Fredda – fredda

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Temperatura” box_type=”animated” image=”ss-thermometer” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″]

Tra i 10°C e i 30°C

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Luce” box_type=”animated” image=”ss-sun” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”last”]

Molta luce diretta

[/spb_icon_box] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_icon_box title=”Umidita’” box_type=”animated” image=”ss-rainumbrella” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”first”]

80%

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Acqua” box_type=”animated” image=”ss-droplet” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″]

Abbondanti

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Fertilizzazioni” box_type=”animated” image=”fa-eyedropper” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”last”]

Dosi forti

[/spb_icon_box] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_icon_box title=”Ventilazione” box_type=”animated” image=”ss-tornado” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”first”]

 Considerevole

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Media e rinvaso” box_type=”animated” image=”ss-macchiato” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″]

Vaso con terra

[/spb_icon_box] [spb_icon_box title=”Riposo” box_type=”animated” image=”fa-history” color=”standard” target=”_self” animation=”none” animation_delay=”0″ width=”1/3″ el_position=”last”]

No

[/spb_icon_box] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Passate con il cursore sulle caselle per girarle e svelarne il contenuto; le caselle piu’ piccole non hanno dei dettagli da svelare

[/spb_text_block] [/spb_column] [blank_spacer height=”30px” width=”1/6″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”1/3″ el_position=”first”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”9590″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium hookerianum” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [spb_column width=”1/3″] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Temperatura” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Ideale sarebbe non superare i 30°C, mantenendo una buona umidità ambientale, ma crescono molto bene nel sud Italia, con temperature anche molto maggiori. E’ perciò assai utile tenere d’estate i Cymbidium all’aperto, in terrazzo o in giardino

Verso la fine dell’estate può essere favorevole, per avere una fioritura regolare, che la temperatura scenda verso i 10°C di notte; è proprio questa esposizione al freddo che può aiutare nell’indurre la fioritura!

[/spb_text_block] [/spb_column] [spb_column width=”1/3″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”9592″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium erythrostlylum” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”1/2″ el_position=”first”] [spb_single_image image=”9565″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium lowianum” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [spb_column width=”1/2″ el_position=”last”] [spb_text_block title=”Luce” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Durante l’estate richiedono perciò un’ottima esposizione alla luce; si possono proteggere un pò dal sole di mezzogiorno, se si ha paura che questo possa bruciare le foglie

Tenendo conto che nel Sikkim d’inverno le giornate sono molto luminose e c’è sole quasi tutti i giorni, e che spesso questi Cymbidium sono epifite su alberi a foglia caduca, ciò suggerisce che anche noi dobbiamo esporre i nostri cymbidium a buona luce; ricordarsi che la pianta continua la fotosintesi anche d’inverno.

[/spb_text_block] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Umidita’” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

In natura i Cymbidium crescono tra 1000 e 3000 m; sono piante epifite e crescono su tronchi e rami di grandi piante, in foreste montane; il clima è caratterizzato, come si è visto nella tabella precedente, da estati calde ed umide e da inverni freddi e secchi.

Cymbidium gradiscono sempre una elevata umidità relativa, almeno del 65% ; più è caldo più questo valore però deve aumentare, per arrivare in estate al 70-80%.

[/spb_text_block] [/spb_column] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”2/3″ el_position=”first”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Acqua” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Durante questo periodo bisogna innaffiare molto abbondantemente e fertilizzare con regolarità; io preferisco in questa stagione usare il concime ad ogni innaffiatura, anche se diluito rispetto alla dose consigliata dal produttore Verso la fine dell’estate bisogna ridurre le annaffiature; ai primi di novembre, al nord Italia, dobbiamo ricordarci di riparare le piante dal gelo, anche se questi Cymbidium possono resistere ad una leggera gelata; ma è meglio non provare, non si vede la necessità di esporre queste piante a condizioni estreme.

Con dicembre bisogna sospendere quasi del tutto le annaffiature, che devono essere assai parche e sporadiche, pur se è preferibile mantenere sempre umido il substrato. Durante la fase di sviluppo vegetativo le piante devono essere bagnate intensamente, almeno 2-3 volte alla settimana; se le piante sono in un substrato molto aperto e drenante possono esser bagnate addirittura ogni giorno, come succede in natura durante le estati monsoniche. Se la fonte d’acqua non è di alta qualità, ad esempio troppo calcarea, non si deve bagnare in modo leggero queste orchidee, poiché ciò potrebbe causare un deposito di sali sul substrato, con possibili problemi alla pianta, sino a comprometterne la fioritura; è meglio in questo caso innaffiare con grande abbondanza, in modo che l’acqua esca facilmente dai fori di drenaggio. Preferisco non mettere nessun sottovaso, in modo che l’acqua possa liberamente defluire dal vaso, riducendo rischi di marciume radicale.

