Bow Bells revolution

Sono trascorsi ormai 69 anni, ed emana ancora lo stesso profumo, porta i petali arricciati ancora con la stessa eleganza di un tempo; tutto è come una volta: la Bow Bells non ha mai smesso di affascinare, oggi così come più di mezzo secolo fa. Correva l’anno 1945, quando, in occasione del ‘Meeting of the Trustees’ dell’American Orchid Society, comparve per la prima volta sulla scena questo ibrido destinato a diventare famoso.

Al meeting, Clint McDade del Rivermont Orchids esibì 5 piante di un nuovo ibrido di Cattleya mai visto prima chiamato Bow Bells, che aveva fiori così eccezionali che una di loro ricevette il First Class Certificate e l’intero gruppo ricevette la rara Silver Medal of Excellence dell’American Orchid Society. Straordinariamente, quattro delle cinque piante esposte erano piante ottenute da seme, fiorite per la prima volta. Un tale riconoscimento era qualcosa senza precedenti, e in un così breve frangente, questo fragile fiore avrebbe rivoluzionato completamente la qualità degli ibridi a fiore bianco di Cattleya. Si trattava infatti di un fiore che rasentava la perfezione secondo tutti gli standard di giudizio e la Cattleya Bow Bells era sulla buona strada per diventare uno degli ibridi più premiati nella storia delle orchidee.

La Cattleya Bow Bells era il prodotto di un programma di breeding della British Orchid Company di nome Black & Flory che gli diede questo nome e lo registrò presso la Royal Horticultural Society di Londra nell’Aprile del 1945. Black & Flory era conosciuta come una compagnia che produceva ibridi di cattleya solitamente molto belli e dunque Mc Dade aveva acquistato innumerevoli seedlings di C. Bow Bells che non erano mai fioriti prima d’ora.

Quando essi iniziarono a fiorire nelle sue serre a Signal Mountain, Tennessee, egli capì che stava seduto sopra una miniera d’oro. McDade infatti più tardi descrisse la C. Bow Bells come “un fenomeno botanico singolare tra le orchidee”. Egli disse: “tutte le piante cresciute da questa singola bacca sono eccezionalmente simili nell’avere tutte le qualità superiori che si possano desiderare in un’orchidea. La pianta in sé si fa notare per la sua vigoria nella crescita e quindi e conseguentemente è meno difficile di molte altre da coltivare. I fiori hanno tutte le caratteristiche desiderabili di una bella orchidea. I larghi petali e sepali hanno una bella forma e portamento e il labello porta un bordo gradevolmente increspato.” Alcuni incroci di Cattleya a fiore bianco prima della Bow Bells hanno prodotto buone varietà, ma con la Cattleya Bow Bells quasi tutte le piante erano degne di un premio.

Dopo aver assegnato 49 premi, inclusi 18 Awards of Merit e 5 First Class Certificates alle prime piante esibite, i giudici dell’American Orchid Society decisero che non era più il caso di dare ulteriori premi addizionali a Cattleya Bow Bells. Furono tutti d’accordo. Cattleya Bow Bells era di fatto un ibrido molto semplice. Si trattava infatti di un incrocio di un ibrido secondario (Cattleya Edithiae) con uno dei parentali che lo aveva generato, che a sua volta era un ibrido primario ( Cattleya Suzanne Hye : C. gaskelliana x C. mossiae).

C. gaskelliana x C. mossiae = Cattleya Suzanne Hye

C. Suzanne Hye x Cattleya trianae = Cattleya Edithiae

C. Edithiae x C. Suzanne Hye = Cattleya Bow Bells

La storia della Cattleya Bow Bells non è solamente un racconto di un grazioso ibrido di Cattleya a fiore bianco, ma come molte altre storie porta con se elementi romanzeschi, di tristezza e intrigo.

