Sintesi

Serra

Serra

Fredda – intermedia

Temperatura

Temperatura

Tra i 10°C e i 28°C

Luce

Luce

Luce diretta al 50%

Umidita'

Umidita'

70%

Acqua

Acqua

Regolarmente, a composto asciutto

Fertilizzazioni

Fertilizzazioni

Moderato con dosi di concime bilanciato di 1 gr / litro

Ventilazione

Media e rinvaso

Media e rinvaso

Vaso con bark

Riposo

Riposo

No

Passate con il cursore sulle caselle per girarle e svelarne il contenuto; le caselle piu’ piccole non hanno dei dettagli da svelare

Indice dei contenuti

Generalita’

Habitat

Temperatura

Luce

Umidita’

Acqua

Fertilizzazioni

Media e rinvaso

Altro – curiosita’

Generalita'

Al genere Coelogyne appartengono 190 specie ed una dozzina di varietà per un totale di oltre 200 nomi tassonomici.

Il nome del genere Coelogyne deriva dalle parole greche koilos (cavità) e gyne (femmina); la scelta di questi termini si può ben capire osservando l’immagine della Coelogyne fimbriata e il particolare della Coelogyne barbata in questa pagina.

La maggior parte delle specie di questo genere sono epifite, ma alcune posoono crescere anche litofite o terrestri; la morfologia è abbastanza simile tra le varie specie. Le radici sono molto sottili e variabili in lunghezza, crescono alla base degli pseudobulbi e possono avere anche in parte uno sviluppo aereo (Coelogyne cristata).

Gli pseudobulbi hanno forma discretamente variabile; possono essere tondi, ovoidali o piriformi più o meno allungati. Le foglie di consistenza rigida-erbacea sono a forma lanceolata, hanno un picciolo che le unisce allo pseudobulbo (peziolate) e sono principalmente in numero di due per pseudobulbo, raramente singole o in numero di tre, non è infrequente che in alcuni esemplari coltivati le foglie cadano dagli pseudobulbi dopo qualche anno di vita.

L’infiorescenza è formata da racemi con apertura dei fiori in genere contemporanea e più raramente in successione (Coelogyne usitana); le fioriture sono discretamente abbondanti come si vede dalle immagini delle Coelogyne cristata e C. flaccida.

 

Secondo la modalità di sviluppo delle infiorescenze, il genere Coelogyne viene suddiviso in quattro raggruppamenti:

  • Eterante – L’infiorescenza nasce alla base dello pseudobulbo in modo libero, senza bratte fogliacee e si sviluppa con internodi lungo l’infiorescenza stessa.
  • Proterante – L’infiorescenza nasce alla base dello pseudobulbo avvolta da brattee che si prolungano su buona parte dello stelo fiorifero il quale è privo di internodi.
  • Sinante – L’infiorescenza nasce in cima al germoglio vegetativo delle foglie non ancora sviluppato completamente, ma separato dalle foglie stesse.
  • Isterante – L’infiorescenza nasce in cima al germoglio vegetativo delle foglie più o meno sviluppate, con la base che parte dalla cima dello pseudobulbo insieme e all’interno delle foglie stesse.

La tassonomia del genere Coelogyne è stata stabilita da Lindley nel 1821, ma fin dall’inizio la storia delle suddivisioni di questo genere è stata assai travagliata e discussa; attualmente viene generalmente riconosciuta come più corretta la suddivisione in 22 sezioni stabilita da De Vogel nel 1993; per chi volesse conoscere maggiori dettagli su questo argomento consigliamo di consultare l’ottimo trattato di Dudley Clayton “The Genus Coelogyne a Synopsis” edito da Natural History Publications del Borneo del quale vediamo l’immagine di copertina in questa pagina. La classificazione completa di questo genere è dunque stabilita dal trattato “The Orchids, Natural History and Classification” di R:L: Dressler (1981) come segue:

  • Subfamiglia: Epidendroideae (Lindley)
  • Tribu: Coelogyneae (Pfitzer)
  • Sottotribu: Coelogyninae (Bentham)

A questa sottotribu appartengono una quindicina di altri generi quasi tutti poco conosciuti ad eccezione del genere Pholidota e, in modo abbastanza insolito, il genere Pleione dalla vita strettamente terrestre.