Se possibile, è meglio usare acqua piovana o da osmosi inversa, in questi casi addizionata con dosi leggere di fertilizzante, solfato di magnesio, nitrato di calcio etc. I Cymbidium sono piante molto resistenti e, per merito dei loro pseudobulbi, possono sopravvivere per lunghi periodi con poca acqua, anche durante i mesi più caldi; ma questo va a danno di un loro regolare sviluppo. D’inverno usare acqua abbastanza tiepida, sicuramente sopra i 12°; l’uso di acqua fredda porta ad appassimento precoce di boccioli e fiori, e favorisce macchie sui fiori (Botrytis).

[/spb_text_block] [/spb_column] [spb_column width=”1/3″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”70px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”9591″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium sanderae” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Fertilizzazioni” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

È consigliabile fertilizzare, in particolare nei mesi di crescita attiva (da maggio a tutto settembre) usando un concime di elevata qualità; tradizionalmente si consigliava il Peters o il Grow More. Le vicessitudini però che ha avuto il Peters (con la vendita dell’azienda alla Schultz, poi alla Everris che produce ancora un Peters professional Allrounder; anche se poi negli USA Jack Peters ha rifatto un’azienda di ferlizzanti che commercializza col nome di Jack’s. E poi la Scotts… un pò di confusione, no? ) ci porta ad utilizzare altri concimi di più facile reperibilità in Italia, ad esempio i buoni concimi KB (che poi di fatto ha assorbito la Scotts), in particolare si potrebbe usare quello liquido “universale”; è un NPK 6-3-6 ed ha una confezione abbondante e non costa molto. Eviteri quelli venduti, anche dalla KB, come “per orchidee”.

Secondo lo schema classico in floricultura, si inizia a primavera con un 20-20-20, per passare a giugno ad un 30-10-10; da settembre si consiglia di usare un fertilizzante povero in azoto e ricco in fosforo, tipo il 10-30-20, per aiutare la fioritura. Ovviamente, se non abbiamo un 20-20-20 o gli altri a formulazione variabile, possiamo usare quello che abbiamo, utilizzandolo, in particolare da aprile ad ottobre, ad ogni innaffiatura, in dosi più diluite rispetto a quelle consigliate dall’azienda. Ogni tanto lavare il substrato con acqua piovana, per diluire eventuali depositi di concime. Si possono anche usare fertilizzanti slow-release, tipo Osmocote, oppure i pellet di letame, mescolati al composto. Io uso anche con buoni risultati del tea di letame o di guano, ottenuto lasciando in infusione un po’ di letame/guano in acqua, e usando questo tea (filtrato dal letame/guano) quasi ad ogni annaffiatura.

Nel periodo estivo, di maggior crescita, sarebbe utile ogni tanto integrare con nitrato di calcio, per fornire così un supplemento di azoto; ricordarsi anche di usare con una certa regolarità il solfato di magnesio (sali di Epsom per gli anglosassoni), che può anche essere acquistato in farmacia, visto che viene venduto come… purgante. Il magnesio è ritenuto importante per l’induzione alla fioritura, e molti studi hanno correlato la scarsa produzione di fiori nei Cymbidium proprio al basso livello di magnesio riscontrato in analisi dei tessuti della pianta.

Uno schema usato dai professionisti olandesi prevede in fase di crescita il NPK 20-20-20 + nitrato di calcio + solfato di magnesio nel rapporto 6:3:1, mentre in inverno e per aiutare la crescita degli steli floreali, usano NPK 6-18-36 + nitrato di calcio + solfato di magnesio, sempre nel rapporto 6:3:1 Ottimale sarebbe usare un conduttivimetro per verificare la conducibilità elettrica raggiunta nell’acqua di irrigazione.

Un fertilizzante che sto provando quest’anno è il Rain mix di Akerne, che poi è la MSU formula, NPK 13+3+15+11CaO+3MgO (quindi a basso tenore di fosforo). Uso questo fertilizzante con acqua osmotica, stando sui 300 microsiemens (190 TDS), ma questo valore può essere modificato a piacere.