Il nome dell’ibrido fu assegnato in onore delle campane (bells) della chiesa di St. Mary-Le-Bow, una chiesa del Financial District di Londra, non lontano dalla cattedrale di St. Paul, nel cuore della città. Quella chiesa per i londinesi era uno status symbol in città perché si diceva che era un perfetto londinese con la L maiuscola solo chi poteva fregiarsi dell’onore di svegliarsi al suono delle sue campane. La chiesa poi fu barbaramente deturpata dai bombardamenti tedeschi durante la seconda guerra mondiale e subito dopo gli anni ’50 la chiesa chiedeva fondi per essere ristrutturata; Black and Flory nominò il proprio ibrido con quel nome con l’intento di raccogliere fondi per ripararla e, forse, ad eterna memoria della rinascita della chiesa, a sua volta simbolo della rinascita della città di cui era rappresentante. L’ibrido in questo modo è certamente un onesto tributo ad una grande città.

Ma c’è anche la triste storia di uno dei genitori dell’ibrido, la Cattleya Suzanne Hye. La pianta era così eccezionale a tal punto protetta e preziosa che Black and Flory fece di tutto affinchè non gli capitasse nulla.

Quando fu chiaro che la Germania stava progettando di invadere la Gran Bretagna, negli anni quaranta del secolo scorso, Black and Flory presero l’inusuale decisione di spedire tutte le piante di quell’ibrido in America, dove potessero essere al sicuro negli States, a circa 3000 miglia dalla zona di guerra; il viaggio verso la salvezza però, probabilmente, non era scritto nel destino della pianta e, caso vuole, la nave che trasportava centinaia di Cattleya Suzanne Hye fu silurata da un sottomarino tedesco. La nave sprofondò sul fondo dell’Oceano Atlantico e il prezioso carico andò perduto per sempre: nessuno più avrebbe potuto ricreare nuovamente nuove piante di Cattleya Bow Bells. Questo inizialmente non fu accolto come una disgrazia, visto che l’ibrido era stato creato ma non se ne conosceva il fiore.

Quando sei anni dopo, nel 1945, l’ibrido ottenuto fiorì per la prima volta e destò un tale clamore al ‘Meeting of the Trustees’, i vivaisti iniziarono a preoccuparsi di come recuperare il famigerato genitore che aveva generato il tanto desiderato ibrido. Questo fu subito un problema. Questo perché molte delle piante di Bow Bells erano geneticamente triploidi e questo suggeriva che i due parentali che l’avevano generata fossero rispettivamente un tetraploide e un diploide ( 2+4=6/2=3). Dal momento che i triploidi sono generalmente sterili e non possono essere quindi usati per ottenere nuovi ibridi, tutti erano convinti che la storia era giunta ad un punto di non ritorno, e la produzione di Bow Bells era finita per sempre.

Infatti i breeder si trovavano in mano un ibrido triploide con buona approssimazione sterile (C. Bow Bells), l’unico genitore fertile (tetraploide) stava sul fondo dell’Oceano Atlantico ( C. Suzanne Hye) e il genitore rimanente ( diploide), era teoricamente fertile ma, se incrociato con l’ibrido sterile (backcross), oltre che ottenere un qualcosa di non ben definito che magari nulla aveva a che fare con l’ibrido di interesse, non avrebbe probabilmente dato comunque prole fertile. Tutti cominciarono a pensare il peggio.

Anche se la fertilità delle piante triploidi è notoriamente bassa, la Cattleya Bow Bells pare rappresentasse un’eccezione. Fu così che un numero di Bow Bells che facilmente si può contare sulla punta delle dita, in assenza di alternative valide, furono adoperate come genitori di una lunga discendenza di ibridi. Su questi incroci non abbiamo tutti i dati che potremmo desiderare, ma sembra che gli incroci abbiano avuto successo.

L’inconsueta fertilità di questi individui triploidi di Bow Bells pare indicare che sono più atte a formare gameti con numero cromosomico non ridotto di molte altre triploidi e di formarli con maggiore abbondanza. Quel gruppetto di piante miracolate rappresentavano l’unica possibilità di riprodurre nuovamente l’ibrido tanto agognato, che sarebbe stato però a questo punto creato tramite l’incrocio di due esemplari di Cattleya Bow Bells, unici e indiscutibili antesignani dell’intera linea di Cattleya Bow Bells che è arrivata fino ai giorni nostri.

La cattleya che portava l’onore di Londra era stata salvata e noi oggi ancora possiamo apprezzare questo discreto sforzo portato avanti da umili studiosi della bellezza.

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