 

Il genere Coelogyne viene generalmente considerato tra quelli a coltivazione freddo-temperata, questo perché le poche specie che si possono reperire in vendita da noi provengono dalla fascia più a Nord dell’area di diffusione di questo genere; in realtà si possono suddividere le specie del genere Coelogyne in due aree climatiche: L’area Nord che comprende la fascia sub-himalayana e la regione cinese si considera come freddo-temperata, mentre tutta l’area a Sud di questa, è da considerarsi caldo-temperata.

Per facilitare il compito ai coltivatori, le specie qui rappresentate saranno corredate da notizie relative alla loro zona di crescita e a dettagli relativi alla coltivazione e fioritura che, ricordo a tutti, sono comunque attinente alle nostre latitudini, che sono intorno al 45° parallelo Nord.

Prima di entrare nel merito delle singole specie qui rappresentate, diamo alcune informazioni di carattere generale sulla coltivazione di questo genere, il quale recentemente ha avuto un notevole incremento di interesse tra gli orchidofili tanto da obbligare i coltivatori a studiare e ottenere ibridi interessanti dal punto di vista commerciale; attualmente gli ibridi di Coelogyne sono circa una trentina; il primo ibrido di Coelogyne è stato ottenuto nel 1906 da W.E. Brymer a Dorchester tra C.asperata e C.dayana.

Delle 180 specie di Coelogyne, solo una ventina sono facilmente reperibili, mentre tutte le altre sono pressoché impossibili da trovare in commercio.

Habitat

L’area di distribuzione è molto ampia e comprende il sud dell’India e lo Sri Lanka; una stretta fascia sub-himalayana che corre lungo il Tibet, il Nepal, il Bhutan, il nord dell’india, la parte alta della Birmania e il sud della Cina; una parte continentale asiatica composta da Thailandia, Indocina e la penisola della Malesia ed infine l’estesa zona delle isole sud asiatiche che va dall’isola di Sumatra alle Filippine fino agli arcipelaghi dell’oceano Pacifico come Sulawesi, Nuova Caledonia, Marianne, Caroline, Salomone, Vanuatu, Fijii e Tonga.

Vi sono specie che vivono in zone molto estese altre che crescono in zone diverse ma limitate e molte sono endemiche di zone ristrette o addirittura di zone localizzate come le otto specie che vivono nel sud dell’India e nello Sri Lanka.

La vasta area dove vivono le Coelogyne è costituita da diverse tipologie ecologiche e climatiche; la nicchia ecologica più vasta è costituita dalle foreste pluviali tropicali sempreverdi che vanno dal livello del mare fino a 1500 metri di altitudine e nella quale la temperatura è normalmente compresa tra i 24 e i 30 gradi C°, con minime di 21 e massime di 32 gradi C°; in questa area le precipitazioni annuali sono abbastanza costanti e sono quasi sempre superiori ai 2000 mm annui.

Una così vasta area è naturalmente composta da diversi tipi di terreno; abbiamo così un’area con vegetazione emergente e alberi d’alto fusto sparsi, un’area intermedia con vegetazione densa, una zone composta principalmente di arbusti ed infine un’area di sottobosco molto umida e con luce molto scarsa.

Nel sudest continentale abbiamo la foresta tropicale monsonica che è compresa tra i 900 ei i 1500 metri di altitudine dove esiste una stagione secca con temperature fresche, dove vivono alcune specie più conosciute del genere come la Coelogyne cristata e la Coelogyne flaccida. Esistono poi la zona di media montagna che arriva fino a 1800 metri, la zone di alta montagna che va da 1800 a 2900 metri ed infine una zona alpina di alta montagna costituita dal monte Kinabalu nel Borneo.

Temperatura

La coltivazione delle Coelogyne è molto facile nelle serre ed anche alla luce artificiale delle nostre case, naturalmente è necessario creare un microclima che ben si adatti alle varie specie.