[/spb_text_block] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Media e rinvaso” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”first”]

Se tutto è andato bene, durante la coltivazione estiva, quando ritiriamo la pianta potremmo già osservare l’inizio dell’inflorescenza, che spunta dalla base dello pseudobulbo; la distinguiamo facilmente da un nuovo getto vegetativo in quanto essa è rotonda in sezione, ha una punta smussa e se la prendiamo tra due dita, è molto più “consistente” di quanto non sia il getto vegetativo. In circa tre mesi si avrà la fioritura, di solito tra febbraio e marzo.

Terminata la fioritura, se necessario, si rinvasa; quando il nuovo getto vegetativo prende vigore si aumenta gradualmente l’innaffiatura ed il ciclo riprende. Come detto, sono piante epifite, che crescono in natura su tronchi e rami di alberi; il substrato perciò deve essere assai drenante ed aperto; ideale è il bark (pezzetti di corteccia di conifera) di pezzatura medio-grossa (1-2 cm), con aggiunta di pezzettini di carbonella (1-2 cm) e di polistirolo, in proporzione di 3:1:1; si possono però anche aggiungere pezzi grossolani di torba fibrosa o di gommaspugna oppure perlite o foglie di faggio sminuzzate o terriccio di bosco setacciato per eliminare la parte più sottile; questi materiali servono per mantenere l’umidità all’apparato radicale. Molto dipende da quanto innaffia il coltivatore: più si innaffia, più deve essere drenante il substrato. Buona idea è comunque di mettere del materiale inerte su fondo, per aumentare il drenaggio (argilla espansa di buona qualità, chips di polistirolo, pezzi di carbonella, etc..).

Un substrato che sto sperimentando, con apparentemente buoni risultati, è torba/perlite in rapporto di 3:1 circa, substrato che va mantenuto sempre umido, ma non troppo inzuppato d’acqua per evitare marciumi. Le radici vi crescono molto bene, con punte verdi molto attive. E’ un substrato molto usato in Olanda, ad esempio dal produttore dei cosiddetti “cascade”.

Ricordarsi che il vaso deve avere abbondanti fori di drenaggio; se ce ne fossero pochi, ne vanno praticati altri con il trapano o con un cacciavite arroventato sulla fiamma o con una forbice.

Il Cymbidium può essere coltivato anche in lana di roccia per floricultura (Grodan, ad esempio, che produce Grow-Wool o Grow-Cubes), come certamente avrete notato in certi Cymbidium che si acquistano nei garden center, e che sono di solito importati dall’Olanda; per uso domestico sconsiglio però l’uso della lana di roccia, sia per il “fastidio” che genera la lana di roccia a contatto con la pelle del coltivatore, sia perché richiede un rigoroso e costante regime di fertilizzazione (è sostanzialmente un sistema idroponico).

Si rinvasa di solito in primavera; ciò si rende necessario soprattutto se il substrato si è decomposto oppure se il vaso è diventato troppo piccolo. Preferisco rinvasare in un vaso non troppo grande rispetto alla dimensione della pianta, perché sembra (ma qui userei il condizionale… c’è chi pensa non sia vero) che la costrizione della pianta in un vaso piccolo ne favorisca la fioritura. Inoltre un vaso stretto riduce i rischi che il substrato resti troppo bagnato a lungo. Ricordarsi di aumentare sempre nei vasi nuovi i fori di drenaggio sul fondo, per permettere uno scolo rapido dell’acqua di annaffiatura.

Si svasa quindi la pianta; se stenta ad uscire, si gira il vaso all’ingiù e, premendone i lati, visto che di solito è di plastica, si riesce ad estrarre facilmente il cymbidium. Controllare per prima cosa le radici, che è anche un autoesame di come abbiamo coltivato la pianta. Se è coltivata bene, troviamo le radici molto sode con punta attiva. Se invece non siamo stati bravi, le radici saranno molli, spesso vuote e marcite; in questo caso eliminiamo le radici marce e tutte quelle che vengon via facilmente. Nella pulizia successiva si può usare anche un getto d’acqua, sfruttando la pressione di un tubo di gomma; insomma, le radici van pulite ben bene. Controllare poi gli pseudobulbi, eliminando quelli marci e togliendo eventuali vecchi e secchi residui fogliari alla base di quelli sani, anche se senza foglie. Se abbiamo riscontrato problemi di marciumi, dopo aver lavato bene le radici, è consigliabile mettere l’apparato radicale residuo a bagno in una soluzione acquosa con un fungicida, ad esempio un prodotto rameico. Si può approfittare dell’occasione anche per dividere la pianta, in particolare quando è cresciuta lasciando al centro del vaso molti pseudbulbi nudi, senza più foglie. Nella divisione conservare eventuali pseudobulbi residui, che, se rinvasati, produrranno nuove piante.

