Orchidee al CFP di Varese 2017

Tutti a scuola di orchidee gli aspiranti cuochi, florovivaisti e pasticceri dell’Agenzia Formativa di Via Monte Generoso

Ad oggi considerati tra i fiori più eleganti e raffinati, largamente impiegati da stilisti e vetrinisti, le orchidee sono ritenute dai più simbolo assoluto di fascino e leggiadria.

Le orchidee, da considerarsi le piante che occupano il gradino più alto della scala evolutiva vegetale, hanno messo in atto le strategie evolutive più diverse: quelle che vengono impollinate dalle falene profumano solo di notte, quelle che devono attirare le mosche puzzano di carne in putrefazione tutto il giorno. Ne esistono di colori e forme diversissime e sono diffuse su tutto il globo.

Queste sono solo alcune delle curiosità che il Dr. Gioele Porrini, Socio Consigliere di A.L.A.O. (Associazione Lombarda Amatori Orchidee) ha raccontato ai ragazzi delle classi 1, 2 e 3 del corso di Operatore Coltivazioni arboree, erbacee e ortofloricole, e alle classi seconde dei corsi di Operatore panificazione e pasticceria e Operatore della ristorazione e preparazione pasti del CFP di Via Monte Generoso, (VA).

 

Nel 1800 gli esploratori inglesi setacciarono in lungo e in largo le loro colonie in tutto il mondo in cerca di un qualche nuovo esemplare, di una pianta rara che li avrebbe resi ricchi e famosi. A inviarli era spesso la regina in persona o gli esponenti dell’alta nobiltà che, con il collezionismo, contribuivano a mantenere alto il prezzo di mercato delle orchidee. Spesso il mecenate era qualche principessa che desiderava avere un fiore che recasse il proprio nome, come è il caso della Eulophiella elisabetae, così battezzata in onore della regina Elisabetta di Romania. Ancora oggi, infatti, chi si imbatte in un’orchidea mai scoperta prima può battezzarla come ritiene, nel passato suscitando invidie anche molto forti.

Stupisce sapere che a Varese si coltiva il 60% delle orchidee botaniche italiane, ovvero delle specie selvatiche così come si trovano in natura e stupisce altresì sapere che Varese ospita due dei cinque coltivatori italiani di queste piante, la Floricoltura Riboni Alfredo e l’Orchideria di Morosolo.

E ancora le orchidee non finiscono di stupire: troviamo infatti L’Epidendrum ciliare, un’orchidea che profuma di dentifricio solamente di notte perché è impollinata dalle falene, la Rhizanthella gardneri, un’australiana che vive e fiorisce sottoterra, il Grammatophyllum speciosum, l’orchidea più grande del mondo che può raggiungere i 3 metri e mezzo di altezza, o la Platystele jungermannoides, la cui pianta adulta è poco più grande di una moneta da 1€.

 

E infine le orchidee arrivano sulla nostra tavola, come la Vaniglia, conosciuta e apprezzata già dagli Aztechi, o la Jumellea fragrans, materia prima per preparare il raro e raffinato tè Bourbon che era solito essere sorseggiato nei salotti francesi mentre le signore ascoltavano sbigottite i racconti eroici dei cacciatori di orchidee appena ritornati dalle spedizioni nel folto della giungla.

E così, partendo proprio dal cuore delle foreste tropicali fino ad arrivare alle vetrine dei nostri fiorai, il relatore ha accompagnato gli studenti in un appassionante viaggio nella storia di uno dei fiori che più ha stupito artisti e scienziati di ogni luogo in qualsiasi epoca. L’intervento è stato poi arricchito da una piccola esposizione di esemplari particolari che hanno subito attirato la curiosità dei ragazzi increduli di fronte a tali stranezze botaniche.

E così, ancora una volta, uno dei fiori più misteriosi ed eleganti che sia mai comparso nella storia, ha colpito con il suo fascino gli occhi increduli anche dell’uomo moderno.

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