Al primo gruppo appartengono quelle che crescono in Nepal, India, Burma, Cina e Malesia e fascia sub himalayana che prevalentemente crescono a medio-alte aree montane dove vi sono temperature fresche notturne e che sono considerate specie a coltivazione freddo-temperata le quali in inverno devono avere temperature minime che vanno dai 10 ai 13 gradi C° con punte minime di 6-7 gradi C°; queste specie è bene che in estate le temperature non eccedano i 26-28 gradi C°; a questo gruppo appartengono le specie più comunemente diffuse come la Coel. cristata, la Coel. flaccida e la C. nitida.

Al secondo gruppo appartengono quelle specie che vivono nelle foreste pluviali tropicali dove le temperature non hanno una marcata escursione e quindi vengono considerate temperature intermedie; le temperature minime sono comprese tra i 14/16 gradi C° e le massime, perché le specie non subiscano danni devono essere comprese tra 27/30 gradi C°; a questi gruppo appartengono la maggior parte di specie di questo genere.

Al terzo gruppo appartengono specie che crescono in Borneo, Nuova Guinea e nell’area dell’oceano pacifico che richiedono temperature calde e alta umidità e che sono considerate specie a coltivazione con temperature calde, in questo caso la temperatura minima dovrebbe essere di 18 gradi C° con punte temporanee che non vadano comunque sotto i 15 gradi C°; a questo gruppo appartengono le ben note Coelogyne pandurata e usitana.

Per tutti e tre i gruppi è necessario che abbiano comunque temperature più fresche notturne, anche se coltivate in serra, per ottenere una buona fioritura; eccessive temperature estive diurne possono inibire la fioritura in modo totale.

Luce

In natura le specie delle regioni temperate preferiscono una esposizione in piena luce solare nelle stagioni di primavera, estate e autunno, ma non è possibile che questo avvenga nelle nostre serre o all’aperto con una umidita molto bassa; in entrambi i 5 casi i nuovi germogli sarebbero irrimediabilmente danneggiati. In realtà, alle nostre latitudini una esposizione in piena luce solare è praticabile solo nella prima primavera e da metà Settembre fino ai primi freddi di Ottobre; dall’inizio di Maggio in poi la luce solare e le relative temperature sconsigliano l’esposizione alla luce diretta del sole.

E’ necessario per le piante tenute in serra avere una cortina che riduca almeno del 50% la luce del sole e per le piante tenute all’aperto suggeriamo che vengano appese ai rami di un albero le cui foglie non facciano filtrare i raggi del sole per non oltre 30 minuti nelle prime o nelle ultime ore del giorno.

Umidita'

Bisogna innanzitutto tenere presente che questo genere necessita assolutamente di una buona circolazione di aria durante tutto il periodo dell’anno ed è quindi necessario attrezzare la propria serra di ventilatori atti ad ottenere la circolazione di aria necessaria; purtroppo il movimento dell’aria causa una perdita di umidità, la quale deve essere mantenuta tra il 65 e il 75 percento per la buona salute delle piante.

Per ottenere l’umidità ambientale corretta si possono utilizzare tubazioni sospese che irrorino spruzzi d’acqua in tempi più o meno cadenzati in funzione della stagione, più abbondanti in Estate e più diradate in Inverno; oppure tenere il suolo della serra sempre molto umido.

Acqua

Non esistono particolari problemi per quanto riguarda la somministrazione di acqua per il genere Coelogyne, come la maggior parte degli altri generi di orchidee per questo genere basta attenersi allo standard; vale a dire le piante vanno bagnate quando il composto è diventato asciutto. E’ bene ricordare che troppo abbondanti e frequenti bagnature sono la causa primaria della distruzione delle orchidee di pressoché tutti i generi; è inoltre assolutamente vietato versare acqua nelle cavità dei germogli fogliari.

Le bagnature vanno diradate dopo la maturazione dei nuovi germogli e va sospesa nei mesi di Dicembre e Gennaio per la maggior parte delle specie di questo genere; questo riposo deve essere accompagnato in contemporanea ad un abbassamento della temperatura che favorirà la fioritura; una temperatura intorno ai 8/12 gradi C° sarebbe ideale.

