Gita Appennino Pavese 2016 – Racconto

Il secondo week-end di maggio 2016 la nostra associazione ha partecipato alla camminata sui colli pavesi per osservare le orchidee spontanee, proprietà di questo territorio molto interessante, guidati dal Dr. Gilberto Parolo, uno dei tre autori del libro “ORCHIDEE SPONTANEE DELL’APPENNINO PAVESE”. L’uscita è stata organizzata dal comune e da Gilberto per valorizzare il più possibile questo luogo, si tratta della sesta edizione che ci porta su di un crinale molto interessante sia dal punto di vista paesaggistico ma soprattutto naturalistico dato che c’è una grande biodiversità.

La prima orchidea incontrata è l’Ophrys holosericea, chiamata anche fuciflora, in piena fioritura in questo periodo.

Oltre alle orchidee abbiamo ammirato una stupenda fioritura di Alium nigrum, scoperto tre anni fa sul crinale e contemporaneamente nel bresciano, si tratta di un Alium mediterraneo che sta migrando verso nord a causa del surriscaldamento globale, sono molte le specie mediterranee che stanno effettuando questa migrazione come la Salvia verbenacea, parente della Salvia pratensis e Salvia officinalis.

Lungo il sentiero abbiamo incontrato le Orchis purpurea sfiorita, in fioritura tra fine aprile e i primi di maggio, orchidea molto bella dai fiori grandi rispetto alle altre specie italiane. Proseguendo di qualche passo abbiamo avuto la fortuna di trovare un esemplare ancora fiorito tra i cespugli, molto appariscente e bella. Tra le orchidee che popolano questo crinale non abbiamo potuto osservare l’Orchis coriophora dato che si trova in una zona molto ripida e pericolosa.

L’Ophrys fusca fiorisce tra fine aprile e i primi di maggio, qui si trova la sottospecie fusca dove raggiunge il suo areale più settentrionale. Nell’Appenino è presente in alcuni siti e qui si trova la popolazione più numerosa, circa 100-200 scapi fiorali, si tratta di una buona popolazione. Quando ci sono pochi esemplari cominiano a svilupparsi degli alleli non più buoni, una popolazione è considerata buona se supera i 50-100 individui.

Altra orchidea molto bella e appariscente che abbiamo incontrato è l’Himantoglossum adriaticum, ha infiorescenze molto allungate, non è un’orchidea molto comune nella zona. Tappa divertente e molto rappresentativa è stata la dimostrazione della tecnica di riproduzione delle Ophrys attraverso il semplice utilizzo di una matita e un fiore di Ophrys banacensis.

 

La riproduzione è l’obbiettivo principale di tutti gli esseri viventi, le orchidee sono molto specializzate nell’impollinazione incrociata, ciò comporta l’utilizzo di un veicolo per il trasporto dei pollinii, generalmente si tratta sempre di insetti. Molte orchidee terricole hanno modificato la forma del fiore per farlo assomigliare il più possibile alla femmina dell’insetto impollinatore ed emettono sostanze simili ai ferormoni per attirare i maschi che arrivano e si accoppino con esso. Quando l’insetto cerca di copulare con il fiore lo agita e si carica sulla testa i pollinari, le masse polliniche alla base hanno una piccola ventosa che aderisce sul capo del mal capitato, a questo punto i filamenti del pollinio perdono fulgore e si inclinano, così facendo quando l’insetto va a visitare un altro fiore deposita i pollinii sullo stigma, parte femminile recettiva del fiore. Proprio questa manovra è stata eseguita mediante l’utilizzo di una matita. Nelle orchidee il sistema riproduttivo maschile e femminile è riunito in un’unica struttura chiamata gimnostemio, composta dallo stigma e dall’ampera (pollinari), è l’unica famiglia di piante con questa caratteristica. Normalmente tra lo stigma e i pollinari si ha una struttura apposita per evitare l’autofecondazione. L’Ophrys apifera non segue questa regola, normalmente le orchidee hanno una o due specie di insetti impollinatori a cui sono legate, invece lei sembra aver perso il suo insetto impollinatore, quindi i pollinari si ripiegano e vanno ad autofecondare il fiore. Con l’autofecondazione si ha la certezza della produzione di semi, però il genotipo non ha più quella variabilità che gli permette di adattarsi con maggiori probabilità ai cambiamenti ambientali.

Quest’anno le popolazioni si O. fusca e di O. banacensis sono aumentate. Abbiamo trovato una pianta in fiore di Listeria ovata e molto importante una di Aceras anthropophorum, mai segnalata sulla Costa, si tratta di una nuova specie che è segnalata solo in un atro sito in tutto l’Appennino pavese.

La Cephalanthera damasonium era ancora semichiusa, spesso nelle orchidee di questo gruppo il fiore non si apre nemmeno, rimane semichiuso e si autofeconda. Per concludere questa stupenda passeggiata abbiamo pranzato tutti assieme con una buona grigliata.

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