sarà la conseguenza irreversibile.

La pianta manda segnali prima di entrare in riposo?

Non sempre. Nei casi sopracitati, per esempio, le foglie maturate nella stagione calda possono ingiallire, seccarsi e cadere. Questo in genere accade per quelle specie che richiedono un riposo più accentuato. Ma ci sono anche quelle che richiedono un riposo più leggero e in loro non si nota alcun cambiamento. Possiamo osservare che comunque, anche nelle specie che non vanno mai a riposo come le Phalaenopsis, nel corso dell’anno ci saranno dei periodi di crescita attiva con foglie nuove e radici in allungamento, riconoscibili per la punta di colore diverso, alternati a momenti di stallo in cui la pianta ci sembra ferma e anche la punta delle radici sparisce per riapparire ancora in un successivo momento di attività. Proprio perchè non sempre ci sono dei segnali che ci aiuterebbero a capire di più, sottolineo ancora una volta l’importanza di informarsi bene su cosa stiamo coltivando.

Il riposo è sempre invernale?

Praticamente sì. Coincide con l’abbassamento delle temperature e con la scarsità di acqua, e nei nostri climi a questo si aggiunge anche la scarsità di luce. Erroneamente noi equipariamo il caldo al secco (come la nostra estate), e il freddo all’umido (come i nostri inverni). In realtà nelle zone equatoriali dove vive la maggior parte delle orchidee, la stagione calda è quella più umida in cui la vegetazione è rigogliosa (pensiamo alla stagione dei monsoni), mentre l’inverno è la stagione più fredda in cui però le precipitazioni sono scarse. E’ altresì vero che nei nostri climi, anche durante le estati calde, se la luce forte e le temperature alte non sono supportate da un’abbondanza di acqua e di umidità, la pianta può entrare in una sorta di risparmio energetico e frenare la sua crescita. Ma questa non è una condizione di riposo geneticamente richiesta dalla pianta, semplicemente è una risposta momentanea ad una sofferenza momentanea.

 

Se riesco a tenere le condizioni ottimali, la pianta si può abituare a non richiedere riposo?

No, la pianta è geneticamente predisposta al riposo che richiede. Contrariamente ad una soglia di tolleranza nei riguardi di luce, temperatura ed umidità, per cui entro certi limiti la pianta riesce ad adattarsi, quando si parla di riposo si deve considerare che una pianta che è sempre vissuta in quel luogo, con quel clima e con quelle stagioni, si è evoluta proprio per far fronte ad una situazione climatica che si ripete costantemente ogni anno nello stesso modo da millenni. E questo non si cambia. L’unica forma di “adattamento” di cui si può parlare, è quando una pianta proviene dall’emisfero opposto al nostro, per esempio dal Sud America, ed essendo nata e cresciuta lì, il suo periodo di riposo invernale coinciderà con la nostra estate. In questo caso, quando la compriamo e la portiamo a casa con noi, sempre che sia robusta e in salute, dobbiamo sapere che avrà bisogno di tempo per ri-adattarsi ad una stagionalità opposta (dove l’estate diventa l’inverno e viceversa) e potrebbe richiedere anche più di un anno per riprogrammare i suoi ritmi tra vegetazione e riposo. Quindi si adatterà, è vero, alle nostre latitudini, ma non perderà il suo patrimonio genetico con il suo bisogno di riposo.

Come capire quando finisce il periodo di riposo?

Nei casi in cui la pianta richiede solo un leggero riposo, possiamo considerare di fornirle annaffiature leggere e più distanziate per almeno i due mesi più freddi dell’anno. Lo sviluppo delle nuove vegetazioni, che coinciderà con l’inizio della primavera e con le giornate più chiare e più lunghe, ci confermerà la fine del riposo. Anche per un riposo un po’ più marcato vale la stessa cosa, a meno di diverse indicazioni più specifiche che riguardano la specie considerata. Ma per quelle che richiedono un riposo molto drastico, e qui mi riferisco ancora come esempio alle Catasetinae, il riposo finirà solo dopo che vedremo spuntare la nuova vegetazione. Anzi, dobbiamo rigorosamente frenare il nostro istinto di innaffiare non appena scorgiamo solo la nuova gemma, e aspettare invece che la nuova vegetazione sia cresciuta di almeno 5 cm e che siano ben visibili anche le nuove radici. In tutti i casi, la fine del riposo porta alla ripresa delle innaffiature e delle concimazioni, ma tutto deve essere molto graduale sia nella ripresa che nella sospensione.

Cymbidium erythraeum

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