Fertilizzazioni

La fertilizzazione consigliata è quella minima di un grammo per litro di concime bilanciato 20-20-20 una volta la settimana da Aprile a Giugno, sospendere la concimazione a Luglio ed Agosto e utilizzare con le stesse dosi un concime con NPK 10-50-10 nei mesi di Settembre e Ottobre, per poi sospendere da Novembre a Marzo.

Media e rinvaso

Tradizionalmente le Coelogyne vengono messe in ceste di legno dove crescono ottimamente, ma non bisogna dimenticare che esistono specie di questo genere con radici che formano ammassi e che richiedono vasi tradizionali; quindi nei rinvasi bisogna saper riconoscere le due tipologie per poter usare il contenitore più consono alla pianta che stiamo rinvasando.

Bisogna rimarcare che i cestini di legno vanno cambiati praticamente ogni anno, per questo è opportuno scegliere come contenitori vasi di plastica a forma di ciotola che danno ottimi risultati come si desume dalla foto delle Coelogine cristata e flaccida di prima pagina.

La mistura del composto da utilizzare per questo genere di orchidee non ha particolari difficoltà, in genere ci si attiene alla propria esperienza dato che non è diversa da quelle della maggior parte delle altre orchidee; per aiutare i neofiti consigliamo di utilizzare corteccia d’abete di varie misure mischiata a sfagno intero per una parte su quattro di corteccia per aumentare la ritenzione di umidità; sul fondo del vaso utilizzare materiale che faciliti il drenaggio come polistirene, perlite ed anche carbonella vegetale in piccoli pezzi.

La propagazione per separazione si può fare con tutta tranquillità nel tardo autunno quando i nuovi germogli sono giunti a maturazione.

Ricordiamo che è assolutamente necessario, salvo rari casi (Coelogyne rigida), tenere i vasi appesi in modo che i lunghi racemi fioriferi possano pendere liberamente.

Altro - curiosita'