Una volta pulita e disinfettata, se necessario, la pianta, preparare il vaso, dando la preferenza, se possibile, ad un vaso di plastica alto; personalmente, visto che eseguo il rinvaso annualmente, uso un vaso in cui la pianta ci stia abbastanza stretta. Se si preferisce rinvasare ogni 2-3 anni, meglio usare un vaso più largo. L’utilità di un vaso molto alto sta nel fatto che si può mettere un abbondante strato di materiale di drenaggio sul fondo; inoltre il cymbidium di norma sviluppa un notevole apparato radicale, fatto da radici molto grosse, che crescono bene in un vaso profondo. Un tipico vaso olandese da Cymbidum è alto 20 cm, largo 13, da 2 lt di volume.

[/spb_text_block] [spb_column width=”1/3″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”9563″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium insigne” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”9567″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium insigne” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [/spb_row] [spb_row row_bg_type=”image” parallax_image_height=”content-height” parallax_image_movement=”fixed” parallax_image_speed=”0.5″ parallax_video_height=”window-height” parallax_video_overlay=”none” row_overlay_opacity=”0″ width=”1/1″ el_position=”first last”] [divider type=”go_to_top_icon1″ text=”Torna su” full_width=”no” el_class=”generalita” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Cure mensili” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Riferite a coltivazione nel nord Italia. Nel centro sud, le temperature sono più miti, e permettono di tenere la pianta all’aperto per buona parte dell’anno.

  • Marzo: Molti Cymbidium sono ancora in fiore, per cui vanno lasciati in pace. Possiamo invece controllare quelli sfioriti; se il substrato ci sembra vecchio e marcio, o se la pianta ha riempito completamente il vaso, dobbiamo pensare al rinvaso; in ogni caso tagliamo gli steli floreali secchi, le foglie secche e malate e le radici marce; togliamo gli pseudobulbi troppo vecchi, che imbruttiscono il vaso; se sono sodi e sani, metterli a parte in un vasetto, dopo qualche mese possono fare un getto vegetativo da un occhio dormiente. Innaffiare con cautela, solo se il substrato è secco e/o se la giornata è molto calda.
  • Aprile: Gli ultimi Cymbidium terminano di fiorire, per cui possiamo completare il rinvaso di tutte le nostre piante. Aumentare progressivamente l’innaffiatura, quando si nota che il nuovo getto prende vigore vegetativo. Se è terminato il pericolo del gelo, possiamo mettere le piante all’aperto, evitando però una brusca esposizione al sole, che brucerebbe le foglie.
  • Maggio: Aumentare le annaffiature; si può iniziare a fertilizzare, usando un concime molto diluito; le piante possono essere messe all’aperto senza più paura.
  • Giugno-Luglio-Agosto: Innaffiare molto spesso, anche quotidianamente, in particolare se le giornate sono molto calde ed afose. Se abbiamo provveduto ad abituare in aprile le piante alla luce esterna, è possibile esporre le piante quasi al pieno sole; in questo caso le foglie diventeranno verde chiaro. Ricordarsi che le piante più ricevono luce (senza bruciarsi), più producono sostanze energetiche e nutritive (fotosintesi); ma hanno anche più bisogno di acqua e fertilizzante. Questi sono i mesi principali per lo sviluppo degli pseudobulbi, in quanto la crescita e la maturazione degli pseudobulbi è limitata ai mesi estivi.
  • Settembre: Le giornate si accorciano e la luce diminuisce; diminuire parimenti le annaffiature e le fertilizzazioni. L’abbassamento della temperatura notturna è un fattore che favorisce la fioritura.
  • Ottobre: Ridurre in modo drastico le annaffiature; riparare le piante tenute all’aperto, al fine di proteggerle da improvvise gelate. Al nord Italia, si possono mettere in una zona riparata, ad es. sotto un poggiolo, o a ridosso di un muro, eventualemte, nelle notti più rigide, si possono coprire le piante con del tessuto-non-tessuto, in modo da evitare brina e gelo. Non ha nessun senso e nessuna utilità, secondo me, esporre la pianta allo stress del gelo.
  • Novembre: Se non lo si è fatto ad ottobre, in particolare nelle regioni del Nord, è meglio portare le piante al coperto, in serra o in altri locali adatti, o comunque in zone riparate. Ridurre nettamente le annaffiature. Le piante vanno tenute in un luogo luminoso e fresco, ma consiglio di evitare il gelo.
  • Dicembre-Gennaio-Febbraio: Le annaffiature saranno molto sporadiche, ma non sospese del tutto, in quanto va evitato il raggrinzimento degli pseudobulbi; le piante infatti sono in riposo, nel nostro clima, per cui le loro radici non sarebbero neppure in grado di assorbire un eccesso di acqua. Va ricordato che se in natura è vero che non piove tanto in inverno, però si forma tutta le notti abbondante rugiada.

