Basi colturali per la coltivazione delle mini Cattleya

Basi colturali per la coltivazione delle mini Cattleya

di Alan Koch, traduzione a cura di Dario Fella – Foto di Vito Viganò

Estratto dall’ articolo “My addiction to Miniature” di Alan Koch pubblicato da Orchids nel Giugno 2007

La maggiore parte degli ibridi di orchidee sono più facili da far fiorire, e di solito fioriscono più spesso rispetto alle specie da cui derivano. Cattleya luteola e Laelia pumila sono entrambi facile da coltivare, ma la maggior parte delle persone le coltivano in troppa luce; la luce sembra essere il motivo principale per il quale le persone non riescono a far fiorire la mini cattleya.

Quando si coltivano sui davanzali delle finestre, le piante devono essere il più vicino possibile alla finestra, senza che le foglie risultano calde al tatto nel momento più caldo della giornata, evitando di lasciarle su tavoli che distano piu di un metro dalla finestra, o che sono al centro di una sala.

E’ preferibile una finestra esposta a sud o est, anche se a volte può funzionare anche una finestra esposta ad ovest, se non si riscalda troppo. Quando si coltiva sotto la luce artificiale, consiglio di avvicinare progressivamente le piante alla luce finché le foglie non siano più fresche al tatto. Questo comunemente si chiama il “Touch test”, ovvero “test del tatto”. In altre parole indica quando la pianta raggiunge la massima intensita’ di luce che può utilizzare. Se le foglie sembreranno calde al tatto significhera’ che la pianta non e’ più in grado di assorbire abbastanza acqua per rinfrescarsi; questo test può essere applicato anche alla coltivazione in serra.

Molte mini cattleya, quando ricevono troppa luce. hanno le foglie che diventano rosse; questo e’ causato da un accumulo del pigmento di anthocyanin nelle foglie. É anche vero che se coltivate con bassa umidità le piante non possono assorbire la stessa quantità di luce, quindi, quando si coltiva all’interno raccomandiamo vivamente l’uso di vassoi o umidificatori elettrici per aumentare l’umidità.

Cercate di mantenere un’umidità del 60% cosicche’ le piante non si asciugano troppo velocemente; non c’è bisogno di vaporizzare le piante se coltivate in casa perché i vassoi sono molto più efficiente nel mantenerle l’umidita relativa intorno alla pianta.

Cattleya aron gold x siam vichit

Laelia dayana

Se le orchidee sono coltivate in serra bisogna spruzzarle con acqua solo la mattina per assicurarsi che si asciughino per la sera, inoltre evitare di lasciare acqua ristagnante nei sottovasi delle piante, le cattleya non amano essere coltivate con “i piedi bagnati”.

Nel vivaio l’annaffiatura è una delle cose più importanti, e anche la cosa più difficile da insegnare ad un neofita. La nostra acqua e’ dura e la maggiore parte delle mini cattleya trovano difficoltà a crescere se c’è accumulo di sali nel substrato, utilizziamo a questo scopo un lungo ciclo di acqua come un inaffiamento per circa un mese (spesso chiamato “Leach watering”).

Lasciamo che gli impianti spruzzino sulle piante per un periodo di 30-40 minuti, come regola generale, più è dura l’acqua, più lungo dovrebbe essere il ciclo.

Per le diverse specie che coltiviamo, che sono piu’ sensibile ad un accumulo di sali nel substrato, teniamo delle bottiglie di acqua distillata che versiamo nei loro vasi dopo l’annaffiatura.

La ventilazione è anche importante nel determinare in quanta luce si può coltivare le piante. Se si ha una buona ventilazione nell’area di coltivazione le piante saranno in grado di gestire più luce. Abbiamo ventilatori accesi 24 ore al giorno che aiutano le piante ad asciugarsi più in fretta e a prevenire le malattie. Le piante sono organismi viventi che respirano e beneficiano da aria in movimento. La maggiore parte delle mini cattleya crescono meglio se si fà in modo che tra una annaffiatura e l’altra il vaso asciughi bene; un ventilatore è molto prezioso, ma usatelo in proporzione all’area di coltivazione, una leggera brezza è quello che dovete cercare di duplicare e non un uragano.

La concimazione distinguerà i coltivatori bravi da quelli eccellenti. Innaffiamo sempre le nostre piante prima di concimarle, utilizziamo una rotazione di cinque settimane per tutto l’anno. Nella prima settimana saturiamo le piante con un concime bilanciato, utilizziamo una miscela che abbiamo sviluppato per la nostra acqua, comunque, se avete una piccola collezione, suggeriamo una formula NPK 20-20-20, se invece avete una collezione grande e acqua buona, suggeriamo la formula del “Michigan State University” (MSU) per acqua prodotta con l’osmosi inversa e se la vostra acqua è dura, potete provare la formula MSU per acqua di pozzo.

Durante la seconda settimana applichiamo un misto di micronutrienti come concime fogliare dopo l’annaffiatura; la concimazione fogliare avviene sotto la foglia quindi è importante spruzzarla sotto le foglie delle piante. Utilizziamo uno spray generale che non è in vendita al pubblico, comunque per il coltivatore in casa possiamo raccomandare Floral Micro e Floral Micro per acqua dura, della General Hydroponics che sono altamente concentrati e purificati per la micronutriz

Nella terza settimana torniamo alla saturazione con un concime bilanciato, è importante notare che la macronutrizione di elementi come nitrogeno, potassio, fosforo, calcio e magnesio viene meglio assorbito dalle radici delle vostre orchidee, mentre i micro elementi sono assorbiti più efficaciamente dagli stami situati sotto le foglie.

Durante la quarta settimana torniamo alla concimazione fogliare delle macronutrienti, ma questa volta aggiungiamo un estratto di alghe marine; Sea Kelp aiuta l’assorbimento dei nutrienti e contiene vitamine e ormoni che danno supporto e rinforzano mantenendo le piante in buona salute.

Nella quinta settimana facciamo soltanto annaffiature per “leaching”, dalla tarda primavera fino all’inizio dell’ autunno usiamo il concime a pieno dosaggio, durante l’altro parte dell’anno riduciamo le dosi a tre quarti perché non abbiamo la stessa intensità di luce. Verso la metà dell’inverno scendiamo a meta dosaggio.

Per evitare l’accumulo di sali nel substrato, rinvasiamo le piante ogni due anni, utilizzando se possibile sfagno di alta qualità dalla Nuovo Zelanda; utilizziamo una tecnica denominata “a colletto”, avvolgiamo con le fibre lunghe del muschio il rizoma e la parte superiore del panetto di radici in modo che entri appena nel vaso di terracotta e la parte inferiore del vaso resti vuota a parte poche radici.

Altre miscele funzionano bene basta includere un pò di materiale organico.

Laelia millerii

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