  • Coelogyne cristata: Sono conosciuti 13 varietà di questa specie ed è, fra tutte, quella che annovera il maggior numero di ibridi naturali, il più comune dei quali è con la Coelogyne flaccida. E’ anche la specie più conosciuta e diffusa tra i collezionisti per la facilità della sua coltivazione, per l’abbondante fioritura dei suoi candidi fiori dal delicato aroma e per la sua robustezza e tolleranza alle basse temperature. Questa specie è originaria della fascia sub himalayana, Assam, Sikkim, Nepal, Bhutan e Giava dove cresce nelle foreste montane comprese tra altitudini dai 1500 ai 2600 metri di altezza; è una specie epifita, più raramente litofita, ha medie dimensioni e per la coltivazione bisogna attenersi a quanto specificato per le orchidee del primo gruppo. I suoi racemi floreali sono del gruppo eterante, sono lunghi dai 15 ai 30 centimetri e portano dai 3 ai 10 fiori delicatamente profumati con sentori che richiamano gli agrumi; la fioritura avviene tra la fine dell’Inverno e l’inizio della Primavera, la sua durata è di poco più di un mese. In natura vivono in aree nebbiose e umide durante tutto l’anno, pertanto è buona norma offrire possibilmente a questa specie le stesse condizioni.
  • Coelogyne barbata: Descritta da Lindley nel 1848 si trova il nome è riferito alla abbondante peluria che si trova sul labello; vive tra i 1000 e i 1800 metri di altitudine nelle foreste, è epifita sugli alberi e qualche volta litofita alle basse altitudini in aree calde di giorno e fresche di notte; cresce in Nepal, Bhutan, nel nordest dell’India, in Cina e nel Nord della Birmania: E’ una specie dalle dimensioni piccolo-medie con pseudobulbi di circa un centimetro di diametro dalla forma piriforme, ha le infiorescenze di tipo eterante che portano fiori di lunga durata, profumati con sentori di muschio; la fioritura avviene nel tardo Autunno e inizio Inverno.
  • Coelogyne brachyptera: Vive localizzata in una fascia a forma di boomerang che va da Bangkok ad Hanoi che comprende Birmania, Tailandia, Cambogia e Vietnam nelle foreste montane ad altitudini tra I 1000 e I 1500 metri dove cresce epifita sugli alberi e le condizioni di coltivazione sono quelle descritte per il terzo gruppo. La fioritura in natura avviene verso Marzo Aprile, mentre da noi fiorisce un paio di mesi dopo; I fiori, leggermente profumati, a fioritura contemporanea e dal colore grigio verdastro crescono su recemi pendenti e a volte eretti in numero di 5/7 per infiorescenza, le quali hanno origine dagli pseudobulbi di nuova maturazione .
  • Coelogyne pulverula (dayana): Questa specie è stata descritta da Teijsmann e Binnendijk nel 1862 col nome di pulverula e ridescritta come nuova da (Rchb.f.) Rolfe nel 1884 col nome di dayana con il quale in realtà è più conosciuta anche se il nome di pulverula ha la priorità scentifica. Vive nella penisola malese, in Tailandia, Borneo, Giava e Sumatra nelle basse foreste pluviali ad elevazioni tra i 250 e i 1900 metri dove preferisce luoghi ricchi di flussi di acqua crescendo sia epifita che litofita. Si coltiva secondo quanto detto per il terzo gruppo; questa specie ha la particolarità di fiorire in natura in qualsiasi periodo dell’anno mentre da noi ha generalmente una fioritura all’inizio dell’Estate ed un’altra in Inverno. Appartiene al gruppo con fioritura sinanta con infiorescenze pendule che possono superare la lunghezza di un metro portatnti fino a 60 fiori.
  • Coelogyne fimbriata: Questa specie epifita si trova spesso litofita nelle strette spaccature sulle rocce, si trova in quasi tutta la fascia continentale Nord dove cresce nelle foreste di latifoglie dal piano fino a 1500 metri. Appartiene al primo gruppo come condizioni ambientali ed ha quindi bisogno di riposo invernale. Viene spesso confusa con la Coelogyne fuliginosa.
  • Coelogyne flaccida: Questa specie è forse ancora più diffusa, tra gli amanti di questo genere, della Coelogyne cristata con la quale condivide le cure per la coltivazione; cresce nelle foreste pluviale nella fascia Nord dell’area continentale ad altitudini che vanno dai 900 ai 2000 metri di altitudine. Produce a fine Inverno, inizio Primavera, una grande quantità di fiori come si può ammirare nella foto di prima pagina. I fiori di consistenza cerosa e dal caratteristico color crema sono da 3 a 12 per infiorescenza e sono ad apertura simultanea. Molti testi indicano i fiori come profumati; in realtà l’odore forte e penetrante che essi producono è assai simile all’urina di cavallo, tanto che rende impossibile tenere in casa questa specie quando è in fioritura.