Sorvegliare il getto floreale, che lentamente si sviluppa nei mesi invernali; se è molto lungo, conviene aiutarlo, legandolo con attenzione ad un tutore. Esistono però anche ibridi a stelo ricadente, i cosiddetti “cascade”. Durante l’inverno la maggior parte degli ibridi commerciali arriverà a fioritura. Se li si porta in ambiente riscaldato, tipo salotto, conviene aspettare che i fiori sino quasi aperti, perchè spesso gli steli perdono i boccioli, non ancora aperti, se vengono portati da un ambiente fresco ed umido ad uno caldo e secco, come è un ambiente riscaldato da caloriferi.

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_column width=”1/3″ el_position=”first”] [spb_single_image image=”9564″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium erythrostylum” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_single_image image=”7079″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium erythrostylum” width=”1/1″ el_position=”first last”] [/spb_column] [spb_text_block title=”Altre esigenze culturali” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”2/3″ el_position=”last”]

Le piante non devono essere posizionate troppo vicine tra loro, perché ciò ridurrebbe il movimento d’aria, incoraggiando le malattie. Idealmente le piante dovrebbero essere spaziate in modo che le foglie di una pianta non tocchino le foglie della pianta adiacente. Queste orchidee non sono danneggiate da forti venti; anzi una buona ventilazione evita molte malattie.

Dove mettere la pianta? Mentre la pianta è in fiore, nel tardo inverno, deve essere tenuta dentro la casa o in una area protetta dove i fiori non possono essere colpiti da freddo, vento o pioggia. Almeno una volta alla settimana deve essere bagnata pesantemente (quanto spesso dipende molto dal substrato di coltivazione), portandola o in bagno oppure, se il clima lo permette, fuori dalla casa; dopo averla innaffiata a lungo, la si lascia drenare, e poi la si riporta in casa. Quando la pianta ha finito di fiorire, lo stelo floreale può essere rimosso con delle cesoie e la pianta può essere posizionata all’esterno, in modo da ricevere luce solare dalla mattina alla sera.

Naturalmente bisogna stare molto attenti nei primi giorni, quando portiamo la pianta da casa (ove riceve poca luce) all’aperto (ove riceve molta luce); bisogna evitare cioè, in questi primi giorni, di esporla subito direttamente al sole, in quanto potrebbero bruciarsi le foglie. Quando la pianta si è adattata alla luce, la si sposta in zone sempre più soleggiate. Ricordarsi che più la pianta riceve luce, più fa fotosintesi e quindi più cresce e si ingrossa, ma deve ricevere più acqua. Idealmente le foglie di un Cymbidium, messo correttamente alla luce, dovrebbero diventare di un verde/giallino pallido. Se le foglie son verdi scuro, riceve poca luce. La pianta necessita di ombreggiatura solo nei giorni più caldi, quando la temperatura è sopra i 30°, e solo nelle ore di punta.

Una situazione ideale è una struttura ombreggiata all’aperto, cosicché il sole, parzialmente filtrato, sia su di essa tutto il giorno. La percentuale ideale per l’ombreggiante è del 30-40%. Se abituiamo presto e bene la pianta, possiamo tenerla anche in pieno sole, con ottimi risultati in termini di fioritura. Se non si ha una struttura ombreggiata all’aperto, la pianta può essere tenuta sotto un albero deciduo (pesco, susino o albicocco sono ideali). Evitare alberi con foglie troppo fitte perché forniscono troppa ombra e potrebbero creare poi problemi alla fioritura del Cymbidium.

