Intervista a cura di Francesca Castiglione

Da quanti anni sei appassionato di orchidee? Com’è nata questa passione?

Ottima domanda! Non ne ho la più pallida idea! Diciamo che nel ramo tedesco di famiglia la botanica era il grande hobby, i miei bisnonni adoravano la flora europea e avevano addirittura progettato su carta il giardino di casa pianta per pianta, di cui conservo ancora il progetto; mia nonna aveva studiato biologia all’università e adorava alla follia le Cactaceae che si divertiva a impollinare e seminare mentre sua sorella, Tante Jutta, amava la flora alpina e curava i giardini e le piante di casa come una generalessa; la sorella di mio padre, Tante Inge, adorava invece i funghi, mentre mio nonno impazziva per i muschi, i licheni e la distillazione di oli essenziali dalle Giftpflanzen selvatiche, ma aveva un gusto tutto particolare per le orchidee spontanee dell’Europa e del medio oriente e aveva partecipato a varie spedizioni. Ma soprattutto tutti compravano tantissimi libri che mi mostravano di continuo e che adoravo leggere. Poi arrivo io: all’inizio mi piacevano le carnivore e le cactacee, poi negli anni dell’università mi sono definitivamente convertito alle orchidee tropicali, e tanti saluti.

Hai mai coltivato orchidee? Quali tipi e come? (oppure se no: come mai?)

Anche qui ottima domanda! A Bologna non ho neanche un po’ di spazio: gli anni passati coltivavo con il mio amico Massimo Gregori nella sua Stanzaserra (una stanza climatizzata dedicata solo alle orchidee) dove, ai tempi di massimo splendore, c’erano più di 1100 piante. Massimo era particolarmente eclettico e arraffava di tutto. Adesso di tanto in tanto cerco di rendermi utile con le piante altrui. Sono particolarmente soddisfatto del lavoro fatto con il mio amico Luca Pessina ma devo dire che anche con gli altri amici nonché con i soci SFO mi diverto parecchio.

 

Come mai hai smesso di coltivare?

Purtroppo Massimo ha deciso di ritirarsi dal mondo delle orchidee e mi devo accontentare di casa, malgrado sia un ambiente ostile e malvagio nei confronti della vita vegetale, oltre che avaro di spazi. Qualcosina di piccolo e coriaceo riesco a tenere: qualche Gastrochilus, Bulbophyllum, Lepanthes e gli ibridoni di Phalaenopsis che di tanto in tanto mi rifilano.

 

Com’è nata la tua passione per le patologie delle orchidee, soprattutto dei virus?

Un po’ per curiosità, un po’ per necessità. La patologia vegetale applicata alle orchidee non è un grande argomento di conversazione e mancano opere specifiche. Per meglio dire, ci sono, ma sono spesso datate oppure iperspecifiche o, peggio ancora, di molte se ne ignora l’esistenza in ambito italiano complice la loro redazione in lingue straniere quali inglese, tedesco, francese e via dicendo. Così ho deciso di approfondire studiandole per i fatti miei prima come uditore ad Agraria qui a Bologna, poi con un master in patologia vegetale, e sto continuando ancora. Ma i virus delle orchidee mi hanno colpito perché in Italia praticamente non se ne parla o se ne parla a sproposito e con scarsa o nulla cognizione della materia, contribuendo spesso a dei notevoli danni nelle collezioni perché, a scanso di equivoci, attualmente sulle piante al di fuori dalla fase “poche cellule in vitro” non c’è cura. Ecco perché in associazione cerchiamo di sensibilizzare e divulgare al meglio questi particolari aspetti, non per scatenare paranoie e fobie assortite quanto per sensibilizzare sulle misure di cura dei vari stress e patologie, quando ce ne sono, così come sulle buone pratiche agronomiche, gli strumenti e i protocolli di diagnosi e profilassi. Dal mio punto di vista non ha senso coltivare senza sapere come agire “quando le cose vanno male” o potrebbero andare male. Le piante sono esseri viventi, non complementi d’arredo, e come tali possono ammalarsi!

 

Da neo presidente SFO, spiegaci le caratteristiche e qualità della tua associazione.

Non credo che sia molto differente da voi in ALAO! Cerchiamo di coltivare orchidee, di formare i soci al meglio delle nostre possibilità (un’associazione deve avere comunque una forte impronta didattica e formativa) e di divulgare la nostra passione ai curiosi e appassionati che incontriamo o che ci seguono (più persone coltivano orchidee e più la nostra passione ne guadagna e si arricchisce). C’è inoltre una notevole componente godereccia: è ancora più bello ritrovarsi e parlare di orchidee se lo si fa in allegria e in amicizia!

 

Qualche progetto futuro o sogno nel cassetto?

Tantissimi, sia con l’associazione, sia privatamente. Ma credo che il più pressante sia riuscire a viaggiare per orchidee prima che i loro habitat vengano compromessi definitivamente dalla stupidità umana.

 

Prima o poi tutti commettiamo qualche errore, ad esempio sulla coltivazione, qualche piccolo inciampo nella tua storia da orchidofilo?

Ce ne sono un’infinità, altro che piccolo inciampo! Con Massimo ne abbiamo combinate di ogni. Personalmente, sono andato più volte contro i più elementari dettami della Convenzione di Ginevra bombardando in maniera scriteriata varie piante con ormoni o protocolli di fertilizzazione per dissennata curiosità. Alcune volte mi è andata bene, altre decisamente male. Ma anche i vari incidenti di percorso sono stati preziosissimi per stimolare nuove domande e per apprezzare ancora di più queste straordinarie piante. Se magari sono riusciti anche a far coltivare meglio poi…

 

La passione per le orchidee in qualche modo ti ha cambiato/insegnato qualche cosa?

Domanda difficile. Senza dubbio le orchidee mi arricchiscono di continuo, il più delle volte in maniera inaspettata, e far parte di un’associazione ha decisamente sconvolto in maniera radicale (è il caso di dirlo) i miei ritmi di vita ante SFO. E qui mi fermo per non scadere in sdilinquimenti e frasi fatte.

 

Che ruolo hanno avuto le orchidee con il rapporto con le altre persone, con le amicizie e nuove conoscenze?

Anche questa è una domanda difficile. Per brevità posso dire che le orchidee tengono viva la curiosità nei confronti del prossimo: ho a che fare ogni giorno con un mondo a torto definito piccolo, estremamente variegato e dalle molte forme. C’è da dire che da un lato ho avuto a che fare con individui che mai e poi mai avrei voluto incontrare, dall’altro ho conosciuto e continuo a conoscere delle persone meravigliose, che senza dubbio non avrei mai incontrato senza le mie adorate orchidee!

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