  • Coelogyne fuliginosa: Specie epifita e litofita che vive nelle basse valli himalayane, Malesia, Giava e Sumatra tra i 900 e i 1500 metri di altitudine e deve quindi considerarsi appartenere al secondo gruppo di ambiente. E’ una pianta abbastanza piccola che ha molte delle sue radici a sviluppo aereo, fiorisce in Inverno emettendo infiorescenze che nascono alla base dei nuovi pseudobulbi maturi con fiore singolo e più raramente fino a tre fiori. Viene spesso confusa con la Coelogyne fimbriata.
  • Coelogyne fuscescens: Vive nell’areale Nord della zona continentale comprendente il Nepal, il Nordest dell’India, il Bhutan, parte della Birmania, la Cina e il Nordest della Tailandia dove cresce epifita sui rami muschiosi e umidi delle foreste di collina e montagna fino a 1800 metri di altitudine. E’ una specie molto variabile sia nella forma che nei colori dei fiori tanto da avere diverse varietà botaniche fiorisce alla fine dell’Autunno, inizioInverno e per la coltivazione deve essere trattata come le specie appartenenti al secondo gruppo.
  • Coelogyne lentiginosa: Specie localizzata in un’area che comprende la Malesia, la Tailandia ed il Vietnam dove vive epifita in aree abbastanza aperte dove crescono arbusti e bassi alberi in modo sparso fino ad un massimo di 800/1000 metri di altitudine in ambiente molto caldo. Fiorisce tra Febbraio e Marzo con fiori a crescita proteranta alla base delle nuove vegetazioni; per la coltivazione attenersi a quanto detto per le specie appartenenti al terzo gruppo.
  • Coelogyne tomentosa (massangeana): Questa specie è stata descritta da Lindley nel 1853 col nome di tomentosa e ridescritta come nuova da (Rchb.f) Rolfe nel 1878 col nome di massangeana con il quale in realtà è più conosciuta anche se il nome di tomentosa ha la priorità scentifica. Originaria di Malesia, Sumatra, Borneo e Giava nelle foreste tra i 1100 e i 2100 metri di altitudine dove cresce nelle foreste calde e umide nei pressi dei fiumi. I suoi fiori sono moderatamente profumati, di durata non superiore ai 15 giorni e disposti su infiorescenze pendenti che possono superare anche mezzo metro di lunghezza e che possono portare fino a 30 fiori. E’ una specie da ambiente caldo, quindi vanno coltivati attenendosi alle cure previste per il terzo gruppo.
  • Coelogyne nitida: Specie spesso conosciuta e venduta col suo sinonimo Coel. ochracea si trova in Nepal, Birmania, Nordest dell’India, Cina, Tibet, Laos e Tailandia dove cresce sia sugli alberi che nelle spaccature delle rocce, nelle foreste montane ad un’altitudine intorno ai 2200 metri. E’ specie di piccole dimensioni, ma è anche una delle più profumate tra quelle del suo genere; le infiorescenze nascono dai nuovi pseudobulbi maturi e i fiori si aprono in Primavera. Essendo specie montana si coltiva in ambiente relativo al primo gruppo.
  • Coelogyne ovalis: E’ una specie di piccole dimensioni ed è la più diffusa tra gli amatori dopo la Coelogyne cristata, ha la caratteristica di fiorire in modo abbastanza continuo dall’Estate a tutto l’Inverno con fiori leggermente profumati. Si trova in Assam, Tibet, Nepal, Bhutan, in parte della Cina, nel Nordest dell’India, Malesia, Tailandia e Vietnam in valli montane sia sugli alberi che tra le rocce a una altitudine tra i 600 e i 2100 metri. Si coltiva attenendosi alle cure del secondo gruppo.
  • Coelogyne pandurata: Questa specie è la più grande del suo genere ed appartiene al gruppo di Coelogyne a fiore verde con i barbigli del labello di color nero; si trova in Malesia, Sumatra, Borneo e Giava dove cresce in prevalenza nelle foreste pluviali dal livello del mare fino a 1200 metri tra le rocce, sui rami ed anche terrestre; fiorisce in Primavera, Estate e i fiori sono profumati ed arrivano ad avere una grandezza fino a 10 centimetri di diametro su infiorescenze lunghe fino a 30 centimetri. Si coltiva come le specie appartenenti al terzo gruppo.
  • Coelogyne pulchella: E’ originaria dello Yunnan (Cina) e di Burma dove cresce epifita nelle foreste, è di dimensioni medio piccole ed i fiori di consistenza cerosa sono fragranti, fioriscono in Marzo per poi rifiorire in Settembre-Ottobre. Non si hanno testimonianze sul limite delle altitudini di crescita ed è quasi impossibile trovarla in commercio; ai fortunati che ne venissero in possesso di un esemplare consigliamo di tenerlo in ambiente caldo-temperato.