Allo stesso modo, controllare che posizioni lungo la casa o vicino a steccati solidi o a garage non siano tali da ridurre troppo la luce solare che la pianta riceve, in quanto questo potrebbe comprometterne il perfetto sviluppo. La luce è infatti il fattore più importante; la sua carenza può compromettere la produzione dei fiori. Le giovani piante, finché non hanno raggiunto la maturità, possono essere tenute in aree più ombreggiate.

[/spb_text_block] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Malattie e parassiti” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Se i Cymbidium sono ben ventilati e le annaffiature sono scrupolose ben poche sono le malattie che affliggeranno le nostre piante. Sorvegliare le punte delle foglie che possono annerire perché colpite da funghi o da eccesso di fertilizzanti o da problemi radicali: se questo colpisse più foglie, controllate lo stato delle radici, potrebbe star ad indicare un problema di marciume radicale. Attenti a non esporre in primavera i Cymbidium bruscamente al sole, perché ciò potrebbe bruciare le foglie; stare molto attenti durante la fioritura ai pidocchi che con fastidiosa puntualità tendono a colonizzare i boccioli: in questo caso spruzzare con Pirimor o prodotti analoghi.

In caso di malattie fungine, caratterizzate da macchie scure sulle foglie e/o da marciume degli pseudobulbi o delle radici, usare uno dei tanti fungicidi rameici, che sono forse i meno tossici, oppure fungicidi più potenti, tipo Dithane, Folicur, Previcur, a seconda della patologia sospettata, rispettando però tutte le precauzioni del caso, in quanto si tratta di prodotti tossici per l’uomo e per l’ambiente. Ancor più cautela bisogna avere nell’uso dei pesticidi, quando si devono combattere le varie cocciniglie o gli acari o i pidocchi; questi insetticidi sono davvero tossici e pericolosi.

[/spb_text_block] [spb_text_block pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/2″ el_position=”first”]

Le malattie e i parassiti più comuni sono:

  • ragnetto rosso, che è un acaro presente sopratutto in primavera ed estate
  • tripidi
  • afidi ( pidocchi)
  • cocciniglia cotonosa
  • cocciniglia a scudetto
  • funghi patogeni, che possono portare a marciume delle radici o degli pseudobulbi; di solito la colpa è un ecceso di acqua in un substrato poco drenante
  • Botrytis cinerea, che è un fungo che colpisce con macchie brunonerastre i fiori e di solito è legato ad un ambiente molto umido; non danneggia però la pianta lepidotteri, tra cui la Duponchelia, che si nutrono di foglie centrali e fiori limacce e chiocciole, che possono mangiare la punta delle radici o i petali dei fiori, sopratutto in autunno/ inverno
  • muffa fuligginosa, che colpisce sopratutto l’ovario o altri parti del fiore, legata all’alta umidità; controllare che non ci siano insetti che producono melata, su cui poi prospera questa muffa topi, che se presenti in serra, possono rosicchiare i fiori.

[/spb_text_block] [spb_single_image image=”9577″ image_size=”full” frame=”noframe” intro_animation=”none” full_width=”no” lightbox=”yes” link_target=”_self” caption=”Cymbidium eburneum” width=”1/2″ el_position=”last”] [blank_spacer height=”30px” width=”1/1″ el_position=”first last”] [spb_text_block title=”Riproduzione” pb_margin_bottom=”no” pb_border_bottom=”no” width=”1/1″ el_position=”first last”]

Industrialmente viene eseguita per seme o, più comunemente, per meristema; si possono però comodamente riprodurre in casa, sezionando il rizoma durante il rinvaso e prelevando così qualche retrobulbo senza foglie; bisogna metterlo in un vasetto con sfagno o bark/perlite o torba/perlite o perlite da sola, cioè in un substrato che trattenga l’umidità ma dreni bene; dopo qualche mese produrrà un nuovo getto vegetativo; a questo punto lo rinvasate in un substrato di pezzatura più fine del solito, arricchito di perlite e sfagno e/o foglie di faggio; in 1-2 anni arriverà a fiorire.

In questa foto si vede un retrobulbo, separato dal rizoma “madre” ed invasato per conto proprio, che è fiorito dal primo getto vegetativo prodotto.

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