Deflaskiamo: corso pratico on-line 2020

Durante questo webinar, il socio ALAO Martino Figini spiega tutti gli accorgimenti per deflaskare con successo le giovani orchidee dalla beuta e per ambientarle gradualmente al nuovo ambiente di coltivazione.

 

Durante il periodo di lockdown tutte le attività e gli incontri dedicati al mondo delle orchidee sono mancati, ma l’ALAO non si è fermata e ha attivato un tavolo di lavoro a distanza: il deflask delle beute delle orchidee, supportato e capitanato dalla grande esperienza di Martino Figini.

Grazie a questa esperienza impegnativa e intrigante, che ha visto una grande partecipazione, il webinar è diventato un nuovo canale di formazione e intrattenimento che permette all’ALAO di raggiungere i soci e gli appassionati ovunque, abbattendo le frontiere. Continueremo a mantenere questo approccio per permettere a tutti di avere sempre il meglio e di poter partecipare agli eventi e agli incontri indipendentemente dalle distanze.

Prima del webinar che ha permesso a tutti di vedere concretamente cosa bisogna fare e quali passaggi fondamentali sono necessari per ottenere il miglior risultato e la massima soddisfazione, siamo partiti con la raccolta delle adesioni per l’acquisto delle beute e la ricerca di un fornitore che fosse disponibile a spedire a ogni socio il materiale necessario.

Dopo più di un mese di lavoro da parte di tutto il direttivo ALAO, ecco arrivare i pacchi dalla Germania contenenti le sospirate fiasche.

Adesso siamo tutti pronti per deflaskare e seguire con tanta pazienza la crescita delle nostre piccole piantine con la speranza di avere tanti begli esemplari da scambiare con gli altri soci, di arricchire così le nostre collezioni e, perché no, un giorno vederle con tanto orgoglio fiorire. La domanda ora sorge spontanea: come si deflaska e cosa ci serve?

  • Substrato;
  • Vaschette di plastica bucate, vanno benissimo quelle della frutta o verdura;
  • Fungicida a largo spettro, per esempio triazolico, oppure a base di propamocarb e/o fosetil alluminio;
  • Pinzette;
  • Una bacinella con l’acqua tiepida;
  • Una scatola di plastica trasparente con coperchio.

Partiamo dal substrato. Ci sono varie teorie: chi usa bark molto piccolo, chi usa un mix di inerte, chi usa sfagno. Io personalmente ho preferito il mix di inerte di Martino costituito da agriperlite, lapillo di grana media (8-15 mm) e pomice, con i componenti in parti uguali. Questo mix va lavato molto bene per togliere tutta la terra e la polvere di deposito. Una volta che abbiamo tutto il materiale necessario possiamo iniziare il deflask.

Se le beute sono in plastica, non ci sono problemi nella fase di apertura; se sono di vetro, dovrete romperle in uno straccio, avendo cura di non danneggiare le piantine al suo interno.
Mettete il fungicida nell’acqua tiepida con dosi dimezzate rispetto al bugiardino. Immergete per qualche minuto le piantine che avrete tolto con delicatezza, usando la pinzetta, dal substrato. Questa procedura è molto importante in quanto aiuta le piccole piantine a essere introdotte in un ambiente non più sterile: infatti sin dalla semina hanno vissuto e sono state maneggiate in ambiente controllato, con l’operazione di desflask vengono a contatto con il mondo esterno e i funghi sono le prime insidie con cui si dovranno confrontare.

Questo bagnetto darà loro un’arma in più nell’adattamento al nuovo ambiente. Lavatele bene per eliminare i residui del medium di coltura e poi mettetele ad asciugare su carta assorbente.
Quando saranno asciutte (5-10 minuti dopo) saremo pronti a inserirle nel mix di substrato che abbiamo preparato all’interno delle vaschette di plastica bucate. Alle piccole orchidee piace stare vicine, quindi abbiate cura di non distanziarle troppo: fate un piccolo buchino sufficiente per inserire le radici nel substrato e inserite la piantina coprendo leggermente le radici con nuovo substrato.
Quando la vostra vaschetta sarà completata, andrà inserita nella scatola trasparente con dell’acqua sul fondo: in questa fase della crescita le piante assorbiranno l’acqua dal substrato che rimarrà sempre umido grazie all’acqua di deposito; non bagnate dall’alto e non bagnate le foglie: il rischio più grande è che marcisca tutto.
Chiudete il coperchio e posizionate la scatola in un posto luminoso e caldo.

La scatola sarà aperta quotidianamente, aumentando il tempo di apertura di giorno in giorno, fino a quando, nel giro di venti giorni, la scatola rimarrà definitivamente aperta. Questo processo è necessario per far ambientare le orchidee in quanto esse hanno vissuto fino al momento del deflask in un luogo controllato dal punto di vista sia dell’umidità sia delle avversità esterne; uscendo dalle beute hanno bisogno di ambientarsi gradualmente.

Finito l’ambientamento, saranno posizionate in un luogo con la temperatura e l’umidità idonea alla specie di orchidea che avete deflaskato, collocando la pianta su un piattino, dove verrà lasciata poca acqua, in modo tale da soddisfare le esigenze idriche dell’orchidea; è necessario però lasciare asciugare un po’ il substrato tra una annaffiatura e l’altra. Se
decidete di bagnare dall’alto, ricordatevi di non bagnare le foglie.

Le piante rimarranno in questa collocazione per circa un anno, dopo di che potrete separarle e rinvasarle singolarmente. Naturalmente se il contenitore dovesse diventare troppo piccolo potete sostituirlo con uno appena più grande, trasferendole tutte insieme.

Una volta che avrete spostato le vostre piccole piantine nei vasetti potrete continuare a curarle come avete sempre fatto e attendere che crescano e fioriscano.

Se vi state chiedendo quali siano i tempi di attesa per godervi il frutto dei vostri sforzi la risposta è almeno 3 o 4 anni, quindi armatevi di sana pazienza e godetevi l’attesa, perché come diceva Gotthold Ephraim Lessing: «L’attesa del piacere è essa stessa il piacere».

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