  • Coelogyne rigida: Specie non facile da reperire in commercio, in natura si trova nelle foreste sia decidue che sempreverdi dell’India, Cina, Birmania, Malesia, Tailandia ed Himalaya dell’Est ad un’altitudine che va dai 700 ai 1200 metri. E’ specie di piccole dimensioni e cresce epifita sui rami degli alberi ed è da considerarsi come appartenente al terzo gruppo, anche se resiste abbastanza bene ad abbassamenti di temperatura. La fioritura è isteranta ed avviene a fine Primavera, inizio Estate, i fiori hanno un colore tipico giallastro e non sono profumati.
  • Coelogyne salmonicolor: Specie dalle medio-piccole dimensioni dalla colorazione variabile sia nei petali generalmente color crema tendente al rosaceo che nella pigmentazione del labello dal quale piglia il proprio nome. E’ endemica di Sumatra dove vive epifita nelle foreste di media altitudine (900/1500 metri) ed in aree semi aperte sia sui lati umidi che asciutti dove fiorisce in modo intervallato da Febbraio a Dicembre, mentre nelle nostre serre fiorisce praticamente tutto l’anno. Molto spesso viene commercializzata come Coelogyne speciosa poichè da molti botanici veniva considerata una varietà di quest’ultima; per la coltivazione considerare questa specie appartenente al terzo gruppo.
  • Coelogyne speciosa: Questa è una delle specie di maggior dimensioni del suo genere, la sua caratteristica principale è quella di avere una variabilità molto estesa nella forma e nel colore come si può vedere nelle due foto in questo articolo. Vive in Malesia e isole della Sonda dove cresce nelle foreste pluviali epifita e raramente terrestre ad altitudini comprese tra i 750 e i 2000 metri in ambiente caldo (terzo gruppo di coltivazione). Fiorisce in tutto il periodo dell’anno con preferenza all’estate e per la coltivazione e’ preferibile tenerla in cestini di legno.
  • Coelogyne stricta: Si trova nel Nordest dell’India, Nepal, Bhutan, Nord della Birmania, Cina e Vietnam dove cresce epifita su alberi di latifoglie lungo le rive ripide dei fiumi sulle montagne tra i 1100 e i 2000 metri di altitudine. Ha due fioriture annuali, una in Primavera ed una seconda in autunno; per la coltivazione considerare questa specie appartenente al secondo gruppo.
  • Coelogyne trinervis: Si trova in Birmania, Tailandia, Malesia peninsulare, Laos, Cambogia, Vietnam, isole della Sonda meridionali, Sumatra, Giava ed isole Molucche dove cresce epifita e più raramente litofita su alberi e rocce poste nelle foreste pluviali tra i 100 e i 1600 metri di ailtitudine. Ha una infiorescenza lunga fino a 30 centimetri di portamento snello e con leggero andamento a zig-zag con fioritura ad apertura contemporanea. Fiorisce nel primo Autunno con fiori odorosi, anche se e’ controverso il giudizio sul fatto che l’odore sia piacevole o sgradevole.
  • Coelogyne usitana: Questa specie è la più localizzata tra tutte quelle del suo genere; si trova infatti solo sull’isola di Mindanao nelle Filippine ad altitudini intorno agli 800 metri dove cresce epifita o litofita. Ha la caratteristica di fiorire in serra tutto l’anno con un singolo fiore per volta, raramente due, su una infiorescenza che si sviluppa a zig-zag ad ogni nuovo fiore fino ad arrivare ad una lunghezza di 30 centimetri; in natura si sono riscontrate infiorescenze aventi fino a 20 fiori contemporaneamente. Anche se non è infrequente trovarla in commercio, è una specie di non facile coltivazione in quanto richiede calde temperature ed alta umidita’ per tutto il periodo dell’anno (terzo gruppo di coltivazione)
  • Coelogyne ibridi: Gli amatori del genere Coelogyne sono molto diffusi nel mondo, tuttavia i produttori di orchidee non sono molto interessati a produrre ibridi di questo genere, forse per una errata valutazione dell’impatto commerciale che questi ibridi potrebbero avere. In realtà dal 1906, anno dell’uscita del primo ibrido di Coelogyne, solo una trentina di ibridazioni sono state prodotte contro le migliaia ricavate dai generi come i Dendribium, Oncidium, Cymbidium, Cattleya, Laelia e soprattutto in numero di decine di migliaia, Phalaenopsis. Una probabile colpevole di questa situazione può essere l’impossibilità di creare ibridi intergenerici, questa fatto ha come conseguenza quella di ottenere ibridi del tutto molto simili alle specie botaniche.

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